venerdì 6 Febbraio 2026

L'”inverno cripto” colpisce anche il Bitcoin

Che il settore blockchain sia un terreno ad alto rischio è ormai evidente. Il Bitcoin, tuttavia, aveva costruito negli anni un’aura di relativa solidità, riuscendo a imporsi come riferimento del comparto e a catalizzare un grado di fiducia che nessun’altra criptovaluta era riuscita a eguagliare. L’attuale scenario geopolitico, segnato da tensioni crescenti e da un’incertezza globale che si riflette su ogni mercato, ha tuttavia incrinato anche questa narrazione. Dal picco del 6 ottobre, il Bitcoin ha imboccato una traiettoria discendente rapidissima, con un crollo che ha bruciato un valore stimato di circa 1.200 miliardi di dollari, riportando al centro del dibattito la fragilità strutturale di un ecosistema che continua a essere vulnerabile agli shock esterni.

Solamente nella giornata di ieri, giovedì 5 febbraio, la criptovaluta ha perso circa il 10% del valore di mercato, proseguendo una tendenza ribassista che si trascina ormai da mesi e che ha riportato le quotazioni ai livelli precedenti all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2024. L’elezione del presidente aveva inizialmente alimentato un forte ottimismo nei confronti dell’intero settore, complice una retorica apertamente favorevole alle criptovalute, la quale potrebbe essere stata influenzata sia dagli interessi della sua famiglia nel comparto, sia dalla vicinanza di alcuni membri della sua cerchia a figure di primo piano dell’industria. Tra queste, Changpeng Zhao, fondatore di Binance, condannato nel 2024 per violazioni legate al riciclaggio e sanzionato con una multa da 4,8 miliardi di dollari. Zhao ha scontato una pena detentiva di quattro mesi negli Stati Uniti, tuttavia la sua posizione legale è tornata al centro dell’attenzione dopo la grazia concessa lo scorso ottobre dallo stesso presidente Trump.

Questi presupposti fortunati non sono però riusciti a compensare il prepotente impatto delle turbolenze globali. Gli investitori stanno, alla ricerca di sicurezza, stanno abbandonando gli asset ad alta volatilità per rifugiarsi in beni percepiti come più sicuri. Per avere un ordine di grandezza, secondo dati citati da Business Insider, nell’ultimo anno l’oro ha messo a segno un incremento del 70%, mentre l’argento è arrivato addirittura a toccare il 160%. A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta anche la recente nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve: molti osservatori ritengono che il suo avvento possa preludere a un approccio più severo nei confronti dell’ecosistema blockchain, alimentando ulteriori incertezze sul futuro del settore.

In questa fase, le criptovalute stanno iniziando a risentire anche della concorrenza esercitata dalle tecnologie di intelligenza artificiale, la nuova “big thing” capace di attirare capitali speculativi, investitori privati, data center e talenti ingegneristici. Una migrazione che, a sua volta, sta progressivamente svuotando quelle comunità online che avevano trasformato il mondo crypto in un fenomeno identitario di aggregazione e che lo alimentavano con il furore della loro fede. Parallelamente, l’ultima serie di documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense, nell’ambito delle indagini sul giro di abusi legato a Jeffrey Epstein, emergono infatti diversi legami – diretti e potenziali – tra Epstein e la promozione della criptovaluta. 

Nello specifico, è emerso che nel 2014 Epstein ha investito nella piattaforma di scambio Coinbase e che, tra il 2002 e il 2017, ha sostenuto direttamente le attività del MIT legate alle valute digitali, convogliando 850,.000 dollari verso il Massachusetts Institute of Technology. Non sorprende che un soggetto attivo nei paradisi fiscali e coinvolto in un vasto giro di sfruttamento minorile potesse guardare con interesse a un sistema finanziario parallelo e indipendente da quello offerto dalle banche centralizzate. Ciononostante, la rivelazione ha messo in forte imbarazzo alcuni dei membri più idealisti dell’area libertaria, i quali non hanno affatto gradito lo scoprire un simile retaggio all’interno della storia del Bitcoin.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa della stesura di articoli di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.

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