giovedì 19 Febbraio 2026

L’UE impone di modificare i libri di storia alle scuole palestinesi per compiacere Israele

La storia, si dice, la scrivono i vincitori. In Palestina, è l’Unione Europea che si starebbe adoperando per modificare i testi scolastici, mettendo mano all’istruzione dei giovani studenti della Cisgiordania e di Gaza. Secondo documenti trapelati e ottenuti dal giornale palestinese Quds Network, i testi delle scuole palestinesi stanno venendo ampiamente modificati secondo le volontà dell’Unione Europea, che è il principale finanziatore dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e di fatto ne continua a permettere il funzionamento. Una lettera datata 19 gennaio, inviata dal ministro dell’Istruzione palestinese Amjad Barham al Ministro delle Finanze e della Pianificazione Stephan Salameh, descrive le cancellazioni e le modifiche richieste dalle autorità europee sui libri di testo su cui studiano i palestinesi.

Secondo l’UE, i testi non rispettano gli standard dell’UNESCO di “pace, tolleranza e non discriminazione” e rischiano di fomentare odio, antisemitismo e violenza verso lo Stato d’Israele. Per anni le autorità palestinesi hanno rifiutato le modifiche in quanto avrebbero portato a cambiamenti dei contenuti educativi relativi alla storia, all’identità, alla geografia del popolo palestinese. Avevano respinto le accuse di antisemitismo e parlato di “doppio standard” e di “interferenza nei contenuti sovrani dell’istruzione”, dichiarando che i propri libri non promuovevano odio antisemita, ma approfondivano con sguardo critico l’occupazione israeliana e il sionismo politico. Nonostante questo, numerose modifiche erano già state apportate negli anni e nel 2024, a causa delle pressioni europee, l’ANP aveva firmato una “Lettera di Intenti” per adeguare i testi alle richieste europee. Modifiche che tuttavia paiono non bastare a Bruxelles. L’Autorità Palestinese dipende fortemente dagli aiuti europei, soprattutto ora che il Paese affronta una grave crisi finanziaria, con Israele che continua a tenere in ostaggio oltre 4 miliardi di euro delle tasse palestinesi destinate al bilancio dell’ANP. Un fattore che certamente rende il governo palestinese – o meglio quello che ne rimane – più debole di fronte alle pressioni europee e di qualsiasi altro finanziatore.

Le modifiche che indeboliscono l’identità palestinese

I documenti ottenuti mostrano revisioni che riguardano testi dalla prima alla decima classe, di materie come arabo, storia, geografia, matematica, educazione civica. Sarebbero 300 le richieste di modifiche, molte di natura esplicitamente politica, che sembrano in realtà mirare a ridurre i riferimenti alla memoria nazionale e alla storia di occupazione sofferta dai palestinesi più che a rispettare gli standard dell’UNESCO. Ad essere cancellati sarebbero l’inno nazionale palestinese, simboli patriottici e riferimenti alla bandiera, oltre alle lezioni sui prigionieri palestinesi e i riferimenti alla Nakba, ossia la cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi dalle proprie terre occupate dal nascente Stato di Israele. Poesie e testi sulla resistenza, sull’esilio e sul ritorno verrebbero eliminati e anche le mappe che indicano Gerusalemme come capitale della Palestina verrebbero modificate.

I documenti mostrano che le lezioni riguardanti la storia palestinese, lo sfollamento e la condizione di rifugiato sarebbero state tra le più profondamente modificate. Il termine “sionismo” sarebbe stato rimosso ovunque comparisse. Termini come “sfollamento forzato” sarebbero stati sostituiti con “migrazione”, mentre affermazioni che descrivono la condizione di rifugiato come un’ingiustizia sarebbero state riscritte per inquadrarla come una questione regionale più ampia. Lezioni su libertà, patria e città palestinesi sarebbero state sostituite con contenuti che enfatizzano convivenza, amicizia e concetti astratti di pace, senza riferimento all’occupazione o al contesto storico. Esercizi che raffigurano la presenza militare israeliana o immagini legate all’occupazione sono stati rimossi e sostituiti con illustrazioni neutrali. Secondo i documenti ottenuti da Quds Network, alcuni libri di testo avrebbero subito revisioni superiori al 30% del loro contenuto originario.

D’altronde, sono anni che l’UE fa pressione affinché i libri scolastici vengano modificati. Già nel 2021, l’Unione Europea aveva congelato oltre 220 milioni di euro di assistenza all’ANP: il blocco era durato 13 mesi, dopodiché una parte degli aiuti aveva cessato di essere erogata in attesa di riforme ai testi. Il 7 maggio 2025, il Parlamento Europeo ha votato nuovamente una risoluzione formale, dove, tra le clausole, chiede che i finanziamenti all’ANP siano congelati fino a quando i testi i scuola non soddisfino gli standard dell’UNESCO e non vengano rimosse le parti considerate “antisemite” e “d’incitamento alla violenza”.

Le scuole palestinesi lasciate senza soldi

Intanto, nelle scuole palestinesi si soffre per la mancanza di fondi: a causa della crisi finanziaria e delle tasse dell’ANP in ostaggio a Tel Aviv, i salari dei professori sono tagliati di almeno un terzo da anni e in segno di protesta gli scioperi sono continui. Da mesi gli studenti stanno andando a scuola solo tre giorni a settimana, per mancanza di professori e perché i docenti rimasti non coprono tutte le ore dato il bassissimo salario. Il risultato è il peggioramento della qualità dell’educazione dei giovani, mentre l’intero sistema scolastico sta arrivando al collasso a causa della guerra economica scatenata da Tel Aviv.

La sospensione dei fondi del 2021 e la risoluzione del 2025 rappresentano i casi più chiari in cui il Parlamento ha formalmente usato i fondi come leva politica per costringere l’ANP ad effettuare le riforme che richiedeva. Nella stessa maniera, ha forzato il governo palestinese a bloccare gli indennizzi alle famiglie dei prigionieri politici, ai martiri palestinesi e ai feriti da Israele. In entrambi i casi, dietro c’è il governo israeliano, che non ha mai smesso di fare pressioni sui suoi partner europei per ottenere queste riforme dall’Autorità Nazionale Palestinese. Riforme che sembrerebbe stare finalmente ottenendo, nonostante il genocidio e il tentativo di annessione della Cisgiordania. Interpretando ancora una volta il ruolo di vittima.

Il doppio standard europeo

Di nuovo, il doppio standard europeo colpisce i palestinesi. Secondo l’UE, l’istruzione delle scuole palestinesi incita alla violenza per i suoi libri di testo che parlano anche della resistenza all’occupazione. Nessuna parola viene tuttavia spesa sul militarismo intrinseco delle scuole israeliane, che spingono gli studenti nelle braccia dell’esercito fin dalla più tenera età. L’Unione accusa l’ANP di raccontare una storia di parte, che rifiuta l’accettazione dello Stato di Israele, ma non dice nulla sulla storia raccontata nelle scuole israeliane, dove la parola “Palestina” non viene quasi pronunciata e la Nakba del 1948 viene descritta come “guerra d’Indipendenza”. Nelle scuole israeliane non si parla di “territori occupati” in Cisgiordania e non si dice nulla sul blocco che affama Gaza da decenni. I palestinesi vengono chiamati “arabi”, e ai bambini israeliani si esaltano le gesta dei soldati che nel 1948 sono morti per ottenere “l’indipendenza d’Israele”.

A metà gennaio di quest’anno, gli studenti palestinesi dei campi profughi in Libano hanno fatto esplodere una protesta quando si sono resi conto che il libro di geografia UNRWA era stato modificato cancellando la parola “Palestina”, e sostituendola con i termini “Gaza” e “Cisgiordania”. In numerose scuole del Paese gli studenti hanno dato fuoco ai testi, rifiutandosi di accettare la modifica, che – secondo loro – mira a normalizzare l’occupazione israeliana e cancellare l’idea di uno stato palestinese e il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. In Palestina, si attendono dichiarazioni ufficiali. Ma se le suddette modifiche venissero confermate, lo scoppio di nuove proteste è facilmente prevedibile.

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Moira Amargi

Moira Amargi esiste ed è una persona specifica, ma il nome è uno pseudonimo, usato quando pubblica report sulla Palestina o dall'interno di cortei e momenti di conflitto sociale a rischio repressione. È corrispondente per L'Indipendente dal Medio Oriente e dai Territori Palestinesi occupati.

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