sabato 7 Febbraio 2026

“Siamo sotto assedio”: Cuba lancia l’appello al Sud Globale contro l’imperialismo USA

«Siamo sotto assedio», dice il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, respingendo la narrazione che vorrebbe lo Stato caraibico al centro di un collasso endogeno. Miguel Diaz-Canel punta invece il dito contro gli Stati Uniti e le minacce del presidente Donald Trump, ultimo tassello di un domino destabilizzante iniziato oltre 60 anni fa con l’embargo decretato da Kennedy. A distanza di un mese dal rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro, tra i principali alleati dell’Avana, Diaz-Canel ha tenuto una conferenza stampa in un momento complicato per il proprio Paese, al culmine di una crisi economica aggravatasi negli ultimi 5 anni. Se da un lato il presidente cubano lascia aperta la strada alla diplomazia e al dialogo con Washington — a patto che avvenga tra pari e non attraverso «ricatti politici, minacce e imposizioni» — dall’altro lancia un appello ai Paesi del Sud Globale affinché agiscano a supporto di Cuba.

Il Paese della Rivoluzione castrista si trova ad affrontare una feroce crisi economica e le pressanti minacce statunitense, che senza troppi giri di parole ha fatto capire all’Avana di essere la prossima sulla lista dei cambi di regime, dopo quanto accaduto a Caracas. Dai tempi della Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, Cuba poteva contare sul petrolio proveniente dal Paese latinoamericano, mitigando gli effetti dell’embargo USA. «Non ci sarà più petrolio né denaro per Cuba. Zero!», ha tuonato Trump dopo la cattura di Maduro. Per il futuro del Paese, il Tycoon vedrebbe bene l’attuale Segretario di Stato Marco Rubio, figlio di genitori cubani emigrati negli Stati Uniti, nel ruolo di presidente. Con il dossier iraniano sul tavolo e le crescenti attenzioni sul quadrante Pacifico, Washington temporeggia per un intervento militare e attende che la morsa economica faccia il suo corso.

In questo contesto si inserisce il discorso di Miguel Díaz-Canel, che parla senza termini di guerra economica, individuando la carenza di carburante come un tassello dell’imperialismo americano. La narrazione che descrive Cuba come uno Stato fallito viene dunque declassata a costrutto strategico, volto a giustificare ulteriori pressioni USA. Il dialogo con Washington non viene escluso, a patto che rispetti la reciproca uguaglianza sovrana. Nel frattempo Miguel Díaz-Canel lancia un duplice appello, rivolgendosi innanzitutto ai cubani, affinché rispondano alle minacce statunitensi con l’atavica “resistenza creativa”, la stessa che negli ultimi anni ha permesso di salvare le conquiste sociali attraverso ingegno e spirito di adattamento. Soltanto nell’ultimo anno, le pressioni statunitensi avrebbero apportato un danno da 7,5 miliardi di dollari all’economia cubana, attraverso blocchi commerciali diretti e pressioni a Paesi terzi.

«So che vivremo tempi difficili ma li supereremo con il nostro talento», ha detto il presidente cubano, rivolgendosi poi anche alle cancellerie del Sud globale, cui ha chiesto la diffusione di «mobilitazioni anti-egemoniche». Il messaggio lanciato è chiaro: Cuba non è sola. Díaz-Canel ha citato il sostegno pubblico del Movimento dei Non Allineati, così come di Messico, Cina e Russia, lasciando intendere l’esistenza di una rete informale di contatti e accordi che aiuta l’economia del Paese e che di fronte alle crescenti pressioni americane va rafforzata, sfruttando le intercapedini del nuovo mondo multipolare.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale. Ha vinto il concorso giovanile Marudo X: i buoni perché della politica.

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