Alle prime luci dell’alba, le operazioni di polizia hanno messo fine alla mobilitazione degli attivisti al parco Mitilini-Moneta-Stefanini, nel quartiere Pilastro di Bologna. A partire dalle 6.30, agenti in tenuta antisommossa supportati da mezzi blindati hanno fatto irruzione nell’area occupata da giorni dal comitato MuBasta per opporsi alla costruzione del nuovo Museo dei bambini (Muba), un progetto fortemente promosso dall’amministrazione comunale. Secondo i manifestanti, il bilancio dello sgombero è di sei persone condotte in Questura e almeno un ferito, soccorso dal 118 e successivamente trasportato in ospedale. Decine di residenti si sono radunati sul posto per protestare contro l’intervento delle forze dell’ordine, dando vita a momenti di alta tensione.
Lo sgombero, rapido ma concitato, è sfociato in colluttazioni. I presenti hanno raccontato che, in seguito all’arrivo di un furgone dell’impresa incaricata dei lavori, la polizia ha circondato il campo occupato, obbligando gli attivisti ad abbandonare le tende con spinte e cariche. Gli agenti hanno poi smantellato le strutture del presidio. Nel frattempo, nuovi jersey di cemento venivano posizionati per delimitare l’area e i tir con i materiali edili si apprestavano a riallestire il cantiere. Nelle ore successive, a ogni modo, la situazione è rimasta calda, con circa venti attivisti che hanno manifestato davanti alla Questura contro i fermi, srotolando uno striscione con la scritta «Tutti liberi. Difendere un parco non è reato». Ad alcuni manifestanti è stato inizialmente negato di recuperare i propri effetti personali dalle tende rimosse.
La vicenda prende le mosse da quanto avvenuto nei giorni scorsi, quando il taglio di alcuni alberi per far posto al cantiere del Muba aveva scatenato le proteste del comitato. Nello specifico, gli attivisti hanno denunciato la perdita di verde pubblico, contrapponendosi all’ennesimo caso di cementificazione. Dopo l’abbattimento delle piante, i dimostranti avevano occupato lo spazio con tende e attività, arrivando a ripiantare gli alberi espiantati. La risposta del Comune era stata dura: l’assessora Matilde Madrid aveva parlato di «sabotaggio» per alcuni presunti atti vandalici, mentre il presidente del quartiere Andrea Serra aveva tentato una mediazione. Che, come dimostra lo sgombero di stamane, è evidentemente fallita.
Tra i feriti figura Sergio Spina, ex capogruppo di Rifondazione comunista in Provincia, che ha riportato un infortunio alla spalla. «Ho allungato un braccio per ripararmi, per frenare l’impeto con cui stavano arrivando e il risultato è questo», ha dichiarato l’uomo. «Hanno caricato con gli scudi gente che non aveva nulla con cui difendersi. Non c’era alcuna necessità di intervenire in quel modo». Bersaglio delle sue critiche l’amministrazione comunale: «Se la prima persona della giunta che ha parlato di questa vicenda è stata l’assessora alla Sicurezza questo la dice lunga su come l’amministrazione affronta queste vicende. Noi continueremo il presidio e questa battaglia perché lo sviluppo di una città non può essere portato avanti in questo modo, cancellando spazi verdi e costruendo strutture che non hanno niente a che fare con la storia sociale del quartiere».
A livello politico, Potere al Popolo ha pubblicato sui social una dura nota accompagnata da un video degli scontri, scrivendo: «Quello a cui abbiamo assistito questa mattina è gravissimo: non solo un primo assaggio del clima repressivo che si sta imponendo con il cosiddetto decreto sicurezza, ma una vera dimostrazione di forza che sostituisce ogni reale percorso di confronto». Nel testo si aggiunge che da oltre due mesi residenti e cittadini chiedono un dialogo sul futuro dell’area verde, opponendosi alla «privatizzazione degli spazi pubblici», e che le parole su partecipazione ed ecologia della giunta Lepore «si scontrano con una realtà fatta di manganelli, sgomberi e militarizzazione dei quartieri». Solidarietà verso il comitato è stata manifestata anche dai Verdi, che si sono uniti al coro di critiche contro la giunta: «Solo le dimissioni potrebbero salvare la faccia a chi amministra Bologna, ma sappiamo che rimarranno tutti al loro posto, perché neanche calpestare i propri cittadini fa provare vergogna», hanno dichiarato.
Questi episodi ricordano da vicino quanto avvenuto nel corso del 2024 al Parco Don Bosco di Bologna, dove per mesi gli attivisti avevano presidiato il verde pubblico. Qui avrebbero infatti dovuto attivarsi le motoseghe, al fine di abbattere 42 alberi per aprire alla costruzione di una nuova scuola media. La protesta degli abitanti e dei comitati era culminata in un grande presidio: anche in quel caso c’erano stati intensi scontri, con cariche di agenti in tenuta antisommossa. Dopo settimane di mobilitazione cittadina, un confronto serrato con il sindaco Lepore aveva infine portato alla sospensione dei lavori, salvando il parco dal cemento.




