sabato 31 Gennaio 2026

Tre detenuti si sono suicidati nelle carceri italiane in soli tre giorni

Nell’arco di sole 72 ore, tre persone hanno deciso di porre fine alle proprie vite tra le mura di due diversi istituti penitenziari italiani. È il drammatico bilancio degli ultimi giorni, che ha visto salire a cinque il numero dei suicidi avvenuti in galera nel primo mese dell’anno. Due episodi sono avvenuti nel carcere Due Palazzi di Padova, il terzo in quello di Sollicciano a Firenze. Queste morti, che si pongono in linea di continuità con i tragici numeri registrati nell’arco di tutto il 2025, riaccendono i riflettori sulle condizioni critiche del sistema carcerario nazionale, stretto nella morsa del sovraffollamento cronico, della carenza di personale e della mancanza di percorsi efficaci per le fragilità psichiche.

A Padova, la sequenza è stata particolarmente intensa. Mercoledì 28 gennaio, un detenuto di 74 anni, in attesa di trasferimento, si è tolto la vita nella sua cella. Trentasei ore dopo, un altro uomo, di 36 anni, si è impiccato nel bagno della propria cella. Contemporaneamente, a Firenze, un ragazzo di 29 anni è morto dopo essere stato trovato in cella con un lenzuolo legato al collo. Tali eventi non sono purtroppo episodi isolati, ma il sintomo di un’emergenza da tempo strutturale. Come denunciato da varie associazioni, il carcere Due Palazzi di Padova è un esempio emblematico: 670 detenuti sono stipati in 432 posti, con un tasso di sovraffollamento del 155%. A livello nazionale, i reclusi sfiorano quota 64.000 a fronte di poco più di 46.000 posti regolari, mentre il personale di polizia penitenziaria è in calo, con un fabbisogno stimato di 20.000 unità aggiuntive. «I suicidi in carcere sono uno dei termometri dello stato del sistema penitenziario italiano», afferma Alessio Scandurra dell’associazione Antigone, «e ci dicono che c’è un’emergenza che non si sta in alcun modo affrontando».

La risposta delle istituzioni a questa crisi umanitaria appare, secondo critici e operatori, del tutto inadeguata. Al Due Palazzi, la decisione di chiudere la sezione di Alta Sorveglianza e trasferire 23 detenuti in altri istituti “nottetempo” – compreso l’uomo di 74 anni che poi si è suicidato – è stata particolarmente controversa. Questa scelta ha di fatto interrotto bruscamente i laboratori di recupero e reinserimento gestiti dalle cooperative sociali, isolando ulteriormente i detenuti. «Scelte come queste sembrano puntare più a minare un sistema positivo che governare la politica carceraria», ha commentato David Rizzo, presidente di Legacoop Veneto. La mobilitazione della società civile è cresciuta rapidamente. Davanti al carcere di Padova, i volontari hanno legato due rose rosse alla cancellata in segno di lutto e di protesta. Il centro sociale Pedro ha indetto un presidio per il 3 febbraio, a cui parteciperanno diverse associazioni, denunciando che «i responsabili hanno nomi e cognomi e sono al governo». Anche il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, è intervenuto, sottolineando come il trasferimento abbia comportato «l’interruzione di percorsi umani, lavorativi e spirituali fondamentali».

Se nel 2024 sono state accolte ben 5.837 denunce per trattamenti inumani o degradanti – il 23,4% in più rispetto all’anno precedente – come dimostrato dal report riassuntivo dell’associazione Antigone, il sistema penitenziario italiano ha chiuso il 2025 in una condizione di crisi profonda e crescente. I numeri segnalano infatti un sovraffollamento record, condizioni di detenzione spesso indegne e un tragico bilancio di suicidi dietro le sbarre. Questo affollamento estremo si traduce in violazioni quotidiane della dignità dei detenuti. «Nel 42,9% delle 120 carceri visitate, e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati – ha attestato l’analisi – non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona». Le carenze strutturali sono pervasive: nel 10% degli istituti il riscaldamento non era sempre funzionante, nel 45,1% si riscontravano problemi con l’acqua calda o condizioni igieniche inadeguate, e oltre la metà delle carceri (56,3%) presenta ancora celle prive di doccia, nonostante il regolamento del 2000 ne preveda l’obbligatorietà. Vengono meno anche gli spazi fondamentali per un trattamento rieducativo: in un’alta percentuale di istituti mancano locali per la socialità, per la scuola e per le attività lavorative. Negli istituti visitati si registrano in media 16,7 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, 2,6 tentati suicidi e 16,4 isolamenti disciplinari ogni 100 persone. Il dato più drammatico resta quello delle morti: nel 2025 si sono contati 238 decessi in carcere, di cui 79 suicidi.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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