A Cavagna non si costruirà. La località di pregio naturalistico del comune di Lecco è stata salvata dalla speculazione edilizia grazie alla mobilitazione degli abitanti, guidati dall’associazione Giuseppe Bovara. I cittadini si sono opposti alla variante al Piano di governo del territorio (PGT) che stava mettendo in discussione la destinazione a “verde pubblico” di Cavagna, prevedendo l’edificabilità. Il dietrofront della maggioranza di centrosinistra è avvenuto a seguito di una petizione che ha raggiunto, prima del Consiglio comunale monotematico, 6mila firme, superando le 20mila in queste ore. La mobilitazione ha infatti valicato i confini di Lecco, con l’obiettivo di tutelare un’area rurale rimasta intatta nel tempo, oggi uguale a come la osservava nel XIX Secolo Alessandro Manzoni, che l’ha celebrata nel componimento Addio ai Monti.
A Lecco il lungo confronto tra maggioranza, opposizione e società civile si è concluso con la tutela di Cavagna, confermando la destinazione a “verde pubblico” prevista nel PGT del 2014 e minacciata dalla recente Variante del 2026, che in prima battuta fissava a 0,03 l’indice di edificabilità. Tradotto: per ogni metro quadro di terreno è possibile costruire 0,03 metri cubi di volume, quindi per un ettaro si parla di 300m³ edificabili (consistente in un’abitazione da 100mq alta 3 metri). Con un emendamento, la maggioranza ha ristabilito l’azzeramento dell’indice di edificabilità dell’area. Sulla scorta di quanto previsto già dal PGT del 2014, ai proprietari dei terreni è stata contestualmente data la possibilità di maturare i crediti edilizi altrove, giovando di un indice pari a 0,1 in aree già urbanizzate o ex industriali dismesse.
Il dietrofront della maggioranza — descritto dal consigliere dem Pietro Regazzoni in termini di ascolto dei cittadini e della capacità di «saper fare un passo indietro rispetto alle proprie scelte iniziali» — è stato preceduto da un’intensa mobilitazione popolare. L’associazione Giuseppe Bovara è stata affiancata nelle attività di sensibilizzazione e di pressione politica dal Circolo Ambiente Ilaria Alpi, Italia Nostra, Officina Gerenzone, Legambiente e dal Coordinamento Difendiamo la Montagna. Alla questione si è anche interessata la Soprintendenza. In pochi giorni la petizione popolare che chiedeva la tutela paesaggistica di Cavagna ha raggiunto le 6mila firme. «Dopo il fiabesco lieto fine della vicenda — scrive l’associazione Giuseppe Bovara — la petizione ha cominciato improvvisamente a crescere in modo esponenziale, raggiungendo poco più di 20mila firme! Un piccolo miracolo, un risultato travolgente e inaspettato: meglio ancora, un vero e proprio “fiume di bene” che conferma, ancora una volta, la giusta strada intrapresa ovvero la tutela di uno fra gli ultimi genuini brani di quello che ai tempi di Manzoni era “un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città”».




