giovedì 19 Febbraio 2026

Il governo italiano autorizza un’azienda tedesca a raddoppiare la produzione di armi in Sardegna

«Il sito di RWM Italia (Gruppo Rheinmetall) diviene pienamente operativo». Così il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha annunciato il via libera per il rilancio dello stabilimento dell’azienda tedesca delle armi Rheinmetall di Domusnovas, nel Sulcis, in Sardegna. Il progetto permette all’azienda partner di Leonardo per lo sviluppo di sistemi d’arma e carri armati di raddoppiare la propria produzione di armi. La decisione del ministero dell’Ambiente è arrivata dopo un lungo percorso nelle aule di tribunale, al termine del quale la Regione avrebbe dovuto pronunciarsi sull’autorizzazione in merito alla Valutazione di Impatto Ambientale. Dopo settimane di inazione da parte della giunta, è subentrato il MASE, che ha dato il via libera al piano. Le nuove linee di produzione sono contestate da diverse realtà ambientaliste e pacifiste sarde, che chiedono la riconversione dell’impianto nell’ottica della diversificazione della produzione e del rispetto degli ideali di pace.

L’approvazione dell’autorizzazione ambientale per l’ampliamento della produzione nella fabbrica di RWM Italia da parte del MASE è arrivata il 17 febbraio, ma il provvedimento del ministero non è ancora stato pubblicato. Il progetto prevede investimenti per circa 140 milioni di euro per rilanciare la produzione del sito, raddoppiandone i volumi. Lo stabilimento produce bombe, droni, testate per missili e sistemi subacquei che vengono inviati in diversi teatri di guerra; con il rilancio della piena operatività verrebbero assunti circa 200 operai in più e gli ordini di materiali e droni dovrebbero toccare la soglia dei 200 milioni di euro. I gruppi pacifisti e ambientalisti si sono scagliati contro la decisione del MASE. «E sanatoria sia» ha commentato il gruppo ambientalista Italia Nostra, sostenendo che «i vizi già accertati dal Consiglio di Stato in ben due sentenze permangono integralmente, così come permangono i danni ambientali e paesaggistici causati dall’“anomalo” ampliamento dello stabilimento». Il gruppo ha affermato di non escludere eventuali impugnazioni davanti ai tribunali amministrativi.

Quando menziona Palazzo Spada, Italia Nostra fa riferimento a uno dei vari passaggi che ha attraversato il piano. Le nuove linee di produzione erano state realizzate tra il 2018 e il 2019, ma erano state bloccate proprio dal Consiglio di Stato nel 2020 perché approvate dalla Regione in assenza di procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Ne è seguito un lungo e intricato iter, culminato nella decisione del MASE: negli anni, Rwm ha elaborato e presentato una VIA ex post (a lavori già compiuti). Presentata la documentazione, gli uffici della Regione hanno trasmesso alla Giunta la procedura, chiedendone l’approvazione. L’esecutivo regionale, tuttavia, non si è espresso. Rwm ha dunque deciso di ricorrere al TAR, che lo scorso autunno ha stabilito che la Regione era inadempiente e che si sarebbe dovuta esprimere entro 60 giorni dal rilascio della sentenza, ossia entro dicembre. La Regione ha iniziato a valutare la VIA presentata ex post, senza tuttavia approvarla né respingerla. Vista l’inazione, il TAR ha nominato una Commissaria ad acta per emettere l’approvazione, che è stata rilasciata questo mese e approvata dal MASE.

Associazioni come la stessa Italia Nostra criticano l’inazione della Regione, sostenendo che nel periodo di esame della procedura VIA avrebbe potuto esprimere parere negativo, e che la sua inerzia è risultata di fatto in un silenzio-assenso. Il piano di ampliamento della produzione è largamente contestato per via dei suoi possibili danni su ambiente, paesaggio e patrimonio culturale del Sulcis, ma anche dal punto di vista produttivo e occupazionale. Questi ultimi sono i punti su cui il governo ha puntato maggiormente nel dibattito relativo all’approvazione delle nuove linee di produzione: il comunicato del governo insiste sul presunto «rilancio economico del Sulcis» che verrebbe garantito dalla piena operatività della fabbrica, rimarcando come il provvedimento porterà alla «stabilizzazione di centinaia di lavoratori e a nuovi posti di lavoro». Le associazioni, tuttavia, non sono d’accordo: da un lato, per una questione ideale; gli armamenti prodotti nello stabilimento di Domusnovas, infatti, vengono impiegati in diversi scenari di guerra, tra cui nel Medio Oriente. Dall’altro lato, la società civile contesta la fragilità produttiva del territorio, che dal punto di vista industriale è prevalentemente rivolta proprio al settore bellico, chiedendo di diversificare le possibilità occupazionali per evitare di scivolare in una economia basata interamente sul comparto delle armi.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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