La guerra in Iran sembra star seguendo un copione già scritto e andato in scena meno di un anno fa, dagli attacchi contro Teheran giunti in un momento cruciale per i colloqui con gli USA sul nucleare, alle motivazioni che sembrano avere a che fare sopra ogni cosa con gli interessi strategici di Israele. E un dettaglio cruciale è emerso nelle scorse ore: esattamente come un anno fa, non vi sono alcune prove che l’Iran stia lavorando alla costruzione della bomba nucleare. A dirlo, di nuovo, è nientemeno che Rafael Grossi, capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
Grossi lo ha detto chiaro due volte, la prima in una intervista alla NBC: l’AIEA “non ha riscontrato elementi di un sistematico e strutturato programma di produzione di armi nucleari”. Lo ha poi ribadito chiaro in un tweet: “non vi sono prove che l’Iran stia costruendo una bomba nucleare”. Quello che preoccupa, riferisce il capo dell’AIEA, sono “le ingenti scorte di uranio arricchito“. Anche se questo “desta preoccupazioni”, non significa che l’Iran stia programmando di creare l’arma nucleare, ha specificato Grossi. Parole pressochè identiche a quelle pronunciate lo scorso giugno, quando l’agenzia smentiva l’esistenza di una minaccia reale iraniana in questo senso, contraddicendo quanto sostenuto dall’occidente – e da trent’anni di menzogne di Israele in merito.

Ma se è effettivamente l’uranio arricchito a preoccupare, c’è un ulteriore tassello da aggiungere. La sera del 27 febbraio scorso, subito prima dell’aggressione non provocata da parte di Israele e USA, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaid (che ha mediato i colloqui sul nucleare tra Washington e Teheran) ha dichiarato in un’intervista rilasciata a CBS che l’Iran ha accettato di non stoccare “mai e poi mai” il materiale necessario per creare una bomba nucleare. “Questo è un grande risultato, qualcosa di completamente nuovo. Se non è possibile stoccare materiale arricchito, non c’è modo di creare una bomba, indipendentemente dal fatto che si proceda o meno all’arricchimento”. Nelle parole del ministro Albusaid, insomma, l’Iran aveva accettato a rifiutare di stoccare uranio arricchito, materiale fondamentale per la creazione di una bomba nucleare. “Credo che questo sia un aspetto che è stato molto trascurato dai media e vorrei chiarirlo dal punto di vista di un mediatore”. A poche ore di distanza da questa intervista, le bombe israeliane hanno cominciato a cadere.
L’aggressione giunge di nuovo in quello che sarebbe sembrato un momento cruciale nei colloqui. D’altronde, è lo stesso segretario di Stato Marco Rubio a suggerire che gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a colpire l’Iran per via di un imminente attacco israeliano. “C’era sicuramente una minaccia imminente – ha detto Rubio alla stampa – e la minaccia imminente era che sapevamo che se l’Iran fosse stato attaccato – e noi credevamo che sarebbe stato attaccato – ci avrebbe immediatamente dato la caccia, e noi non avevamo intenzione di stare lì a incassare il colpo prima di reagire, perché il Dipartimento della Guerra aveva valutato che se lo avessimo fatto, se avessimo aspettato che ci colpissero per primi dopo essere stati attaccati – se Israele avesse attaccato – avremmo subito più vittime e più morti”. Una difesa “proattiva e difensiva”, insomma. Negli interessi di chi, non è dato saperlo.




