domenica 1 Febbraio 2026

Terra dei Fuochi: cos’è cambiato a un anno dalla sentenza CEDU

Esattamente un anno fa, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) condannava l’Italia per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini. La CEDU, con una sentenza storica, ha certificato l’abbandono istituzionale nei confronti degli abitanti della Terra dei Fuochi. Contestualmente, i giudici europei hanno imposto allo Stato italiano di mettere in campo, nel giro di due anni, una strategia volta alla bonifica di un’area comprendente 90 comuni campani, con l’obiettivo di salvaguardare la salute di quasi 3 milioni di persone. Al primo giro di boa, l’azione istituzionale risulta non essere decollata del tutto, tra interventi limitati e risorse insufficienti, come certificato dal Comitato per la dignità e per la vita. Quest’ultimo, nato a luglio a seguito della sentenza CEDU, si è posto a guida del fermento dal basso che anima la società civile campana, a cui i giudici europei hanno riservato un ruolo centrale, affidando loro il monitoraggio dell’esecuzione della sentenza.

Le colpe dell’Italia e la sentenza CEDU

Negli anni ’80, il sodalizio tra classe imprenditoriale, massoneria, politica e camorra trasformò l’area della Campania felix in Malaterra, sversando milioni di tonnellate di rifiuti ovunque fosse possibile: corsi d’acqua, terreni, strade. I rifiuti venivano poi dati alle fiamme, moltiplicando i tassi di inquinamento. Per indicare tale schema di distruzione sistematica della vita umana e dell’ambiente è stato scelto il termine biocidio.

Per i primi anni, il fenomeno criminale è andato avanti a fari spenti, all’ombra dell’interesse mediatico. Poi si sono susseguite le prime confessioni dei pentiti (Carmine Schiavone su tutti), gli studi scientifici e rilevazioni varie. Come riportato dalla sentenza n. 51567/14 del 2025 della CEDU, le autorità erano a conoscenza dello sversamento illegale dei rifiuti almeno dal 1988 ma le risposte sono tardate ad arrivare.

Nel corso degli anni, sia i governi sia gli enti locali non hanno messo in campo una strategia efficace, esponendo circa 3 milioni di persone a inquinamento ambientale e dunque a elevati rischi per la salute. Nello specifico, la CEDU — l’organo che giudica il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo — ha condannato l’Italia per aver violato l’articolo 2 del trattato, relativo al diritto alla vita. I giudici europei hanno così messo nero su bianco una verità che gli abitanti della Terra dei Fuochi conoscevano da anni, perché vissuta sulla propria pelle, tra malattie e morti premature. La sentenza ha, in altre parole, coronato la lotta dei cittadini contro il negazionismo e le accuse di allarmismo.

Preso atto dell’inerzia italiana, la CEDU ha disposto diverse misure vincolanti, come la bonifica del territorio, il monitoraggio costante e indipendente, la trasparenza sulle informazioni ambientali e sanitarie. Per adeguarsi alle prescrizioni, sono stati dati all’Italia due anni di tempo, a partire da maggio 2025, quando la sentenza del 30 gennaio è diventata definitiva. A un anno di distanza dall’intervento dei giudici europei è possibile tracciare un primo bilancio — non troppo confortante — della risposta messa in campo dalle istituzioni nella Terra dei Fuochi.

La Terra dei Fuochi un anno dopo

«Il bilancio non sta a 0 ma a -1. Serve un deciso cambio di rotta per adeguarci alla sentenza europea», dice Raniero Madonna, membro del Comitato per la dignità e per la vita. Quest’ultimo ha organizzato a Napoli una conferenza stampa per fare il punto della situazione a un anno esatto dall’intervento della CEDU. Nella stessa giornata è stato lanciato il Forum civico che, proprio come il comitato, avrà il compito di vegliare sull’attuazione della sentenza, facendo da raccordo tra società civile e istituzioni, a partire dal livello più prossimo, quello locale. Il forum continuerà dunque il lavoro condotto dal comitato (e dalle tante associazioni che lo hanno preceduto) con l’obiettivo di raccogliere segnalazioni di roghi e sversamenti, così come delle criticità sul territorio, monitorando lo stato delle bonifiche. A ciò si affianca l’elaborazione di proposte volte alla cura e alla rigenerazione di un’area vasta 1076 km², comprendente 90 comuni campani.

Durante la conferenza stampa del 30 gennaio, i cittadini riunitisi nel Comitato per la dignità e per la vita hanno ribadito le responsabilità delle istituzioni verso il fenomeno Terra dei Fuochi. Sono state poi contestate tanto l’inerzia storica quanto le risposte recenti, a partire dal commissariamento. Poco dopo la sentenza CEDU, il governo Meloni ha infatti nominato il generale Giuseppe Vadalà commissario straordinario per la bonifica della Terra dei Fuochi. Il comitato ha riconosciuto a Vadalà l’impegno nella mappatura dei siti contaminati così come per la rimozione superficiale dei rifiuti (pari a 1700 tonnellate sulle 2700 previste). Tali operazioni hanno impegnato quasi la metà degli appena 60 milioni di euro stanziati dal governo, 45 provenienti dal Ministero dell’Ambiente e 15 previsti dal decreto-legge n. 116/2025 approvato ad agosto. Nei prossimi mesi, buona parte dei fondi rimanenti (circa 23 milioni) dovrebbero essere assegnati per completare la rimozione dei rifiuti in superficie, all’interno dei siti mappati.

Le cifre in ballo, però, sono ben più alte. Secondo le stime prodotte da Vadalà, infatti, servirebbero almeno 2,5 miliardi di euro soltanto per completare la bonifica di 81 siti di competenza pubblica, attraverso interventi spalmati su 10 anni. 14 di questi 81 siti sono aree di interesse primario, ma lo stato complessivo dell’avanzamento degli interventi di bonifica è fermo al 35%. Su 826 ettari di terreno analizzati, 110 sono stati dichiarati inidonei alla coltivazione e dunque interdetti. 

Pur riconoscendo l’impegno del commissario Vadalà, che ha elaborato mensilmente dei rapporti sulle attività svolte, il Comitato per la dignità e per la vita rigetta la narrazione emergenziale che accompagna il commissariamento. I cittadini puntano piuttosto sulla gestione del fenomeno attraverso gli organi democratici ordinari. A Palazzo Chigi, così come per enti locali e agenzie specializzate – gli abitanti chiedono comunque un netto cambio di passo. 

L’organizzazione in comitati e forum permette ai singoli di ottenere maggiore forza contrattuale, al fine di richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità, da assolvere in proprio e, almeno per un altro anno, in sinergia col commissario straordinario. Il comitato denuncia carenze su entrambe i profili; ai vari comuni della Terra dei Fuochi è stato chiesto di prendere formalmente atto dell’intervento giudiziario europeo, agendo così per la tutela effettiva del diritto alla vita. «In questo quadro, procedimenti autorizzativi relativi a nuovi impianti e il persistente ricorso alla combustione dolosa come forma sistemica di smaltimento illegale stanno determinando forti preoccupazioni e mobilitazioni civiche in diverse aree del territorio, tra cui l’area industriale di Aversa e, in modo particolarmente critico, l’agro caleno», scrivono i cittadini. Pur non avendo ancora dati definitivi sui roghi verificatisi nel 2025, è certa la loro persistenza, tanto da essere una costante nella vita di milioni di persone. In diversi casi, a bruciare sono gli impianti deputati allo smaltimento rifiuti. Quest’estate gli incendi di Teano e Pastorano sono risultati tra i più devastanti, con migliaia di tonnellate di rifiuti in fiamme e diossine sprigionate nell’aria. 

Nella lettera inviata ai comuni, i cittadini riprendono i passaggi della sentenza CEDU, pretendendo «sorveglianza sanitaria delle fasce più vulnerabili della popolazione, in particolare di quella pediatrica». «La piena attuazione di tale sorveglianza — continuano — richiede che i dati ambientali e sanitari siano resi disponibili in modo trasparente, accessibile e verificabile, attraverso strumenti di accesso pubblico». 

La via tracciata dalla CEDU e rivendicata dai cittadini è quella di una collaborazione multilivello tra autorità e società civile. A tal proposito, un segnale incoraggiante proviene da Caserta, dove a ottobre è stata attivata la Conferenza dei servizi, quale «sede di confronto e coordinamento tra enti locali e territoriali, istituzioni sanitarie, tecnico-amministrative e soggetti portatori di interessi civici qualificati». 

L’interfaccia continua tra cittadini e istituzioni, intuita dalla CEDU, è un primo passo per ricomporre il danno decennale causato agli abitanti della Terra dei Fuochi. «Qui non ci sono vittime — dice Enzo Tosti, storico volto delle lotte ambientaliste campane – ma persone che rivendicano sulla propria terra diritti che nessuno può più mettere in discussione». Per farlo, la logica dell’emergenzialità deve cedere il passo a quella della gestione globale, che metta insieme cura, sostenibilità ambientale, opportunità sociali e lavorative.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale. Ha vinto il concorso giovanile Marudo X: i buoni perché della politica.

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