martedì 27 Gennaio 2026

Cosa sappiamo sulla presunta presenza dell’ICE a Cortina

«Di sicuro ICE sul territorio nazionale italiano non opererà». Con queste parole il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tentato di spegnere le polemiche attorno alla presunta presenza di agenti dell’ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Un caso divenuto in poche ore terreno di scontro politico, nato da una catena di dichiarazioni contraddittorie: il governatore lombardo Attilio Fontana aveva parlato di «agenti ICE a Milano-Cortina per la sicurezza di Vance e Rubio», lasciando intendere un coinvolgimento diretto dell’agenzia federale statunitense. Il Viminale ha poi smentito: nessun accordo, nessuna operatività in Italia. A sua volta, però, fonti dell’ambasciata USA in Italia hanno corretto il tiro, ricordando che, come in altri eventi olimpici, agenzie federali supporteranno la sicurezza diplomatica, con la Homeland Security Investigations – la componente investigativa dell’ICE – impegnata nel monitoraggio dei rischi criminali transnazionali.

Nei giorni in cui Milano e Cortina d’Ampezzo si preparano ad accendere i fuochi olimpici dei Giochi invernali 2026, la vicenda si è aperta con una dichiarazione del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha affermato che agenti dell’ICE sarebbero stati presenti «soltanto per controllare il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio». La frase, se isolata, suonava come una conferma di un accordo internazionale del ruolo “difensivo” dell’agenzia federale: «Ice sarà qui solo per controllare… e io sono convinto che non succederà niente». A ridimensione le critiche generate da queste dichiarazioni è intervenuta la Regione, che ha precisato che il presidente aveva risposto “in via ipotetica” e non aveva confermato la presenza certa degli agenti federali sul territorio italiano. Dalle stanze del Viminale è arrivata una puntualizzazione netta. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che «Quella dell’ICE a Milano-Cortina è una polemica sul nulla», specificando che l’«ICE, in quanto tale, non opererà mai in Italia». Piantedosi ha spiegato che, come avviene in qualsiasi grande evento internazionale, la delegazione americana potrà essere accompagnata da propri addetti alla sicurezza, ma questi non opereranno come forze di polizia sul territorio nazionale e che l’evento resterà una responsabilità esclusiva delle forze dell’ordine italiane. Sabato scorso, a margine del Forum internazionale del turismo, il ministro era stato meno perentorio: «Le delegazioni straniere all’interno del loro ordinamento scelgono loro a chi rivolgersi per assicurare la sicurezza alle delegazioni stesse. Non vedo quale problema ci sia». Nell’ipotesi di una presenza americana, aveva aggiunto, gli agenti «si coordinerebbero con le nostre forze dell’ordine», lasciando intendere un quadro di collaborazione ordinaria. E aveva chiuso commentando: «Ogni occasione è importante per testare metodologie, tecnologie e quant’altro».

La sequenza di conferme, smentite e dietrofront ha rapidamente fatto esplodere un dibattito ben al di là della mera sicurezza sportiva. L’opposizione ha criticato duramente tanto le esitazioni del Governo quanto la presunta superficialità delle dichiarazioni di Fontana. Alcuni esponenti di centrosinistra hanno definito “intollerabile” e “senza pudore” l’ipotesi che agenti di un’agenzia straniera, al centro delle proteste che dilagano in tutti gli Stati Uniti per i metodi violenti e per l’uccisione di due cittadini americani disarmati, Renee Good e Alex Pretty, possano operare sul suolo italiano. Parallelamente, AVS, il partito guidato da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, ha lanciato una petizione su Mettilafirma.it, “Non vogliamo le squadracce di Trump alle Olimpiadi di Milano Cortina”. Negli scorsi giorni, si è mossa anche Azione Milano sulla piattaforma Change.org, raccogliendo già oltre 9.000 sottoscrizioni. Destinatari dell’appello, sempre governo e Comitato organizzatore dei Giochi, a cui si chiede di prendere una «posizione su questa fondamentale questione».

Sul fronte diplomatico, fonti dell’ambasciata americana a Roma hanno cercato di smorzare i toni, spiegando che, «come in precedenti eventi olimpici, diverse agenzie federali supportano il Servizio di Sicurezza Diplomatica, tra cui Homeland Security Investigations, la componente investigativa dell’ICE» e che tale supporto sarebbe mirato solo alla «verifica e mitigazione dei rischi provenienti da organizzazioni criminali transnazionali», con ogni operazione sotto autorità italiana. Un chiarimento che, almeno per ora, tenta di ridimensionare il caso, senza archiviarlo del tutto, ricollocando la sicurezza dei Giochi nel perimetro delle responsabilità che restano, formalmente, solo italiane.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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