giovedì 19 Febbraio 2026

Minori e social: la class action dei genitori italiani per limitarne l’utilizzo

Il dibattito pubblico sul rapporto tra giovani e social network si è a lungo concentrato sui comportamenti individuali e sull’educazione digitale. Oggi l’attenzione si sta progressivamente spostando su un altro piano: quello delle responsabilità delle piattaforme e dei modelli tecnologici che regolano l’esperienza online. La campagna “Ferma la dipendenza social”, promossa dal Movimento Italiano Genitori (Moige) contro Meta (Facebook e Instagram) e Tik Tok, si inserisce proprio in questo passaggio, chiedendo interventi normativi mirati sulla progettazione e sull’accesso ai social da parte dei minori.

Secondo l’associazione l’uso dei social media tra i più giovani non è un fenomeno neutro né esclusivamente comportamentale: si tratta di ecosistemi progettati appositamente per trattenere l’attenzione, riprodurre abitudini e rafforzare la permanenza online attraverso meccanismi come lo scroll infinito e i sistemi di ricompensa algoritmica. Dinamiche che, nei soggetti più giovani, possono tradursi in isolamento, alterazioni del sonno e difficoltà relazionali, spesso senza segnali evidenti nelle fasi iniziali.

La class action, portata avanti insieme allo Studio legale Ambrosio & Commodo, ha l’obiettivo dichiarato di sollecitare Parlamento e Governo a introdurre una legge specifica per la tutela dei minori dai rischi connessi all’uso eccessivo e inconsapevole dei social network. Tra le richieste principali figurano l’effettiva verifica dell’età per bloccare l’accesso ai social sotto i 16 anni, l’interruzione dei meccanismi che creano dipendenza e una maggiore trasparenza sui rischi legati all’utilizzo prolungato delle piattaforme digitali.

Il contesto in cui nasce l’iniziativa è segnato da una crescente attenzione al rapporto tra minori e ambienti digitali. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quota di adolescenti con un uso problematico dei social media è passata dal 7% nel 2018 all’11% nel 2022, mentre oltre un terzo dei giovani dichiara una presenza online quasi costante nelle relazioni sociali digitali. Secondo il report “Teens, Social Media and Technology 2024” del Pew Research Center, quasi la metà degli adolescenti dichiara di essere online “quasi costantemente”, mentre oltre il 96% utilizza Internet ogni giorno. È su questo quadro di esposizione digitale precoce e continuativa che campagne come quella del Moige fondano la richiesta di un intervento normativo, sostenendo che gli attuali sistemi di verifica dell’età siano facilmente aggirabili e, di fatto, poco efficaci.

Il tema, però, non riguarda solo l’Italia. Fuori dai confini nazionali la stretta sui social per i minorenni sta già prendendo forma in modo concreto. L’Australia è il primo Paese al mondo ad aver vietato, dal 10 dicembre 2025, l’accesso ai social ai minori di 16 anni, con obblighi e sanzioni in capo alle aziende che non adottano “misure ragionevoli” per impedirlo. In Francia il tema è entrato nel percorso legislativo: l’Assemblea nazionale ha approvato un testo che vieterebbe l’uso dei social agli under 15, ora atteso al vaglio del Senato.
In Portogallo, infine, il Parlamento ha approvato in prima lettura una proposta del Partito Socialdemocratico (PSD) che introduce limiti all’accesso dei minori ai social.

 

 

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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