Altro anno, nuovi profitti record. Il 2025 delle banche italiane si è chiuso con quasi 28 miliardi di euro di utili (+10,6% rispetto al 2024), distribuiti tra i maggiori istituti di credito: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena e BPER. Brindano gli azionisti di fronte a più di 17 miliardi di euro di dividendi. A favorire l’exploit economico delle banche italiane sono stati diversi fattori, come la crescita delle commissioni e una più intensa attività assicurativa. A ciò si aggiunge l’ormai storica posizione della Banca Centrale Europea (BCE) che ha imposto alti tassi di interesse sul prestito di denaro. Nonostante i profitti record, le banche licenziano il personale e si ritirano dai territori, chiudendo filiali e sportelli.
Continua il periodo d’oro delle banche italiane, iniziato col rialzo dei tassi di interesse deciso dalla BCE nell’ormai lontano 2022. Se aumenta il “costo” del denaro, cioè la percentuale che chiede la banca per erogare il prestito, è facile comprendere la crescita vertiginosa degli utili. Dopo aver raggiunto il picco nel settembre 2023, con tassi di interesse pari al 4,5%, il costo del denaro si è attestato oggi intorno al 2,15%. La parabola discendente è stata compensata da altri fattori, come la crescita delle commissioni (+6% rispetto al 2024) e una più intensa attività assicurativa, protagonista di un incremento pari al 17,1% sul 2024. A favorire l’attività assicurativa delle banche è l’assist politico dello smantellamento del welfare. Servizi pubblici sempre più in affanno e sottofinanziati hanno permesso l’ascesa della controparte privata, giocando un ruolo cruciale nella diffusione delle polizze previdenziali e sanitarie.
Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena e BPER — le principali banche italiane — brindano a un nuovo anno da record. Soltanto nell’ultimo trimestre dell’anno appena trascorso, le 5 banche hanno portato a casa un utile netto di 6 miliardi di euro, in crescita del 38% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nonostante gli utili da capogiro, gli istituti bancari tagliano il personale. Secondo l’ultimo rapporto della FIRST CISL, sarebbero 8mila i dipendenti licenziati nell’ultimo anno. Continuano a chiudere anche le filiali e gli sportelli (soltanto nel 2025 ne sono stati chiusi 516), con 5 milioni di cittadini che vivono in comuni senza neanche una banca.
La mancata restituzione di valore sui territori impone una riflessione circa i reali beneficiari dell’exploit bancario. Di certo non sono i lavoratori, alle prese con precarietà e licenziamenti, e neanche le microimprese, che anzi vengono sempre più tagliate fuori dai prestiti bancari, a vantaggio di clienti più “redditizi”. La dimensione “micro” dell’economia risulta marginale anche nel profittevole mondo di azionisti e dividendi, padroneggiato da grandi fondi internazionali (statunitensi su tutti), istituzioni finanziarie e fondazioni bancarie.




