Utile netto in perdita, tagli dei bonus e premi ovunque, meno che in Europa. È il risultato registrato nel 2025 da Stellantis, che ha confermato i risultati preliminari rilasciati lo scorso 6 febbraio. L’anno scorso l’azienda ha registrato una perdita netta di 22,332 miliardi di euro, dovuta a 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari; i ricavi sono calati del 2%, e per quest’anno non sono previsti dividendi per gli azionisti e bonus per i lavoratori. L’annuncio ha messo in allarme i sindacati, che hanno chiamato una mobilitazione negli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano d’Arco, tra i più colpiti dalla crisi; qui, alcuni reparti hanno deciso di incrociare le braccia per protestare contro le politiche dell’azienda ormai in calo da tempo.
Nello specifico, i ricavi netti dell’azienda si sono attestati a 153,5 miliardi, registrando un calo del 2% sul 2024. Secondo quanto è stato dichiarato dal gruppo, la perdita operativa rettificata è stata di 842 milioni di euro, con un margine Aoi – che misura la reddittività “vera” dell’azienda – negativo dello 0,5 per cento. Il flusso di cassa industriale ha chiuso a -4,5 miliardi. «I risultati dell’esercizio 2025 riflettono il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica e della necessità di reimpostare il nostro business mettendo al centro la libertà di scelta dei clienti», ha affermato l’amministratore delegato Antonio Filosa, evidenziando come «i primi segnali positivi di progresso» si siano iniziati a vedere nella seconda metà dell’anno. A impattare sul bilancio sono stati anche i dazi USA, pari a 1,2 miliardi di euro, così come il calo delle consegne in alcune aree chiave. Maserati, che ha visto una minore domanda in Cina, ha terminato il 2025 con 7.900 vetture consegnate (-3,4%); i ricavi risultano in calo del 30,1%. Al fine di preservare la solidità patrimoniale, il CDA ha autorizzato la sospensione del dividendo per l’anno in corso e l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro.
La decisione più contestata concerne però direttamente i lavoratori. Il mancato raggiungimento degli obiettivi legati all’Aoi europeo ha comportato l’azzeramento del premio di risultato per i dipendenti italiani, che già nel 2025 hanno dovuto convivere con cassa integrazione e contratti di solidarietà. In alcune aree del mondo, invece, il bonus sarà regolarmente erogato. «Questo conferma che, laddove l’azienda decida di investire, come sta facendo in Nord Africa, anche i salari delle lavoratrici e dei lavoratori ne traggono beneficio», ha denunciato la Fiom-Cgil, secondo cui «è chiara la volontà» di Exor, azionista di riferimento, di un «disimpegno delle attività industriali in Italia». Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr hanno espresso «grande amarezza» per il mancato riconoscimento e «profonda preoccupazione per il futuro». In una nota unitaria, i sindacati chiedono a Stellantis di «puntare con decisione sui modelli ibridi e di allocarli in tutte le fabbriche italiane» e all’Unione Europea di «adottare i principi di neutralità tecnologica e di libertà di scelta dei consumatori, nonché di abolire immediatamente il famigerato sistema delle multe». La transizione forzata all’elettrico, sostengono, ha «innescato nel settore automotive una crisi senza precedenti».
La reazione dei lavoratori è stata immediata. Ieri pomeriggio, nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, molti operai del reparto montaggio hanno incrociato le braccia. «Non percepiremo il premio – hanno spiegato i lavoratori del primo turno – e con il già misero stipendio che ci ritroviamo a fine mese, non siamo disposti a decurtazioni per scioperi che non portano a nulla». Alla Fiom di Mirafiori è stato invece proclamato uno sciopero con uscita anticipata di quattro ore. «Basta con la scusa delle leggi europee, basta con le false parole su “Torino è centrale”, basta con l’incertezza sul futuro e sulle produzioni. Oggi è arrivato un altro schiaffo alle lavoratrici ai lavoratori del gruppo Stellantis», si legge in un volantino.
Le forti criticità sulla situazione della produzione Stellantis nel 2025 erano già emerse a inizio gennaio, quando un report della Fim-Cisl aveva calcolato che gli stabilimenti nazionali del avevano chiuso l’anno con 379.706 veicoli prodotti, facendo registrare un calo del 20% rispetto al 2024. Le autovetture, evidenziava il documento, sono crollate a 213.706 unità (-24,5%), mentre i veicoli commerciali si sono attestati a 166.000 (-13,5%). Un dato che si scontra platealmente con l’obiettivo ministeriale di un milione di veicoli annunciato nel 2023 e che segna un dimezzamento della produzione rispetto a quella fase, in cui si superavano le 750.000 unità.




