venerdì 20 Marzo 2026

ENI festeggia la guerra: balzo in borsa e cedola straordinaria per gli azionisti

La guerra in Iran sta causando una delle crisi energetiche maggiori degli ultimi anni, ma – come in ogni crisi – c’è sempre chi festeggia. A farlo sono le aziende collegate al settore dell’energia, tra cui spicca l’italiana ENI. Quest’ultima, il giorno dopo essersi assicurata contratti in Venezuela, Indonesia e Libia, ha presentato il nuovo piano strategico per il prossimo quinquennio, che prevede investimenti per 5 miliardi l’anno. Per il 2026, l’azienda proporrà un dividendo di 1,10 euro, in aumento di circa il 5%, e un programma di riacquisto di azioni proprie inizialmente fissato a 1,5 miliardi di euro. Se inoltre, sulla scia della guerra in Iran, il prezzo del petrolio rimarrà superiore a 90 dollari al barile, l’azienda distribuirà sotto forma di dividendo straordinario il 100% del flusso di cassa aggiuntivo. Una decisione che segue l’andamento delle azioni del colosso energetico, cresciute del 26% nell’ultimo mese, prima sulla scia dell’azione militare americana in Venezuela e poi del balzo del prezzo del petrolio inaugurato dall’aggressione all’Iran.

Alla base del piano strategico, illustrato dall’ad Claudio Descalzi alla comunità finanziaria, c’è il «migliore portafoglio di progetti Exploration & Production (E&P) nella storia della Società», capace di garantire una crescita della produzione del 3-4% annuo fino al 2030. «Non siamo mai stati così forti», ha affermato Descalzi, spiegando come la strategia sia fondata sulla «coerenza» nel quadro di un «contesto di mercato incerto e volatile». Grazie al controllo dei costi e a un programma di investimenti ridotto rispetto al passato, il gruppo prevede di generare un flusso di cassa operativo di 71 miliardi nell’arco del piano, con un tasso di crescita medio per azione del 14% fino al 2030. L’indebitamento finanziario, misurato dal rapporto tra debito e capitale, è atteso tra il 10 e il 15%, sui minimi storici.

La novità più importante è costituita dal potenziamento della remunerazione degli azionisti. Oltre al dividendo ordinario in crescita e al buyback (riacquisto di azioni proprie) da 1,5 miliardi, ENI ha introdotto un meccanismo che lega i profitti all’andamento del mercato. «Per scenari di prezzo del greggio particolarmente elevati (cioè superiori a 90 dollari al barile, oppure per incrementi del 50% del prezzo del gas o del margine di raffinazione) – ha continuato l’amministratore delegato – prevediamo di distribuire il 100% del cash flow addizionale in forma di dividendo straordinario», che sarà corrisposto nell’ultimo trimestre dell’anno. Un «chiaro segnale della nostra coerenza nella politica dei dividendi e nella remunerazione», ha detto Descalzi.

L’esecuzione del piano, ha spiegato il numero uno di ENI, ha già prodotto «performance eccezionali nel 2025» e si avvale di operazioni di portafoglio come quella in Indonesia, dove la joint venture Searah con Petronas unisce asset upstream in Malesia e Indonesia, e quella in Venezuela, dove il gruppo ha recentemente stretto un accordo per lo sfruttamento di giacimenti di gas. «In Venezuela ci sono opportunità nel gas. Abbiamo recentemente stretto un accordo che include anche l’opportunità di esportazione di una parte consistente di questo gas», ha affermato Guido Brusco, Chief Operating Officer Global Natural Resources di ENI. In contemporanea, si assiste a una valorizzazione delle società satellite: Plenitude, che sarà deconsolidata dai conti con l’ingresso di Ares Management, mira a raggiungere 15 gigawatt di rinnovabili al 2030; Enilive punta a triplicare l’Ebitda nello stesso periodo.

Interpellato sugli effetti della guerra in Medio Oriente, Descalzi ha minimizzato la portata delle potenziali conseguenze su ENI, dichiarando che l’esposizione allo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il trasporto petrolifero, è «marginale, tra il 2‑3% della nostra produzione, e in termini di cash flow ed Ebit abbiamo più progetti in sviluppo che in produzione». Insieme ai numeri del piano, tale comunicazione ha prodotto il decollo del titolo in borsa, che ha registrato un rialzo del 2,5%. Così, mentre i cittadini italiani si trovano alle prese con l’aumento dei costi dell’energia – in particolare il caro carburante – e il governo italiano cerca modalità per ridurre i prezzi alla pompa, la principale azienda estrattiva italiana, proprietaria dello Stato stesso, canta vittoria, preparandosi a distribuire ai suoi azionisti utili record.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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