sabato 7 Marzo 2026

Gli italiani spendono oltre 5 miliardi per le cure fuori casa: è la cifra più alta di sempre

Nel 2023 gli spostamenti interregionali per le cure hanno raggiunto il loro massimo storico, con una spesa complessiva di 5,15 miliardi di euro. Lo ha attestato il nuovo rapporto della Fondazione Gimbe, presentato in occasione dell’apertura del trentennale dell’ente, disegna una geografia sanitaria a due velocità, evidenziando le pesanti conseguenze sui bilanci familiari e sull’equità del Servizio Sanitario Nazionale. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano da sole il 95% del saldo attivo complessivo, mentre Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna assorbono quasi l’80% del passivo. La Fondazione avverte che, ormai, per centinaia di migliaia di cittadini la mobilità sanitaria non è più una scelta, ma una necessità.

«I saldi regionali – ha dichiarato il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione del Lazio. La mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria: il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». Il rapporto mostra come la mobilità attiva, ovvero i crediti vantati dalle Regioni che curano malati provenienti da altri territori, vede ai primi posti Lombardia (23,2% del totale), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, la mobilità passiva – i debiti contratti verso altre Regioni per far curare i propri assistiti – grava in particolare su Lazio, Campania e Lombardia, ciascuna con oltre 400 milioni di euro di esborso. In termini di saldo, spiccano i positivi rilevanti di Lombardia (645,8 milioni), Emilia-Romagna (564,9 milioni) e Veneto (212,1 milioni), mentre i passivi più pesanti toccano Calabria (-326,9 milioni), Campania (-306,3 milioni) e Puglia (-253,2 milioni).

La mobilità coinvolge per lo più ricoveri e prestazioni specialistiche: l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, Agenas, ha rilevato che circa l’80% della mobilità per ricoveri è «effettiva», cioè dipende dalla scelta del paziente; quella legata all’urgenza o alla discrepanza di domicilio vede invece quote assai più contenute. Per quanto concerne le prestazioni ambulatoriali, la mobilità riguarda in particolare terapie, diagnostica strumentale e analisi di laboratorio. Il dato più significativo è quello che vede oltre la metà del denaro investito fuori regione finire nelle casse di strutture private accreditate: 1.966 milioni (54,5%) contro 1.643 milioni (45,5%) destinati al pubblico. In Molise, addirittura, il privato assorbe il 90,2% della mobilità attiva. Seguono Lombardia (71,1%) e Lazio (63,8%). «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – spiega Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza».

Nelle scorse settimane, un altro importante report – pubblicato dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (CREA) – ha attestato come, nell’arco degli ultimi 40 anni, la spesa sanitaria privata delle famiglie italiane sia più che raddoppiata, attestandosi a una cifra pari a 43 miliardi di euro. Secondo la ricerca, nel medesimo periodo la copertura pubblica della spesa sanitaria è scesa dall’81% al 72,6%. Oltre il 70% dei nuclei familiari sostiene oggi costi di tasca propria, una quota cresciuta di 19 punti percentuali dagli anni Ottanta. L’aumento ha colpito soprattutto le famiglie più povere e meno istruite, che spendono fino al 6,8% del loro reddito in sanità, contro il 4,3% delle famiglie benestanti. La quota di spesa sanitaria privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è infatti cresciuta dal 27,6% al 37,6% dell’intera spesa privata, indicando un impatto regressivo.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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