martedì 24 Febbraio 2026

Omicidio Youns el Boussettaoui, l’ex assessore di Voghera condannato a 12 anni di carcere

Sono trascorsi oltre quattro anni da quando, la sera del 20 luglio 2021, l’allora assessore leghista di Voghera Massimo Adriatici uccise con un colpo di pistola in pieno petto Youns el Boussettaoui, dopo una lite di fronte a un bar. Oggi, nel tribunale di Pavia è arrivata la sentenza in primo grado (contro la quale, dunque, Adriatici potrà fare ricorso), ridotta di un terzo per il rito abbreviato: l’ex assessore dovrà scontare 12 anni di carcere e pagare un risarcimento di 90 mila euro ai genitori di Boussettaoui e di 50 mila euro a ciascuno dei fratelli.

Adriatici, avvocato ed ex funzionario di polizia, aveva dichiarato di aver sparato in un momento di “blackout”, per difendersi da Boussettaoui che, ubriaco, stava importunando alcune persone di fronte a un bar – anche se i video delle telecamere della piazza avevano mostrato come l’ex assessore stesse in realtà pedinando Boussettaoui. Il colpo di pistola era giunto dopo che quest’ultimo aveva colpito Adriatici in faccia, con uno schiaffo o un pugno, ma era stato esploso in un punto non raggiunto dalle telecamere. I fatti erano risultati poco chiari sin da subito: l’autopsia fu effettuata in appena 12 ore (un tempo record), senza che a famiglia o gli avvocati di Boussettaoui fossero presenti; Debora Piazza, l’avvocato di Boussettaoui, scoprì dell’omicidio dai giornali; il capo d’imputazione venne presto riconvertito da omicidio volontario a eccesso colposo di legittima difesa, prima ancora che la dinamica fosse ricostruita in modo chiaro. Tuttavia, nel novembre 2024 il tribunale di Pavia era riuscito a ottenere che la procura formulasse l’accusa di omicidio volontario. L’attuale vicepremier Matteo Salvini aveva immediatamente preso le difese dell’assessore, parlando di “legittima difesa”. “Prima di condannare una persona per bene che si è vista aggredita e avrebbe reagito, aspettiamo” aveva detto Salvini, “non ci sono cittadini che con il legittimo possesso delle armi vanno in giro a sparare”: l’attesa è durata cinque anni, ma la verità giudiziaria è finalmente arrivata.

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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