L’assedio statunitense a Cuba continua e i pericoli per la salute dei suoi abitanti si moltiplicano. Da settimane, su decisione di Washington, l’isola è priva di rifornimenti di carburante: una situazione che grava sull’erogazione dei servizi più basilari, come quello ospedaliero. In questa crisi generalizzata, oltre 30mila donne incinte si trovano a correre gravi rischi per la salute, tra blackout, difficoltà nei trasporti e accesso limitato agli esami. Questo, unitamente ai ritardi nella vaccinazione infantile, mette in pericolo anche gli oltre 61mila neonati presenti a Cuba, come rivelato dal Ministero della Salute Pubblica.
A fine gennaio il presidente USA Donald Trump ha rafforzato l’embargo verso Cuba, minacciando i Paesi intenzionati a rifornire di petrolio l’isola. L’obiettivo è causare un’implosione senza intervento militare, come rivelato dallo stesso Trump, secondo cui «Cuba è una nazione fallita» che deve «raggiungere un accordo con gli Stati Uniti». In spregio al diritto internazionale, il presidente USA ha ammesso che la carenza coatta di carburante sull’isola «è una minaccia umanitaria», di fronte al quale la quasi totalità dei Paesi, anche gli autoproclamati paladini dei diritti umani, restano a guardare.
Nel frattempo, il governo cubano ha varato un piano emergenziale, che prevede tra le altre cose il razionamento energetico con priorità ai settori idrico e sanitario. Ciò non ha spazzato via i pericoli, dal momento che l’isola produce appena un terzo dell’approvvigionamento energetico di cui ha bisogno. In attesa di rifornimenti esterni, blackout e carenze restano, minacciando la vita dei cubani. Tra le categorie più esposte risultano le oltre 30mila donne incinte. Il Ministero della Salute Pubblica cita le difficoltà nell’accesso agli ultrasuoni ostetrici, esami che monitorano il benessere fetale e genetico. Allo stesso tempo, le équipe specializzate nella cura delle malattie gravi che possono colpire madri e neonati sono in affanno, soprattutto a causa della carenza di medicinali. Questo, unitamente ai ritardi nella vaccinazione infantile, mette in pericolo anche la vita degli oltre 60mila neonati presenti sull’isola, in particolare di coloro che necessitano di cure speciali, come la ventilazione meccanica. Per quanto riguarda le cure speciali e urgenti, il Ministero della Salute Pubblica cita anche le decine di migliaia di pazienti diabetici, in attesa di interventi chirurgici o di trattamenti oncologici, che vedono messo in pericolo il proprio diritto alla salute dalle “minacce umanitarie” statunitensi.
Di fronte all’assedio USA e alle gravi conseguenze per la popolazione civile, si è messa in moto la macchina della solidarietà dal basso. Riempiendo il vuoto lasciato dalla comunità internazionale, sorda di fronte alle risoluzioni e agli appelli delle Nazioni Unite, una rete di associazioni e movimenti ha lanciato la “Nuestra América Flotilla”. Il convoglio di navi umanitarie partirà a marzo verso l’Avana, con l’obiettivo di porre fine all’embargo statunitense.




