Paraloup, che in occitano significa “al riparo dai lupi”, è una borgata alpina sospesa tra storia e futuro, tra memoria e vita di comunità. A 1.360 metri di quota, in Valle Stura, questa borgata di baite in pietra è stata per secoli luogo di alpeggio e vita pastorale, poi divenne rifugio partigiano durante la Resistenza, e nei decenni successivi cadde nel silenzio dell’abbandono. Oggi, a oltre settant’anni di distanza, Paraloup torna a pulsare come luogo vivo, con sempre più persone che scelgono di abitare la montagna non come eremo, ma come terreno da coltivare, custodire e rigenerare. La recente ricerca di un/a pastore/a con gregge – aperta dall’Associazione Fondiaria Valli Libere insieme alla Fondazione Nuto Revelli e al Comune di Rittana – è proprio un invito a far rivivere definitivamente questa terra con attività concrete, dalla cura del bestiame alla produzione casearia, dalla tutela della biodiversità alla collaborazione con la comunità locale.
La storia di Paraloup come progetto di rinascita è un intreccio di impegno culturale, sociale e territoriale. Tutto nasce oltre vent’anni fa, quando nel 2006, poco dopo la scomparsa dello scrittore e partigiano Nuto Revelli, la sua famiglia e un gruppo di amici e studiosi creano la Fondazione Nuto Revelli Onlus con l’idea di recuperare la borgata. Nel 2008 partono i primi lavori di restauro, seguiti da una crescita costante di iniziative: nel 2011 il festival dedicato ai luoghi abbandonati e la nascita della Rete del Ritorno, nel 2012 la conclusione dei principali interventi edilizi, e la nascita dell’Impresa sociale per la gestione dei servizi. Negli anni successivi Paraloup diventa sede di progetti culturali e formativi – dalla scuola per giovani agricoltori alla digitalizzazione degli archivi – e crea un teatro all’aperto, un museo dei racconti e spazi dedicati all’accoglienza e al coworking. Un lungo cammino che testimonia un percorso organico che coniuga memoria storica, sostenibilità ambientale e economia di montagna, restituendo a questa borgata alpina un ruolo attivo nel presente e nel futuro.
La borgata alpina è oggi un luogo che narra una doppia memoria: quella della guerra partigiana e quella della vita contadina che vi si svolgeva prima dell’abbandono. «Le baite sono state ricostruite con un progetto architettonico innovativo e sostenibile, armonicamente inserito nel paesaggio, che oggi ospita un centro turistico-culturale e un rifugio escursionistico con un ristorante, un teatro e due baite per dormire», raccontano i fondatori che spiegano che «il progetto ha ricevuto il Premio Gubbio per il Paesaggio, la Bandiera verde di Legambiente, il Premio Architetti Arco Alpino e la menzione speciale al Premio Konstruktiv per la migliore architettura sostenibile delle Alpi».

La Fondazione in questi anni ha lavorato per mettere a punto uno dei più importanti archivi di storia orale d’Italia: «Conserva e valorizza più di mille ore di registrazioni, di recente restaurate e digitalizzate, oltre a settanta metri lineari di fotografie, lettere, testimonianze sulla seconda Guerra Mondiale, sulla Lotta di liberazione dal nazifascismo, sugli Alpini in Russia, sul mondo contadino», spiegano. Inoltre organizza ogni anno un concorso per le scuole dal titolo Ricordando Nuto e un premio nazionale per i cittadini, immigrati e non, intitolato Scrivere altrove, in collaborazione con Mai Tardi – Associazione amici di Nuto. Gli spazi della borgata di montagna sono rappresentati da il rifugio con terrazza e da tre baite ad uso foresteria, Cita, Grosa e Palco, il forno di comunità, la baita Perona come spazio espositivo, la baita Barberis con biblioteca, video-mediateca e coworking e infine l’orto didattico, oltre ai già citati museo e teatro.

Uno degli ultimi tasselli che manca è quello di restituire al borgo un pastore con il suo gregge ovino e/o caprino, che sia interessato a trasformare in formaggi il latte ricavato per la vendita diretta e che collabori con le realtà locali nel rispetto dell’ecosistema ibrido e multidisciplinare locale. In cambio l’offerta è quella di mettere a disposizione 20 ettari di pascolo collinare e bosco, una stalla coperta che può ospitare circa 100 capi di bestiame, un container ad uso caseificio (da attrezzare) e soluzioni abitative immediate rappresentate da roulotte e casa mobile. La ricerca è per la stagione estiva in arrivo, ma con la possibilità di proseguire il rapporto e di inserirsi nelle attività della comunità locale raccontando il proprio lavoro a scuole e turisti in sinergia con la programmazione culturale e di ospitalità della Borgata Paraloup.




