Con una delibera del Consiglio dei Ministri, il governo ha ufficializzato la nomina di Antonino Geronimo La Russa alla presidenza dell’Automobile Club d’Italia (ACI). Figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, l’avvocato milanese, già eletto dall’assemblea dell’ente il luglio scorso, guiderà fino al 2028 una realtà che gestisce servizi pubblici cruciali come il Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e un patrimonio da centinaia di milioni. Lo stipendio che La Russa jr. percepirà non è stato comunicato, ma il suo predecessore riceveva un’indennità annuale di 126.800 euro lordi ed è verosimile immaginare che sarà almeno di pari livello. Cifra che, peraltro, non comprende benefit e gettoni per gli altri incarichi nel vasto gruppo ACI, che saranno retribuiti a parte.
Geronimo La Russa, 45 anni, era stato eletto dall’assemblea nazionale dell’ACI il 9 luglio 2025, ottenendo oltre il 78% dei voti degli aventi diritto. La sua elezione era arrivata a seguito delle dimissioni di Angelo Sticchi Damiani, che ha lasciato la presidenza dopo 13 anni di attività. La nomina è stata formalizzata nel Consiglio dei Ministri di ieri, 29 gennaio 2026, «su proposta del presidente Giorgia Meloni, d’intesa con il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi e con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, ai sensi della legge 24 gennaio 1978, n. 14, visti i pareri favorevoli espressi dalle competenti commissioni parlamentari». Un iter formale ineccepibile, che però non attenua le perplessità su una vicenda letta da molti come una continuità familiare ai vertici istituzionali.
La Russa è da tempo molto attivo nel settore. Oltre a essere avvocato, è infatti presidente dell’Automobile Club di Milano, già vicepresidente nazionale ACI, fondatore di ACI Storico e, dal dicembre 2025, membro del Consiglio Mondiale per lo Sport Automobilistico della FIA. L’ACI, è bene evidenziarlo, non è un semplice club di appassionati. Con i suoi 1,2 milioni di soci, il controllo di 11 società (tra cui il 75% di Sara Assicurazioni e l’Autodromo di Monza) e la gestione del PRA, è un pilastro della mobilità italiana, con bilanci da centinaia di milioni e un’influenza enorme.
La nomina, pur rispettando le procedure di legge, solleva un problema di opportunità istituzionale che non può essere liquidato come una polemica politica. Quando alla guida di un ente pubblico con funzioni sensibili come l’ACI arriva il figlio di una delle più alte cariche dello Stato, il tema non è tanto la legittimità formale, quanto il rischio di conflitto d’interessi e la percezione di imparzialità. L’ACI interagisce quotidianamente con dicasteri, Regioni, apparati pubblici e società controllate: in questo contesto, anche solo il sospetto di un’influenza indiretta può indebolire la credibilità delle decisioni su nomine, affidamenti e gestione delle risorse. In ultimo, la maxi-retribuzione prevista per La Russa – a cui si sommano altre indennità – non è che l’emblema di logiche che sembrano stridere con le retoriche sulla meritocrazia.




