mercoledì 11 Febbraio 2026

Trump e il Regno Unito stanno litigando per delle minuscole isole nel Pacifico

Dopo il caso della Groenlandia, si sono ulteriormente acuite le tensioni tra USA e Regno Unito per la disputa su un accordo internazionale che riguarda le isole Chagos, delle minuscole, ma a quanto pare strategiche, isole nell’Oceano Pacifico. Considerate le ultime colonie della Gran Bretagna nella regione, il governo inglese si era impegnato recentemente a cederle a Mauritius, ma il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è opposto duramente alla decisione, salvo poi ammorbidire le sue posizioni in seguito a un colloquio col primo ministro inglese Keir Starmer. In un post sul suo social Truth, il capo della Casa Bianca aveva descritto la decisione britannica come «una grande stupidaggine». Il motivo? Sull’atollo più grande dell’arcipelago, denominato Diego Garcia, si trova un’importante base aeronavale, gestita congiuntamente da Regno Unito e Stati Uniti, sebbene l’influenza statunitense risulti preminente in termini di personale e infrastrutture.

La reazione di Trump ha così sospeso l’iter parlamentare per ratificare la restituzione dell’arcipelago a Mauritius: il governo inglese aveva firmato un accordo per la restituzione a maggio 2025, il quale, tuttavia, deve ancora essere ratificato dal parlamento britannico. Un passaggio che è stato rinviato agli inizi di febbraio proprio per via delle proteste del capo della Casa Bianca. Quest’ultimo in un suo post su X aveva ancora una volta chiamato in causa Russia e Cina, sostenendo che le due potenze «potrebbero trarre vantaggio da questa presunta debolezza» e affermando che la questione delle Chagos sarebbe solo «l’ennesimo esempio di una lunga serie di ragioni legate alla sicurezza nazionale per cui la Groenlandia deve essere acquisita». In altre parole, il tycoon sostiene che gli alleati siano inaffidabili e questo richiederebbe la sovranità diretta degli Stati Uniti su determinate aree strategiche. Secondo alcune ricostruzioni, inizialmente Trump non si era opposto all’intesa, ma in seguito – a causa delle tensioni con Londra per quanto riguarda la questione della Groenlandia – avrebbe cambiato atteggiamento e opinione circa le sorti delle Chagos. Tuttavia, nell’ultimo colloquio tenuto con il primo ministro inglese Keir Starmer, avvenuto il 5 febbraio scorso, sembra che Trump abbia accettato l’accordo raggiunto per la restituzione dell’arcipelago.

Ciò che al tycoon interessa particolarmente è la base militare presente sull’atollo Diego Garcia. La sua posizione nell’Oceano Indiano, infatti, è strategica: da lì sono partite operazioni e attacchi aerei statunitensi contro l’Afghanistan e l’Iraq, e recentemente contro il gruppo degli Houthi in Yemen. Inoltre, la base è relativamente vicina all’Iran, che gli USA stanno minacciando anche militarmente: i bombardieri B-2 Spirit – gli stessi usati negli attacchi ai siti del programma nucleare iraniano l’estate scorsa – possono colpire e poi tornare indietro senza bisogno di rifornimenti. Una nota di Downing Street ha chiarito che l’accordo – negoziato nel 2022 sotto il governo Biden – «garantisce il mantenimento delle operazioni della base congiunta USA-UK per generazioni e che gli avversari restino fuori». Il tutto è possibile perché l’intesa con Maurtius prevede che il Regno Unito mantenga il controllo su Diego Garcia per 99 anni, prorogabile per altri 40, in cambio di un pagamento annuale a Mauritius di 101 milioni di sterline (120 milioni di euro). Tale intesa era stata approvata da tutti gli alleati del gruppo dei Five Eyes – Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti – e, secondo Londra, non mette a rischio il controllo statunitense sulla base.

Il Regno Unito aveva sottratto le Chagos a Mauritius nel 1965, tre anni prima di concedere l’indipendenza alla colonia, e le aveva sottoposte a uno sfollamento forzato. L’atto britannico aveva dato vita a una disputa territoriale decennale con Mauritius, sulla quale si erano espresse sia la Corte internazionale di giustizia sia l’Assemblea generale delle Nazioni Unite dando ragione all’isola. Attualmente, l’atollo di Diego Garcia è inaccessibile ai comuni visitatori e anche ai giornalisti. L’accesso è riservato esclusivamente al personale militare o ai lavoratori civili autorizzati. Dopo il colloquio con Starmer, Trump ha affermato di aver capito che «l’accordo raggiunto dal Primo Ministro Starmer, secondo molti, è il migliore che potesse fare». Tuttavia, il presidente statunitense ha aggiunto che «se in futuro l’accordo di locazione dovesse mai fallire, o se qualcuno minacciasse o mettesse in pericolo le operazioni e le forze statunitensi nella nostra base, mi riservo il diritto di garantire e rafforzare militarmente la presenza americana a Diego Garcia».

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.

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