«Disordini, cortei non autorizzati e blocchi stradali»: sono queste le principali contestazioni mosse a 91 persone identificate dalla DIGOS e denunciate dalla procura di Cagliari. Il contesto è quello dei cortei degli scorsi 22 settembre e 3 ottobre a sostegno della missione della Global Sumud Flotilla verso Gaza e, in generale, contro il genocidio in atto in Palestina e contro le politiche belliciste e di riarmo del governo italiano. Vi è poi anche quanto accaduto nell’ambito di una contro-manifestazione antifascista non autorizzata svoltasi il 1° novembre 2025 «in risposta ad una manifestazione regolarmente preavvisata». Qui, 19 soggetti risultano accusati di reati a vario titolo, tra i quali violazione dell’obbligo di preavviso e resistenza aggravata. Il provvedimento si inserisce in un quadro più ampio di iniziative giudiziarie che negli ultimi mesi hanno interessato diverse mobilitazioni a sostegno della causa palestinese.
Le ipotesi di reato contestate a vario titolo agli indagati sono interruzione e turbamento del servizio di trasporto pubblico, blocco stradale, resistenza aggravata e violazione dell’obbligo di preavviso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le manifestazioni a favore della missione della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza hanno visto la partecipazione di migliaia di cittadini e si sono svolte, «nella quasi totalità dei casi, in una cornice di legalità e senza criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica». Tuttavia – ha illustrato un comunicato diffuso dalle forze dell’ordine – all’interno di questo contesto si è registrata «la presenza di gruppi ideologicamente orientati, riconducibili, si presume, alle componenti più oltranziste ed estremiste dell’area antagonista locale, che – facendo proprio lo slogan “blocchiamo tutto” – hanno progressivamente radicalizzato le iniziative di protesta, dando luogo a cortei non preavvisati o deviando deliberatamente dai percorsi previamente comunicati all’Autorità di Pubblica Sicurezza».
Nel dettaglio, nel corso delle tre giornate di mobilitazione, alcuni gruppi avrebbero dato luogo a «cortei non preavvisati, blocchi stradali su arterie cittadine strategiche con conseguenti disagi alla mobilità urbana e al regolare svolgimento dei servizi pubblici essenziali e ad episodi di contrapposizione anche violenta con le Forze dell’Ordine impegnate nei servizi di ordine pubblico». Gli accertamenti effettuati attraverso l’analisi delle immagini hanno portato all’identificazione di 72 persone ritenute responsabili di «azioni preordinate e coordinate finalizzate a creare turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica, in attuazione dello slogan “blocchiamo tutto”, tradottosi in azioni mirate a congestionare la viabilità cittadina e a ostacolare il regolare funzionamento dei servizi essenziali».
Il secondo filone investigativo riguarda quanto accaduto il 1° novembre, quando circa 120 aderenti a Blocco Studentesco avevano organizzato una manifestazione regolarmente preavvisata. In quella circostanza, secondo quanto ricostruisce la Digos, circa 250 membri del Coordinamento Antifascista si sarebbero radunati in Piazza Garibaldi per dare avvio a una manifestazione di segno opposto non preavvisata, nel corso della quale «la testa del corteo antifascista, composta da numerosi soggetti travisati e impugnanti aste di legno, ignorando deliberatamente l’ordine di sciogliere la manifestazione più volte rivoltagli dal Dirigente del servizio di Ordine pubblico, ha iniziato ad avanzare compatta – al fine di raggiungere, con intenti ostili, la manifestazione di Blocco Studentesco – e a lanciare bottiglie di vetro e altri oggetti contundenti in direzione dei reparti schierati al fine di evitare che i due gruppi venissero a contatto». L’avvicinamento tra i due gruppi è stato impedito dalle forze dell’ordine, che hanno però identificato 19 soggetti, appartenenti al gruppo antifascista, che sono stati indagati per violazione dell’obbligo di preavviso e resistenza aggravata.
Le manifestazione in difesa della causa palestinese hanno rappresentato negli ultimi due anni uno dei maggiori moti di protesta del ventunesimo secolo. In Italia, la mobilitazione per la Palestina è arrivata in tutte le strade, le piazze, le università, coinvolgendo milioni di persone. Dopo la tregua raggiunta a Gaza, mentre la mobilitazione diminuiva e i media smettevano di parlarne, con puntualità sorprendente e a fari spenti è cominciata però ad arrivare la risposta dello Stato, attraverso multe, denunce e arresti, da nord a sud. Vasto il ventaglio delle realtà colpite, tra movimenti, singoli attivisti, sindacati, scuole, pompieri, membri del clero islamico e organizzazioni benefiche.




