Sarebbero almeno 50mila i cittadini di tutto il mondo che hanno combattuto per l’esercito israeliano a Gaza, nella guerra genocida di Israele che ha ucciso almeno 72.061 persone. I dati, diffusi dalla ONG israeliana Hatzlacha, gettano per la prima volta luce sui numeri effettivi dei cittadini – la maggior parte dei quali europei e statunitensi – che hanno partecipato ai massacri, sollevando domande sulla responsabilità legale internazionale degli stranieri implicati in crimini di guerra contro i palestinesi.
I dati sono stati diffusi per la prima volta dall’organizzazione di giornalismo investigativo Declassified UK, dopo che un avvocato di Hatzlacha ha fatto richiesta di visione dei dati all’IDF, nel marzo 2025. Il via libera, tuttavia, è arrivato solamente in queste settimane, a un anno di distanza. Sarebbero 12.135 soldati arruolati nell’esercito israeliano con passaporto americano, 6.127 con passaporto francese. A seguire oltre 5mila sono cittadini anche russi, quasi 4mila i tedeschi, 3.200 gli ucraini, 1.686 i britannici, 1.675 i rumeni, 1.668 i polacchi, quasi gli 1.400 etiopi e 1.200 i canadesi. Non mancano i soldati israeliani con cittadinanza italiana: ben 828, a cui se ne sommano altri 100 che hanno anche un terzo passaporto oltre quello italiano e israeliano. In totale, sarebbero 4.440 i soldati che possiedono due cittadinanze straniere oltre a quella israeliana, mentre 162 persone ne possiedono ben tre. I dati fotografano un esercito con una grossa componente diasporica e internazionale, ben diversa da quella che era stata presentata fino ad oggi. E che chiama alle responsabilità e alla giustizia internazionale.
L’esercito di Tel Aviv comprende circa 169.000 effettivi in servizio attivo e 465.000 riservisti — di cui, secondo le nuove statistiche, quasi l’8% possiede doppia o multipla cittadinanza. La legge israeliana sul servizio militare obbligatorio esenta i cittadini con doppia nazionalità residenti all’estero, rendendo l’arruolamento un atto volontario — una distinzione importante quando tali crimini vengono giudicati nei tribunali stranieri. La natura volontaria del servizio, infatti, potrebbe rendere i soldati più responsabili per i presunti crimini. Di fatto, tutti i militari che hanno commesso crimini di guerra a Gaza sono perseguibili penalmente dagli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione sul genocidio del 1948. Ma la maggior parte dei Paesi non sembra interessata a indagare sui possibili crimini commessi dai loro concittadini o da altri soldati delle IDF in vacanza sul territorio nazionale, che invece – come accade in Italia – vengono addirittura protetti dalle forze dell’ordine del Belpaese.
A dicembre 2023 il Sudafrica ha formalmente portato Israele davanti alla Corte Internazionale di Giustizia con l’accusa di genocidio. Per arrivare a una sentenza finale, ci vorranno anni. Nel mentre, la Corte ha emesso misure provvisorie, ordinando a Israele di adottare provvedimenti per prevenire atti di genocidio a Gaza e di consentire un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari. Ancora una volta, Tel Aviv si pone al di sopra del diritto internazionale mentre il blocco degli aiuti continua, i massacri non si fermano e i divieti di continuare il proprio lavoro alle ONG creeranno altre vittime premeditate. Nel marzo dello scorso anno, l’International Centre of Justice for Palestinians (ICJP) ha annunciato la campagna Global 195 per chiamare a rispondere individui israeliani e con doppia cittadinanza per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza. La coalizione mira ad agire simultaneamente in più giurisdizioni per richiedere mandati di arresto privati e avviare procedimenti legali contro i soggetti implicati, inclusi membri dell’esercito israeliano e l’intero comando militare e politico israeliano. Non ci sono ancora casi comprovati di cittadini israeliani o con doppia cittadinanza arrestati per crimini di guerra commessi a Gaza. Ma sono numerosi i gruppi per i diritti umani che stanno cercando di farli perseguire penalmente.
Nel Regno Unito, nell’aprile 2025, il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR), con sede a Gaza, e il Public Interest Law Centre (PILC), con sede nel Regno Unito, hanno presentato un rapporto di 240 pagine alla Metropolitan Police inglese. Nel dossier accusano 10 individui britannici di omicidio, trasferimento forzato di persone e attacchi contro personale umanitario durante i primi 8 mesi di guerra. In Germania lo scorso anno è stato presentato un caso contro un soldato di 25 anni nato e cresciuto a Monaco, accusato di aver ucciso civili nei pressi degli ospedali al-Quds e Nasser di Gaza. L’uomo faceva parte di un’unità nota come “Refaim” (“fantasma” in ebraico), responsabile di vari crimini di guerra, ed è finito sotto accusa grazie alle denunce mosse da numerosi centri per i diritti umani. Procedimenti legali contro membri della stessa unità sono in corso anche in Francia, Italia, Sudafrica e Belgio.
La Hind Rajab Foundation – la fondazione che ha preso il nome della bambina palestinese di 5 anni uccisa a Gaza, diventata simbolo del genocidio – sta raccogliendo enormi quantità di dati identificativi dei soldati israeliani. La fondazione ha già presentato diversi casi, incluso un ricorso storico che prende di mira 1.000 soldati israeliani, ed è alla guida di uno sforzo internazionale per la responsabilità sui crimini di guerra a Gaza.
Tramite l’analisi di centinaia di video pubblicati dagli stessi soldati su TikTok, Instagram e YouTube, ha tracciato numerosi soldati accusati di crimini contro l’umanità. Nel ricorso presentato ci sono almeno 12 cittadini francesi, 12 statunitensi, 4 canadesi, 3 britannici e due olandesi. Nel gennaio dello scorso anno, un ricorso presentato dalla Hind Rajab Foundation ha portato un giudice brasiliano a ordinare un’indagine su un soldato israeliano in vacanza nel Paese. Il soldato è stato costretto a fuggire, spingendo l’esercito israeliano a ordinare a tutte le truppe che avevano partecipato ai combattimenti di nascondere la propria identità.
I dati emersi recentemente dovrebbero spingere gli Stati a indagare sui loro concittadini attivi nell’esercito israeliano a Gaza, e a portarli a giudizio nel caso abbiano commesso crimini. La scelta di farlo o meno, rifletterà nuovamente il livello di complicità e di connivenza degli stati – soprattutto europei e statunitense – con il genocidio agito da Israele e tuttora in corso.





La lista se c’è e se ci sono I nomi e cognomi sarà buona tenerla ben in vista, perché prima o poi se le cose cambiano sarà utile per l’oste che presenterà il conto.
La memoria e il dolore non si dimentica neanche dei complici.
Impressionante…ma la storia si ripete. I feroci lanzichenecchi nel Seicento, vedi I promessi sposi. Naturalmente: mercenari, non volontari altrimenti ci sarebbero molti altri esempi recenti.