Tra il 10 e il 12 marzo, il Cortina Sliding Center “Eugenio Monti” avrebbe dovuto ospitare i prossimi campionati italiani di skeleton e slittino. La competizione, tuttavia, non andrà in scena. A dare la notizia, successivamente confermata dagli enti coinvolti, è stato il Corriere delle Alpi, che ha menzionato «incognite e problematiche» che hanno investito la pista da bob simbolo delle Olimpiadi invernali del 2026, costata oltre 118 milioni di euro di soldi pubblici. Gravi criticità sono infatti emerse all’alba del 25 febbraio, quando un verbale di sopralluogo ha rilevato danni alla struttura per oltre un milione di euro. A qualche giorno dalla chiusura dei Giochi Olimpici, la notizia ha definitivamente avvalorato i dubbi sulla tenuta dell’impianto – da tempo bersaglio di forti polemiche per costi e impatto ambientale – che in tanti temevano avrebbe potuto finire inutilizzato.
Un dettagliato rapporto di 45 pagine, redatto dai tecnici di Simico (la Società Infrastrutture Milano Cortina 2026) subito dopo la conclusione dei Giochi sullo stato dell’infrastruttura, costata circa 120 milioni di euro e realizzata in tempi record, fotografa una situazione desolante. L’elenco dei danni riscontrati dagli autori del rapporto è molto lungo. Nello specifico, si va da manometri e tende di protezione della pista rotti a canaline e isolamenti danneggiati; non mancano poi tubi piegati, viti di fissaggio delle sponde allentate o del tutto assenti, ma anche scatole di derivazione divelte e quadri elettrici schiacciati. I tecnici hanno inoltre segnalato cavi elettrici lasciati volanti o addirittura tagliati, reti dei parapetti rovinate e danni a cartongessi e portoni. Non si tratta, come sottolineato da più parti, di un singolo guasto, ma di una serie di criticità diffuse che coinvolgono sia gli elementi strutturali sia quelli impiantistici. La struttura è stata trovata in condizioni definite di «quasi abbandono», con spazi lasciati «in assenza di qualsiasi pulizia, riordino o sistemazione del caso». Diversi locali, inclusa la fondamentale control room dell’edificio di arrivo, la quale custodisce apparecchiature dal valore di centinaia di migliaia di euro, sono stati rinvenuti aperti e non presidiati.
La complessa partita delle responsabilità vede ora coinvolte diverse realtà. L’impianto, dichiarato funzionante, era stato consegnato da Simico poco prima dell’evento a cinque cerchi all’amministrazione comunale di Cortina. Quest’ultima lo aveva poi affidato in gestione temporanea alla Fondazione Milano Cortina 2026 per i Giochi Olimpici, con l’impegno di riconsegnarlo in perfette condizioni entro il termine del mese di marzo. Interrogata sull’accaduto, la Fondazione ha risposto che il suo personale «sistemerà tutto nei tempi stabiliti». Gianluca Lorenzi, sindaco di Cortina, ha convocato un incontro urgente con Fondazione Milano Cortina, Simico e la direzione lavori della pista al fine di mettere mano a una verifica congiunta e quantificare correttamente i danni. Davanti alla stampa il primo cittadino ha voluto mostrare ottimismo, affermando di non avere dubbi sul fatto che «l’impianto verrà riconsegnato sistemato». A ogni modo, il sindaco ha confermato che la rassegna tricolore sarà annullata: «Avere i campionati italiani sarebbe stato bellissimo, soprattutto da un punto di vista della continuità: potevamo dare una dimostrazione tangibile del prosieguo. Ma oggi quello che dobbiamo fare è portare l’impianto al 100 per cento», ha dichiarato.
La posta da bob di Cortina ha rappresentato il caso più emblematico degli elevatissimi costi in termini economici, sociali e ambientali delle Olimpiadi. In fase di candidatura, nel 2019, l’impianto veniva indicato come già esistente, ipotizzando una semplice ristrutturazione a basso costo. La situazione è però degenerata quando due bandi per la costruzione di una nuova pista sono andati deserti nell’estate 2023, portando il CONI a valutare lo spostamento delle gare all’estero. Nonostante le proposte da Svizzera e Austria, i ministeri hanno insistito per una soluzione italiana, portando a un terzo bando a cui ha partecipato un’unica impresa. La nuova pista è così costata oltre 118 milioni di euro, cui si aggiungono milioni per demolizioni e opere accessorie, a fronte dei 47 milioni iniziali. A tutto ciò si è sommato l’onere della manutenzione annuale, stimata in oltre un milione, che ha riproposto una problematica già vissuta con l’impianto di Cesana Pariol, costato 110 milioni per Torino 2006, e ora in fase di parziale smantellamento.
[Crediti immagine di copertina: Giuseppe Giugliano/CONI]





Spero che chi ha lucrato con questa situazione possa spendere il maltolto tutto in medicine e ospedali!
Lo sapevo che era tutto un bluff…