La giustizia britannica sta mettendo un freno all’accanimento che il governo ha riservato negli ultimi mesi al movimento solidale con la Palestina. L’Alta Corte del Regno Unito ha infatti dichiarato illegale la messa al bando di Palestine Action, la sigla che nel giugno 2025 era stata inserita tra le organizzazioni terroristiche dalla ministra dell’Interno Yvette Cooper. La sentenza ribalta la linea dettata dal governo. Quest’ultimo aveva deciso di criminalizzare le proteste politiche che denunciavano le complicità di Londra verso la condotta genocidiaria di Israele. Con la messa al bando, i membri o i semplici sostenitori di Palestine Action rischiavano fino a 14 anni di carcere, il che ha comportato migliaia di arresti e processi negli ultimi mesi. Il governo ha già dichiarato che farà appello alla sentenza dell’Alta Corte.
Sembrerebbe a un punto di svolta la battaglia legale tra Palestine Action e il governo britannico. L’Alta Corte del Regno Unito ha dichiarato l’illegalità di una stretta che sin dall’inizio era apparsa sproporzionata alle tutele dei diritti umani, reprimendo la sigla nata nel 2020 con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i crimini israeliani in Palestina. Palestine Action si è rafforzata negli ultimi due anni, organizzando nel Regno Unito dibattiti, sit-in, cortei e boicottaggi. Nel giugno 2025, ha fatto parlare di sé per un’azione di sabotaggio condotta all’interno della base militare della Royal Air Force (RAF). Una volta entrato con delle bici elettriche nella base, un gruppo di attivisti ha compiuto un’azione dimostrativa, spruzzando vernice rossa su due aerei della RAF. L’obiettivo dichiarato era quello di denunciare il sostegno del governo britannico al genocidio condotto da Israele nella Striscia di Gaza. Pochi giorni dopo, sfruttando il clamore mediatico dell’impresa, l’esecutivo guidato dal laburista Keir Starmer ha messo al bando l’organizzazione, scomodando la pista terroristica e prevedendo pene severe per i sostenitori.
Ad agosto l’Alta Corte britannica aveva accettato il ricorso degli attivisti, citando gli articoli 10 e 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), rispettivamente a difesa della libertà di espressione e della libertà di riunione pacifica. Ora i giudici confermano la sproporzionalità con le norme internazionali, dichiarando illegale la messa al bando di Palestine Action. Soltanto pochi giorni fa un’altra sentenza, del tribunale della corona di Woolwich , aveva sorriso agli attivisti dell’organizzazione, facendo cadere le accuse di furto aggravato e altri reati per l’irruzione nella fabbrica di Elbit Systems nel sud-ovest dell’Inghilterra. Intervento che, insieme ad altre proteste, fece saltare un maxi contratto pubblico diretto proprio al maggiore produttore di armi israeliano.
La battaglia legale di Palestine Action è all’ultima curva. Il governo britannico ha già dichiarato che si appellerà alla sentenza dell’Alta Corte; nel frattempo la messa al bando resta in vigore. Si registrano tuttavia dei primi effetti pratici della sentenza. La polizia ha reso noto che smetterà di arrestare per il semplice sostegno pubblico a Palestine Action, come invece successo fino ad oggi. Chi è stato fermato per tale fattispecie di reato non verrà automaticamente rilasciato, almeno fino alla decadenza del divieto.




