sabato 7 Febbraio 2026

Nel carcere di Torino si tortura: condannati 7 agenti

Si è concluso con otto condanne il processo di primo grado incentrato sulle violenze ai danni di alcuni detenuti avvenute nel carcere Lorusso Cutugno di Torino tra il 2017 e il 2019. Nello specifico, sette agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati per il reato di tortura, un altro per rivelazioni di atti d’ufficio. Ad altri sei è andata meglio, tra assoluzioni o proscioglimenti per intervenuta prescrizione. I fatti oggetto del processo riguardano, nello specifico, violenze consumatesi all’interno del padiglione C, dove sono reclusi i detenuti puniti per reati a sfondo sessuale, a cui, secondo i giudici, sono stati inflitti abusi, vessazioni e minacce.

L’inchiesta era nata dalle segnalazioni della garante dei detenuti di Torino, Monica Gallo, venuta a conoscenza degli episodi poi entrati nel processo. 22 gli agenti sotto inchiesta in una fase iniziale, con alcune contestazioni che erano poi cadute nel corso del dibattimento. A settembre, la procura aveva chiesto 14 condanne, con pene fino a sei anni di reclusione. Contestati, a vario titolo, reati di tortura, abuso di autorità, lesioni, violenza privata, stato di incapacità procurato mediante violenza, favoreggiamento, omessa denuncia e rivelazione di segreti d’ufficio. Il tribunale, presieduto dal giudice Paolo Gallo, ha comminato pene comprese tra cinque mesi e tre anni e cinque mesi di carcere per i soggetti alla sbarra. Tra questi, vi sono diversi vertici e lavoratori del carcere, alcuni dei quali impegnati nei sindacati della polizia penitenziaria. Un processo civile dovrà anche stabilire l’entità dei risarcimenti dovuti da alcuni imputati alle loro vittime, all’Associazione Antigone – che da anni si occupa delle condizioni dei carcerati – e al garante dei detenuti; nel frattempo, sono stati disposti risarcimenti provvisionali per 40mila euro.

Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri, sono almeno undici i detenuti che avrebbero subito torture e abusi dai poliziotti della penitenziaria attivi nel padiglione C della casa circondariale. Le persone che facevano ingresso nel reparto, ha messo nero su bianco la Procura, dovevano ricevere il “battesimo”: alcuni imputati avrebbero infatti «agito con crudeltà, cagionando sofferenze psichiche, fisiche e traumi», attraverso schiaffi, insulti, minacce, perquisizioni vessatorie e umiliazioni, con uno «svilimento totale della personalità». Sempre secondo la Procura, quando gli agenti picchiavano i detenuti facevano riferimento al reato di violenza sessuale per cui erano dietro le sbarre. «Questo non è un processo alla polizia penitenziaria, ma ad alcune persone che indossano la divisa e con il loro comportamento l’hanno infangata», ha affermato il Procuratore Francesco Pelosi in sede di requisitoria, ricordando anche come Don Guido, il cappellano del carcere, avesse «raccontato di aver udito un agente riferire agli altri di un detenuto che era stato “spaccato” da due ispettori», mentre «un altro era stato costretto a rimanere in piedi nel corridoio e costretto a ripetere: “Sono un pezzo di merda”».

Sulla fattispecie del reato di tortura – introdotta nel nostro ordinamento, con grave ritardo solo nel 2017 – si sono concentrate nel tempo le critiche di un largo pezzo di maggioranza. Che infatti, una volta al governo, non ha perso tempo per presentare progetti di legge in cui si intende intervenire in maniera dirompente sulla materia. In particolare, Fratelli D’Italia ha proposto l’abrogazione del reato di tortura attraverso l’eliminazione degli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale che lo delineano, mantenendo soltanto una nuova aggravante comune. Nel dicembre del 2023, il Consiglio d’Europa è intervenuto per bacchettare l’esecutivo italiano, invitandolo «caldamente» a «garantire che qualsiasi eventuale modifica al reato di tortura sia conforme ai requisiti della Convenzione europea dei diritti umani e alla giurisprudenza della Cedu».

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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