Un percorso che unisce la storia millenaria della Sardegna alle recenti lotte e mobilitazioni popolari per renderlo fruibile per tutti, è stato votato come il migliore al mondo dalla più grande comunità outdoor globale. Il Cammino minerario di Santa Barbara si è infatti aggiudicato il Global Choice Award di Komoot, piattaforma di riferimento per le attività all’aperto con oltre 50 milioni di utenti.
Il premio, che la Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara ha dedicato alla memoria del fondatore Giampiero Pinna, e che per la prima volta è stato assegnato a un cammino, nasce da una consultazione globale tenutasi nel dicembre 2025: il percorso sardo si è imposto su sei finalisti di rilievo internazionale, tra cui Tourspain, il Comune di Genova, il Trans Canada Trail (Canada), GT 20 Bike (Corsica) e il Sauerland-Höhenflug (Germania). A rendere questo riconoscimento particolarmente significativo è la sua natura partecipativa: la scelta non arriva da una giuria tecnica, ma dalla community che ha votato l’esperienza più convincente, premiando un percorso autentico e coinvolgente, capace di raccontare i territori attraverso il cammino lento e consapevole.
Nel restituire questi sentieri ai camminatori di tutto il mondo, l’obiettivo iniziale era quello, come racconta la fondazione che lo gestisce, di tramandare la memoria degli uomini che nei secoli e nei millenni passati hanno realizzato e percorso gli antichi cammini minerari con il piacere di riscoprire la bellezza del territorio. Ci troviamo nell’area sud-occidentale dell’isola, dove la presenza dell’uomo, dal Neolitico antico (circa 6mila a.C.) fino ad oggi si è sviluppata in un dialogo costante con le rocce e le profondità della terra. In una prima fase l’uomo utilizzò le cavità carsiche naturali e le domus de janas come luoghi di riparo e di sepoltura; successivamente, soprattutto a partire dall’età nuragica (1500–800 a.C.), il sottosuolo divenne una risorsa da cui estrarre minerali e metalli di valore, praticamente fino ai giorni nostri.
Mentre il patrimonio archeologico veniva totalmente trascurato, nasce l’idea di tutelare l’area con la creazione di un Parco Geominerario, con i primi interventi negli anni ’90, in un processo favorito anche dal prestigioso riconoscimento internazionale dell’UNESCO, che nel 1998 porta alla sottoscrizione della Carta di Cagliari e l’impegno formale per l’istituzione del Parco. E qui iniziano i problemi.
Se la risposta istituzionale è il lassismo, quella del popolo sardo non si fa attendere: l’allora consigliere regionale Pietro Pinna guidò la protesta occupando il Pozzo Sella della miniera di Monteponi. Alla mobilitazione popolare aderirono rapidamente circa 500 lavoratori precari, in attesa di stabilizzazione con l’istituzione del Parco Geominerario. Il sostegno pacifico e non violento della popolazione fu determinante, permettendo di mantenere l’occupazione del pozzo per un intero anno e di portare a compimento la protesta. Il risultato? L’istituzione del Parco e lo stanziamento dei fondi nazionali necessari alla sua gestione, oltre alle prime risorse statali per le opere di bonifica delle aree minerarie dismesse e all’assunzione a tempo indeterminato dei 500 lavoratori.
Il cammino può essere svolto a piedi, in bicicletta o anche a cavallo, con diverse opzioni che riguardano le tappe e l’organizzazione. A piedi il percorso attraversa il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna seguendo le antiche vie dei minatori del sud-ovest dell’isola: un itinerario storico, culturale e spirituale che si snoda per 500 chilometri in 30 tappe, tra mare, montagne e miniere, nel cuore della terra più antica d’Italia, lungo un racconto lungo 8mila anni di storia. Nel tragitto è possibile essere ospitati nelle posadas, piccole ospitalità a carattere comunitario o rurale, che in origine erano luoghi semplici di ristoro e pernottamento per viandanti, pellegrini e lavoratori in transito.




