mercoledì 11 Marzo 2026

Il caso della famiglia nel bosco: un’occasione mancata per pavidità e opportunismo politico

No, non riguarda il rapporto tra stato e famiglia o tra Potere e Magistratura, e non è certamente una contrapposizione tra vita idilliaca nei boschi e vita cittadina. Né le destre né le sinistre sembrano interessate a portare alla luce i veri nodi irrisolti alla base di questa vicenda che ha spaccato in due l’opinione pubblica. Nodi che vanno molto al di là del caso singolo della famiglia del bosco. Ma per capire fino in fondo la posta in gioco bisogna fare un passo indietro. E risalire alle origini del Tribunale dei Minorenni.

Il Tribunale per i minorenni nasce nel 1934, durante il regime di Benito Mussolini. La legge è il Regio Decreto-Legge n. 1404. Non nasce né era stato pensato come un tribunale normale: l’idea di fondo era che lo Stato potesse fungere da  «padre dei minori» quando la famiglia era considerata inadeguata.

Fin dall’inizio si decide che i procedimenti debbano essere riservati, senza stampa e senza pubblico. L’idea era proteggere i minori dal disonore pubblico. Ma la conseguenza è che il sistema nasce fin dal suo esordio come poco soggetto a un controllo esterno.

Il giudice, inoltre, non è solo un arbitro tra due parti, ma una figura che decide cosa è meglio per il bambino. E prende le sue decisioni non solo in base a prove giuridiche, ma soprattutto in base a valutazioni sociali e psicologiche. 

A differenza però di una prova materiale (documenti, testimoni, fatti), le valutazioni psicologiche sono interpretative, si basano cioè su modelli teorici, e sono influenzate dall’esperienza e della formazione del professionista. 

Occorre innanzitutto ricordare che la psichiatria, la psicologia e la sociologia non sono scienze esatte, come la matematica, la fisica, la chimica, la biologia, scienze cioè che basano le loro teorie su risultati misurabili, replicabili e universalmente validi.

La psichiatria come la psicologia, invece, sono scienze speculative e interpretative, basano le loro teorie su fenomeni complessi e variabili, su modelli probabilistici e non su leggi universali. Al loro interno vi sono, e vi sono sempre state, correnti e scuole di pensiero molte diverse l’una dall’altra: basti pensare al diverso approccio tra freudiani, junghiani e adleriani, alle visioni contrapposte della psiche e dell’esistenza umana che sono alla base del cognitivismo, dell’approccio comportamentista, della psicologia psicodinamica e via dicendo. Ma che impatto ha tutto ciò? Due psicologi o due psichiatri possono leggere la stessa famiglia in un modo molto diverso. 

Entrando nello specifico della famiglia del bosco, psichiatri, psicologi, sociologi che si sono pronunciati sulla questione, riconoscono dei dati oggettivi di partenza: alcune criticità nella situazione abitativa della famiglia Trevallion, una scarsa alfabetizzazione dei minori, una certa «rigidità» nella personalità della madre dei bambini.

La famiglia Trevallion

Ma è nelle strategie terapeutiche proposte che emergono le differenze. Se per i periti nominati dal Tribunale dei Minori dell’Aquila è necessario allontanare i bambini dalla madre, la perizia realizzata della Asl Lanciano Vasto Chieti ritiene «indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva stabile, garantendo la continuità dei legami familiari quale elemento fondamentale per il superamento delle manifestazioni di disagio evidenziate nei minori».

Per Massimo Ammanniti, neuropsichiatra infantile e professore onorario alla Sapienza di Roma, la decisione di spezzare il nucleo familiare rischia di produrre effetti molto gravi sulla salute dei minori.  «Una decisione come questa si prende in situazioni estreme, quando il pericolo di maltrattamenti è concreto ed elevato». L’allontanamento è, infatti, una misura drastica, che lo Stato prende in considerazione solo come estrema ratio. Per una ragione molto semplice: il legame familiare non è un dettaglio. È una struttura emotiva fondamentale, un bisogno primario. Anche gli educatori più preparati e sensibili non possono sostituire una famiglia.  Un istituto non può colmare il vuoto dei legami familiari perduti. E se per migliorare alcune criticità emerse nella vita dei piccoli, si va ad infliggere un danno maggiore, la misura, come ha sottolineato anche la garante dell’infanzia, diventa sproporzionata.

Vittorino Andreoli, luminare della psichiatria, usa parole ancora più dure ed esplicite: lo sradicamento dal contesto familiare produce traumi così profondi da innescare lo sviluppo di gravi psicopatologie che compromettono ogni singolo aspetto della vita di un individuo. «Distaccare un figlio di quell’età dalla madre genera una dissociazione che, nella fase dell’adolescenza, promuove le condizioni della schizofrenia». 

Una psicopatologia talmente grave e invalidante che giustamente suscita terrore. E ha aggiunto: «Se non si ritiene che la madre sia “all’altezza”, allora si crei un sistema di supporto che le permetta di svolgere il suo compito».

La domanda sorge spontanea: qual è il bene maggiore? O per dirla in altri termini: qual è il male minore? Quale diritto del minore va maggiormente tutelato? A quale bisogna dare la precedenza? Cosa conta maggiormente per il benessere psico-fisico di un bambino? Gli affetti? La salute mentale? O il diritto all’istruzione? 

Naturalmente se la famiglia del bosco fosse una famiglia perfetta non sarebbe necessario prendere tali decisioni. Ma il Tribunale dei Minorenni non avrà mai a che fare, data la sua natura, con famiglie ideali. Una sovrastima delle criticità inziali può produrre effetti devastanti. E allora ritorna la domanda: a quale esperto bisogna dare ragione?

Sebbene sia naturale chiedersi chi abbia ragione e chi abbia torto, questa domanda purtroppo non aiuta a inquadrare il vero problema.

Ognuno di noi, infatti, in base alla sua sensibilità e alle esperienze che hanno forgiato il suo carattere, sarà propenso ad accogliere più favorevolmente una tesi rispetto all’altra. Non esiste perito, figura professionale, psichiatra o esperto che in una certa misura non sia influenzato, in quanto essere umano, dal proprio background culturale, familiare, sociale.

Prendiamo ad esempio in esame la critica mossa alla famiglia Trevallion di non favorire lo sviluppo relazionale dei suoi figli. Naturalmente si può obiettare che la scuola non è l’unico luogo che favorisce la socializzazione. I bambini, si difendono i genitori, socializzano con i loro coetanei al di fuori dell’ambiente scolastico, frequentano i figli delle altre famiglie neo-rurali di Palmoli, fanno gite al parco, intessono relazioni che prescindono dall’ambiente-scuola. Ma il modo in cui tale difesa viene accolta è anche influenzato da qualcosa di molto personale: i ricordi scolastici legati all’infanzia e alla prima adolescenza. Chi non ha lieti ricordi della scuola primaria, chi è stato bullizzato e isolato, sarà più propenso ad accogliere favorevolmente le parole dei Trevallion. Chi al contrario ha avuto esperienze positive della scuola primaria tenderà a vedere nella non frequentazione scolastica dei piccoli Trevallion una grave perdita, una mancanza. 

Come si esce allora da tale cortocircuito? L’imparzialità e l’oggettiva assoluta non sono una prerogativa di noi esseri umani. Le nostre esperienze, il nostro vissuto, le scuole di pensiero a cui aderiamo orientano e plasmano le nostre opinioni, professionali e non, e influenzano le nostre decisioni. Non è realistico pretendere di mutare la nostra natura, ciò che invece si può fare è fissare delle modalità strutturali che promuovano una maggiore dialettica tra le parti, e limitino l’influenza del singolo e/o dei singoli sull’esito di un processo.

Ed ecco che ritorniamo alla struttura intrinseca del Tribunale dei Minorenni. Mentre nei normali processi il contraddittorio tra le parti bilancia e controbilancia agli occhi dei giudici le opinioni e i pareri delle parti in causa, nei processi per i minori, in Italia, il contradditorio, seppur presente, ha minor peso. Nella pratica ciò significa che il peso delle perizie e delle valutazioni degli esperti nominati dal Tribunale hanno de facto un peso vincolante. Ecco perché il modello italiano è definito come uno tra i più chiusi in Europa.

Bisogna ricordare infatti che nei casi di affido, allontanamento e sospensione della potestà genitoriale i giudici hanno un contatto molto limitato con le famiglie, e/o del tutto assente con i minori coinvolti. È facile colpevolizzare i giudici, o accusarli di scarsa sensibilità, ma quale giudice si assumerebbe la responsabilità di emanare un provvedimento che vada in opposizione ai suggerimenti formulati dai periti che il Tribunale stesso ha nominato? 

Quando poi come nel caso della famiglia del bosco è emerso che la psicologa incaricata di fare la perizia, aveva pubblicato su Facebook messaggi caustici nei confronti della coppia, la questione diventa ancora più problematica.

Nel modello garantista di tradizione anglosassone, invece, i processi dei minori hanno un impianto più simile ai processi normali: danno più spazio al contradditorio degli avvocati, vi è una minor discrezionalità nei poteri dei giudici e una maggiore trasparenza per i criteri che devono adottare per formulare decisioni tanto delicate. 

Un aspetto critico del modello italiano, infatti, riguarda proprio il tema della giustizia preventiva. I magistrati coinvolti nel caso della famiglia del bosco hanno ribadito che il loro intervento è, ed è stato, in funzione «dell’interesse del minore». Credo si possa affermare che tutte le parti coinvolte abbiano agito per preservare «l’interesse del minore», ciò che diventa problematico è stabilire cosa sia l’interesse del minore. Alcuni sostengono che il sistema italiano rischia di diventare troppo soggettivo, «perché» come sostiene Gustavo Sergio, presidente del Tribunale dei Minori di Napoli, «il giudice perde di vista il principio di legalità, ed abdica alla sua funzione di garante».

Nel modello garantista, invece, il principio guida è che l’allontanamento dai genitori va attuato solo quando c’è un rischio concreto per il minore, un pericolo tangibile. Detta in parole povere: più dati oggettivi e prove concrete e meno interpretazioni e analisi probabilistiche che riguardano spazi e tempi incerti come il futuro. Fissare dei criteri più definiti e vincolanti che regolamentino la sospensione della potestà genitoriale e le decisioni di allontanamento non significa sminuire il ruolo dei giudici e degli assistenti sociali, ma offrire a entrambi degli strumenti più precisi con cui orientarsi in situazioni di per sé fortemente complesse e problematiche.

Infine, c’è un ultimo punto che andrebbe affrontato e su cui da anni si discute: l’ascolto del minore coinvolto.

Il bambino, colui che più di tutti subisce il peso di tali decisioni, di rado ha la possibilità concreta di far valere la sua voce. Il bambino è oggetto di valutazioni, perizie, indagini, ma non soggetto parlante. C’è sempre qualcuno che si fa portavoce dei suoi interessi, dei suoi bisogni e delle sue necessità e che filtra la sua voce. Con le Convenzioni internazionali (ONU 1989), si è imposta, invece, la necessità di trattare il minore come titolare di diritti, non solo come oggetto di tutela. Eppure in Italia l’ascolto del bambino non viene sempre attuato. 

«Io credo» afferma Piercarlo Pazè, direttore della Rivista Minorigiustizia, che l’ascolto diretto, tanto nei procedimenti civili che penali, sia più importante ai fini della decisione di tante relazioni sociali o indagini psicologiche o testimonianze. Esso offre infatti la possibilità di “sentire” il disagio e/o l’abbandono del bambino e di raccogliere la sua opinione per individuare i progetti possibili. Un giudice deve essere capace di capire e di praticare l’ascolto, prima di determinare se recidere legami troppo deboli o malati oppure ricostituirli L’ascolto», conclude, «evita delle decisioni zoppe».

In definitiva il caso della famiglia del bosco, essendo diventato mediatico, avrebbe potuto esercitare una leva per gettare luce su questioni spesso sommerse e dimenticate dall’opinione pubblica. Tale interesse infatti è spesso la conditio sine qua non affinchè vengano attuate delle riforme su un sistema che ha ancora criticità irrisolte.

Invece le destre hanno deciso di cavalcare questa vicenda per muovere voti verso il sì nel referendum della giustizia, referendum che però non c’entra nulla e non avrà alcun impatto su questa questione specifica; mentre le sinistre si sono trincerate nella loro posizione, perché hanno visto nell’interesse delle destre un attacco alla magistratura.

Ma la vera questione di fondo, il funzionamento del Tribunale dei Minorenni, è stata ignorata da entrambe le parti. Non è neanche stata sfiorata. E ancora una volta si è perduta l’occasione di operare dei miglioramenti su un sistema che riguarda non solo la famiglia del bosco ma tante altre famiglie e i loro bambini. Ma per loro grande sfortuna i bambini non votano. E forse bisognerà attendere il prossimo secolo affinchè i loro bisogni possano essere messi davvero al centro.

Avatar photo

Guendalina Middei

Nata a Roma nel 1992, scrittrice appassionata di letteratura russa e cultura classica, collaboratrice di diverse riviste letterarie. Sui social la sua pagina Professor X è un punto di riferimento per oltre cinquecentomila lettori. Autrice di diversi libri e romanzi, l'ultimo dei quali è "Sopravvivere al lunedì mattina con Lolita" (Feltrinelli, 2025).

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

1 commento

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria