giovedì 5 Febbraio 2026

La Patagonia brucia ancora: in fumo 60mila ettari di foresta

È passato oltre un mese dall’inizio degli incendi nella Patagonia argentina, ma le fiamme continuano a divorare il Paese. A ora si stima che circa 60mila ettari di terreno siano stati inghiottiti dagli incendi, che si stanno concentrando nelle province di Chubut, Río Negro, Neuquén e La Pampa. Tra le aree più colpite, quella del parco nazionale di Los Alerces, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO che ospita alberi millenari. Le fiamme stanno venendo alimentate dalle forti raffiche di vento, sotto la spinta delle temperature elevate. Per contenere i danni, sono stati schierati centinaia di vigili del fuoco e all’inizio di gennaio sono state effettuate evacuazioni di massa dalle aree maggiormente colpite. Il governo ha stanziato 100 milioni di pesos per finanziare le operazioni dei pompieri, ma le associazioni di categoria lamentano l’assenza di reali misure straordinarie, sostenendo che tale cifra sarebbe piuttosto uno stanziamento ordinario imposto dalla legge.

È difficile quantificare i danni degli incendi che – da ormai lo scorso dicembre – stanno devastando la Patagonia. In questo momento sono attivi roghi in diverse aree del Paese, tra cui in quattro diversi parchi nazionali, come quelli di Lago Puelo, Nahuel Huapi e Lanín. Il più colpito tuttavia è il parco patrimonio UNESCO di Los Alerces, nella provincia meridionale del Chubut, dove dimorano alberi di oltre 2.600 anni: qui, secondo i media locali, sarebbero bruciati almeno 15mila ettari di foresta, e sarebbero stati dispiegati 247 membri dell’Agenzia Federale per le Emergenze. Proprio la provincia del Chubut è quella maggiormente interessata dagli incendi, che stanno minacciando strade, abitazioni e luoghi di lavoro; le stesse operazioni antincendio, riportano i media, stanno riscontrando diverse difficoltà: in diverse occasioni i pompieri sarebbero stati costretti a procedere a piedi, aprendosi la strada tra terreni impervi e sentieri angusti con motoseghe e utensili manuali. Certe aree sarebbero risultate inaccessibili a causa dell’eccessiva pericolosità. In generale, le condizioni meteorologiche stanno contribuendo alla propagazione delle fiamme, tra temperature elevate, forti venti e bassa umidità relativa.

Le fiamme non stanno risparmiando neanche le città della provincia del Chubut; tra i centri urbani più coinvolti figura El Hoyo, dove – riportano i media – sono stati evacuati cittadini e residenti, e sono state distrutte 70 case. Colpite anche Puerto Patriada ed Epuyén, dove a inizio gennaio sono stati evacuati circa 3.000 turisti. Le fiamme sono giunte anche nelle province di Río Negro, Neuquén e Santa Cruz, dove il governo ha annunciato lo stato di emergenza. La misura stanzia oltre 100 milioni di euro e dovrebbe accelerare l’assegnazione di risorse, l’assistenza e il coordinamento intergiuridico. Eppure, i vigili del fuoco la pensano diversamente: «Questi fondi non costituiscono un contributo straordinario o un aiuto aggiuntivo per gli incendi boschivi che hanno colpito la Patagonia, ma corrispondono al rispetto della legge», ha dichiarato ai giornali la Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari di Chubut. Secondo la Federazione, tale cifra farebbe parte di fondi ordinari già previsti dalla legge, e non di misure emergenziali. In generale, l’amministrazione Milei sta venendo duramente contestata per i tagli alla spesa pubblica condotta negli anni di governo, che – secondo i critici – avrebbero ridotto le risorse per gestire le emergenze.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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