domenica 15 Febbraio 2026

Per la prima volta il Viminale dovrà risarcire un migrante trasferito nel CPR in Albania

Il Tribunale di Roma ha deciso che il Ministero dell’Interno dovrà risarcire un uomo algerino trasferito in maniera illegittima da un Centro di permanenza per il rimpatrio italiano a una delle strutture fatte costruire in Albania dopo il protocollo siglato con Tirana. È la prima volta che accade. Il dicastero guidato da Matteo Piantedosi sarà dunque tenuto a corrispondere 700 euro al migrante – che avrebbe dovuto essere trasferito a Brindisi ma è stato invece portato in Albania – per il mese in cui, come attestato dai giudici, è stato detenuto illegalmente all’interno del centro di Gjader.

Il trasferimento del migrante, un individuo di cinquant’anni in quella fase ristretto al Cpr di Gradisca d’Isonzo (Gorizia), risale allo scorso 10 aprile. Gli venne riferito che sarebbe stato portato nel cpr di Brindisi, ma in realtà la sua destinazione fu il centro per migranti in Albania. L’uomo, che si rese conto di dove realmente si trovava soltanto 48 ore dopo il suo arrivo, non ricevette alcun avviso formale e non ebbe la possibilità di mettersi in contatto con il suo legale né con i membri della sua famiglia. Il 50enne vive in Italia da circa 20 anni, con una compagna italiana e due figli minorenni, che però nel periodo di detenzione non riuscì a sentire. Significativo, dunque, l’impatto sull’uomo, specie per il fatto che ques’ultimo sta conducendo un percorso di valutazione delle capacità genitoriali, con incontri periodici o telefonate con i figli, che vivono con i nonni materni. Stando a quanto trapela dalla sua testimonianza, il trasferimento sarebbe inoltre avvenuto in condizioni degradanti, essendo stato questi costretto a indossare per tutto il tempo le fascette ai polsi.

Il Protocollo Italia-Albania, ratificato a febbraio 2024, stabilisce che i centri di Shëngjin e Gjadër, pur situati in Albania, siano sotto giurisdizione italiana. Si tratta di un caso unico in Europa, in quanto è la prima volta che la gestione dei richiedenti asilo di uno Stato viene affidata a un Paese terzo. Secondo il programma, qui devono essere trasferiti uomini adulti soccorsi in mare da autorità italiane e provenienti da Paesi ritenuti “sicuri”, ai quali viene applicata la procedura accelerata di frontiera: vengono trattati come se fossero ancora alla frontiera italiana e restano trattenuti durante l’esame della domanda d’asilo, con l’obiettivo di pervenire a decisioni più rapide. Tuttavia, dal momento che vari giudici non hanno convalidato numerosi trattenimenti, le strutture sono rimaste in gran parte vuote. Per questo, a marzo 2025 il governo ha esteso con decreto-legge i trasferimenti anche a migranti già nei CPR italiani, irregolari in attesa di rimpatrio, per superare gli ostacoli giudiziari e rendere i centri davvero operativi. L’esecutivo ha inoltre rinnovato l’accordo per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei CPR di Gijader e Shengjin, assegnando per due anni al Rafaelo Resort, struttura a cinque stelle, il servizio di alloggiamento e ristorazione per il personale di polizia, per un costo stimato di oltre 18 milioni di euro.

La situazione è calda anche sul fronte sovranazionale. Recentemente, infatti, il Parlamento Europeo ha approvato una nuova stretta sulla gestione della migrazione, che allarga la lista dei Paesi “sicuri”, facilitando le pratiche di respingimento ed espulsione. Allo stesso tempo, sono state aggiornate le norme sui cosiddetti Paesi terzi sicuri, dove gli Stati europei potranno ora più agilmente spedire i richiedenti asilo, anche nel caso in cui questi non abbiano alcun legame con quel Paese, aprendo contemporaneamente la strada al “modello Albania” – ovvero alla costruzione, in questi Stati, di hub per la gestione della migrazione, su modello dell’accordo tra Roma e Tirana. La nuova lista approvata dal Parlamento UE comprende ora anche Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. I cittadini provenienti da questi Paesi che presentino domanda di asilo potranno ora essere respinti o rimpatriati più rapidamente grazie a procedure semplificate, in caso non riuscissero a dimostrare di trovarsi in pericolo e di provare un fondato timore di persecuzione.

Avatar photo

Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

+ visti