Si è attestata al 46% l’affluenza alle urne di ieri, domenica 22 marzo, prima delle due giornate in cui è possibile votare per il referendum sulla riforma della magistratura. Il dato è alquanto disomogeneo, con differenze notevoli tra le Regioni: a registrare l’affluenza più alta è stata l’Emilia-Romagna (53,7%), seguita da Toscana (52,5%) e Lombardia (51,8%), mentre Sicilia (35%), Calabria (35,7%) e Campania (37,8%) segnano il dato più basso. Il dato è il più alto tra gli ultimi referendum realizzati in Italia: nel giugno 2025, per i referendum abrogativi, non raggiunse il 30%, mentre nel 2022 superò appena il 20%. Il dato rimane comunque ancora parziale: gli elettori potranno infatti recarsi alle urne anche oggi, lunedì 23 marzo, fino alle ore 15.
Il referendum è confermativo, ovvero non è necessario raggiungere il quorum affinchè il voto sia valido. I cittadini sono chiamati a votare per confermare la legge costituzionale n.253/2025, che intende riformare la magistratura – approvata in Parlamento con la maggioranza assoluta dei voti, ma che non ha raggiunto il quorum dei due terzi dei membri per ciascuna Camera, motivo per il quale è stato indetto il referendum. Votando “sì” si voterà a favore delle nuove disposizioni, che modificano sette articoli della Costituzione; con il “no” ci si opporrà alla riforma. Il voto non influenzerà tempi ed efficienza amministrativa, ma solamente la riorganizzazione delle modalità lavorative della magistratura.
Nel caso in cui vincesse il Sì, verrà istituito un Consiglio Superiore dei Giudici (magistrati giudicanti) e un Consiglio Superiore dei Pubblici Ministeri (magistrati requirenti), che si occuperanno del governo delle carriere. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare sovrapposizioni tra funzioni amministrative e giurisdizionali. I Consigli sarebbero inoltre non più composti da giudici non eletti in modo diretto, bensì sorteggiati. Il cambio è stato proposto da Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di superare le “correnti interne”, ognuna delle quali ha una propria visione circa il ruolo della magistratura ed esercita un’influenza affinchè quella visione sia dominante. I sostenitori del No, tuttavia, ritengono che il sorteggio dequalifichi l’istituzione, sollevando problemi di responsabilità e competenze, senza assicurare l’effettivo superamento delle correnti. Per comprendere ragioni del Sì e del No e cosa cambia in caso di vittoria di uno o dell’altro, vi rimandiamo al nostro approfondimento dedicato alla questione.




