Il bilancio è di 105 sì, 24 no e 21 astensioni; si tratta del primo voto sul disegno di legge sull’antisemitismo, approvato ieri dal Senato in prima lettura. Il testo della legge ha subito una modifica, con la soppressione dell’articolo 3, che prevedeva la possibilità da parte del governo di prescrivere lo svolgimento di manifestazioni «in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita»; rimane tuttavia l’adozione della definizione di “antisemitismo” proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance, che tra le varie cose definisce “antisemita” anche le critiche allo Stato di Israele. In precedenza, l’applicazione delle definizioni dell’IHRA ha portato a identificare come antisemiti ordinari episodi di protesta – tra cui murales con la scritta «Palestina libera», adesivi con l’acronimo RAI storpiato in «Radio Televisione Israeliana» e inviti a boicottare i prodotti israeliani.
L’approvazione del ddl antisemitismo da parte del Senato è arrivata ieri, mercoledì 4 marzo. In sede di votazione, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro, mentre la coalizione di destra, Azione e Italia Viva hanno votato a favore. Il PD, invece, si è diviso: una buona parte dei senatori ha preferito astenersi, mentre Graziano Delrio, Walter Verini, Sandra Zampa, Filippo Sensi, Alfredo Bazoli e Pier Ferdinando Casini, parte della cosiddetta “corrente riformista” – formata in parte da ex esponenti della Democrazia Cristiana – ha votato contro. Al termine della discussione, il tanto contestato articolo 3 non è stato approvato; esso prevedeva la possibilità di negare l’autorizzazione a una manifestazione anche nel caso in cui vi fosse un «rischio potenziale» per l’utilizzo di «simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita» riconoscibile come tale in base alla definizione dell’IHRA.
La medesima definizione, tuttavia, è stata adottata dal testo del ddl, e sono stati respinti gli emendamenti dell’opposizione che richiedevano di adottarne una diversa. L’IHRA definisce l’antisemitismo come «una determinata percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici». Secondo molti, tale definizione sarebbe troppo vaga e controversa a causa dei suoi riferimenti alle istituzioni. Tra gli esempi di atti antisemiti, la stessa IHRA porta le critiche all’esistenza di uno Stato ebraico, l’equiparazione di Israele al nazismo, o l’applicazione di «due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro Stato democratico». Così come formulate, tali casistiche potrebbero rendere tacciabile di antisemitismo chi professa la soluzione a uno Stato per la questione palestinese; inoltre, queste medesime definizioni sono spesso state usate dalle autorità israeliane per giustificare le proprie operazioni a Gaza. In diversi dei suoi discorsi, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che, approvando risoluzioni per chiedere di frenare le aggressioni nella Striscia e le annessioni in Cisgiordania, la comunità internazionale stesse applicando un doppio standard nei confronti di Israele.
In precedenza, la definizione dell’IHRA è stata utilizzata per definire antisemita ordinari atti di dissenso. Lo scorso anno, un rapporto del Fondazione CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), ripreso da molteplici media nazionali, elencava 877 episodi recenti di antisemitismo prendendo proprio la definizione dell’IHRA come riferimento. Tra di essi un murales con la scritta «Palestina libera»; un adesivo dove l’acronimo RAI veniva storpiato in Radio Televisione Israeliana; una scritta fuori da una scuola elementare che recitava «In Palestina i coetanei di tuo figlio muoiono sotto le bombe»; altri adesivi che invitavano a boicottare i prodotti israeliani e la scritta «AS Roma = Israele» vergata con la bomboletta su un muro del litorale romano, evidentemente da un tifoso laziale. Secondo il rapporto, rappresentavano casi di antisemitismo anche lo striscione “Intifada studentesca” degli studenti dell’Università di Torino, nonché il rifiuto da parte del Consiglio comunale di Pinerolo di conferire la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Il pericolo dell’adozione della definizione dell’IHRA, secondo molti, è quello di mettere al bando movimenti di dissenso come BDS, o legalizzare una sorta di censura preventiva nei confronti di eventi che possano venire inquadrati come antisemiti dalla vaga formulazione dell’IHRA, come successo nel 2023 al bassista e cantante Roger Waters in Germania.





… IsraHell …
Che brutta notizia. Tentativi inutili di imbavagliare le persone ma il sentimento rimane e permane.
Israele è un fomentatore di odio. Che siate maledetti sempre e per sempre.
Legge o no lo stato di Israele rimane uno stato terrorista e il nostro governo una banda di servi degli AmerCani e di Israele, senza nessuna vergogna ne coscienza, i peggiori dal dopo guerra ad oggi.
Proprio adesso queste facce di bronzo assassini di bambini venduti ad Israele e al delirio Imperialista Mondiale di poter fare qualunque male e poter imporre lo schiavismo ai più deboli, son da pena di morte e credetemi di loro e dei loro conoscenti, non resteranno nemmeno le ossa.