venerdì 20 Febbraio 2026

Torino: 18 manifestanti contro Israele puniti con arresti domiciliari e Daspo

Dopo i recenti casi del Liceo Einstein e dell’imam Shahin, la procura di Torino torna a prendere di mira le persone che negli scorsi mesi hanno mostrato sostegno alla Palestina. Questa volta i fatti contestati risalgono al periodo compreso tra settembre e novembre del 2025, e i reati profilati sono quelli di danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. A venire colpite, 18 persone, 11 uomini e sette donne, che sono stati sottoposti a misure cautelari: cinque sono stati confinati agli arresti domiciliari, 12 sono soggetti a obbligo di firma quotidiana presso la polizia giudiziaria e uno a obbligo di dimora nel Comune di Torino. Le nuove misure cautelari si collocano sulla scia di una sempre più stringente repressione del dissenso che vede proprio nel capoluogo piemontese il suo maggiore epicentro.

Il provvedimento nei confronti delle 18 persone accusate è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino, su richiesta della procura. Le indagini sono state portate avanti con il supporto del Centro operativo per la sicurezza cibernetica, e hanno portato alla denuncia di diverse persone. In occasione di esse, sono state eseguite 21 perquisizioni domiciliari, di cui tre nella mattina di ieri, 19 febbraio.

I fatti contestati riguardano diversi episodi: il primo risale al 24 settembre, due giorni dopo lo sciopero generale per la Palestina e la Global Sumud Flotilla, quando migliaia di persone sono partite in corteo per contestare gli attacchi subiti dal convoglio umanitario, occupando i binari della stazione ferroviaria di Porta Susa. Il secondo è avvenuto il 2 ottobre, quando una trentina di attivisti hanno tagliato la recinzione dell’aeroporto di Caselle, causando la sospensione dei voli per circa mezz’ora. Il giorno dopo, durante il secondo sciopero generale, altri due episodi: una parte del corteo si è staccata per dirigersi presso le Officine grandi riparazioni, dove era in corso l’Italian Tech Week, con ospiti il fondatore di Amazon Jeff Bezos e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen; qui e qualche ora dopo, davanti alla sede di Leonardo, la tensione con le forze dell’ordine è salita di intensità e i manifestanti hanno tentato di sfondare qualche recinzione e lasciato scritte sui muri.

Gli ultimi due episodi si sono verificati a novembre: il primo, il “No Meloni Day”, risale al 14 del mese, quando gli studenti italiani hanno riempito oltre cinquanta piazze per protestare contro tagli alla scuola, alternanza scuola-lavoro, precarietà dei ricercatori e genocidio in Palestina. A Torino, quando il corteo ha cercato di superare gli agenti del Reparto Mobile ed entrare nella sede della Città Metropolitana, gli studenti sono stati respinti a colpi di manganello, mentre nove agenti hanno riportato lievi contusioni. Il secondo episodio è quello del cosiddetto “assalto a La Stampa”, quando, nel corso dello sciopero del 28 novembre per la Palestina e contro il riarmo, un gruppo di manifestanti si è staccato dal corteo principale per entrare nella redazione vuota del giornale, dopo aver lanciato letame all’ingresso.

Le 18 misure cautelari nei confronti dei manifestanti vanno ad aggiungersi ai già numerosi casi di denunce, sanzioni e provvedimenti che negli ultimi mesi hanno interessato tutto il movimento di solidarietà alla Palestina italiano, specialmente a Torino. Nell’ultimo periodo, nel solo capoluogo torinese, si contano infatti almeno 48 misure cautelari, 94 denunce e più di un centinaio di multe; i provvedimenti, tuttavia, sono arrivati in tutto lo Stivale, dalle realtà in cui i movimenti risultano più strutturati come la stessa Torino a quelle che siamo meno abituati ad associare a mobilitazioni dal basso, come Sondrio o Catania. Hanno inoltre colpito un ampio ventaglio di realtà e categorie di persone, dagli attivisti ai sindacati, per passare dai vigili del fuoco fino a giungere a cittadini ordinari. Gli episodi contestati sono anch’essi diversificati, e vanno da casi di danneggiamento a brevi occupazioni di binari, per arrivare a semplici manifestazioni di solidarietà, come nel già menzionato caso dei pompieri, oggetto di sanzioni disciplinari per il solo fatto di essersi inchinati in memoria delle vittime a Gaza.

I provvedimenti annunciati ieri si collocano sulla scia di questo rafforzamento dello strumento repressivo nei confronti delle realtà solidali alla Palestina; essi paiono confermare ancora una volta come Torino sia ormai diventata una sorta di “laboratorio italiano della repressione”, tema a cui L’Indipendente ha dedicato un approfondimento corredato da fonti, ricostruzioni storiche, testimonianze e analisi di specialisti del campo giuridico. Per quanto infatti non sia noto chi e per cosa esattamente sia stato oggetto delle nuove misure cautelari, quello che risulta certo è in almeno tre dei sei episodi contestati non vi sia stata alcunaviolenza”. In questo, i reati contestati e le misure prese sembrano essere sovradimensionati rispetto alla reale entità dei fatti, nei medesimi casi risoltisi in un paio di scritte sui muri e qualche risma di fogli gettata a terra.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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