domenica 22 Febbraio 2026

In Iran gli studenti sono tornati a protestare contro il governo

Gli studenti iraniani sono tornati a protestare all’interno di numerose università in tutto il Paese. Nelle giornate di ieri e oggi, numerosi campus si sono riempiti di giovani che commemoravano i caduti durante le mobilitazioni di gennaio, che il governo ha represso nel sangue. Il numero di morti è incerto a causa delle scarse informazioni dirette a disposizione, ma potrebbe aggirarsi intorno ad alcune migliaia. Le commemorazioni si sarebbero presto trasformate in manifestazioni contro il regime: al momento, secondo quanto riportato dai media locali, le forze militari sarebbero entrate in alcuni campus, mentre nella città di Mashhad sono stati segnalati scontri.

Le proteste sono iniziate ieri, sabato 21 gennaio. Alcuni video di attivisti online mostrano immagini di studenti che marciano vestiti di nero, intonando slogan quali “Morte ai tre gruppi corrotti: i mullah, la sinistra e Mujahedin-e Khalq”. A Teheran, le forze armate avrebbero violentemente attaccato gli studenti con proiettili e gas lacrimogeni. Le proteste hanno coinvolto alcuni dei principali campus del Paese, come la Sharif University of Technology della capitale, la Ferdowsi di Mashhad e l’Università Khajeh Nasir di Teheran, ma come già capitato per le proteste esplose all’inizio di quest’anno (quando il governo ha bloccato internet e arrestato centinaia di persone), le informazioni sono poche e frammentate. Le proteste erano iniziate per via dell’aumento dei prezzi e del crollo del valore della valuta locale ed avevano presto coinvolto tutto il Paese. Secondo la ONG Iran Human Rights, al momento sarebbero almeno 26 i manifestanti condannati a morte, mentre altre centinaia sono a rischio – inclusi bambini.

Secondo il mezzo di informazione Iran International, che ha sede a Londra, gli universitari sono scesi in piazza per commemorare le vittime del regime. I paramilitari del gruppo Basij starebbero già cercando di identificare i soggetti coinvolti. Non è chiaro come il governo intenda reagire al momento, ma il vicepreside dell’Università di Teheran ha dichiarato che “non sosterrà in alcun modo gli studenti” se le proteste si faranno “violente” e che “gli slogan contro l’establishment” fanno solo “perdere tempo”. Il ministero della Scienza ha dichiarato: “non permetteremo che l’ambiente universitario diventi insicuro”, condannando alcuni degli scontri all’università di Sharif.

Le proteste sono scoppiate in un momento molto delicato per il Paese. I negoziati tra Teheran e Washington, volti a trovare un accordo sul nucleare, procedono molto a rilento, mentre gli USA ammassano sempre più mezzi militari intorno al Paese. Nella serata di ieri, inoltre, il governo iraniano ha deciso di designare le forze armate aeree e marine dell’Unione Europea come “organizzazioni terroristiche”, in base al “principio della reciprocità”. La decisione segue un provvedimento analogo dell’Unione, la quale, lo scorso 19 febbraio, ha designato come entità terroristica le Guardie della Rivoluzione iraniane – sulla scia di quanto già fatto dagli USA nel 2019. Il pretesto è stata proprio la repressione contro i movimenti antigovernativi di gennaio.

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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