lunedì 26 Gennaio 2026

Microplastiche e metalli pesanti nell’aria delle città: l’inquinamento invisibile di gomme e freni

Le microplastiche non entrano nel nostro organismo solo attraverso ciò che mangiamo o beviamo: chi vive in città le respira quotidianamente. Un nuovo studio che ha visto la collaborazione dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) mostra che nelle aree urbane ad alto traffico l’aria è sempre più contaminata da particelle microscopiche generate dall’usura di pneumatici e freni, insieme a metalli pesanti come zinco, rame e ferro. È un inquinamento quotidiano, legato alla normale circolazione dei veicoli, che si concentra soprattutto nelle zone di traffico “stop and go” e che accompagna la vita urbana senza essere percepito dai cittadini. I dati confermano che le scelte sulla mobilità non incidono solo su smog e CO₂, ma anche su una forma di contaminazione invisibile che si accumula nell’aria e viene inalata, giorno dopo giorno.

Lo studio internazionale è stato pubblicato sulla rivista scientifica Atmospheric Enviroment e condotto nell’ambito del progetto europeo POLYRISK, il cui obiettivo principale è quello di valutare gli effetti dell’esposizione alle micro e nano plastiche sulla salute dell’uomo. I ricercatori hanno analizzato campioni di aria prelevati in diversi contesti urbani e stradali, mettendo a confronto aree a traffico intenso, zone residenziali e tratti extraurbani. Il risultato è netto: nei punti caratterizzati da continue frenate e ripartenze la concentrazione di microplastiche disperse nell’aria può risultare fino a cinque volte superiore rispetto alle aree meno congestionate. Non si tratta solo di frammenti di plastica, ma di un mix complesso di particelle che incorpora anche metalli pesanti, rilasciati dal consumo di freni e pneumatici.

Queste particelle rientrano nella categoria del particolato fine, assimilabile al PM10, e contribuiscono a una quota di inquinamento che sfugge alle politiche tradizionali sulla qualità dell’aria, ancora largamente centrate sulle emissioni di scarico. L’usura meccanica dei veicoli, invece, continua a produrre contaminanti anche quando le auto sono elettriche o a basse emissioni. Anzi, il peso maggiore di molti veicoli di nuova generazione rischia di accentuare il fenomeno, aumentando l’attrito su asfalto e freni. “In città una delle principali fonti di inquinamento da microplastiche è rappresentata dalle minuscole particelle generate dall’attrito degli pneumatici sull’asfalto durante la normale circolazione dei veicoli”, racconta infatti Maria Rita Montereali, ricercatrice del Laboratorio ENEA Impatti sul Territorio.

Il punto critico è che questo tipo di inquinamento non è regolato con la stessa attenzione riservata ai gas di combustione. Le normative europee e nazionali fissano limiti stringenti per ossidi di azoto e particolato da scarico, ma lasciano sostanzialmente fuori dal radar le emissioni non di combustione, nonostante rappresentino una quota crescente dell’inquinamento urbano. Le microplastiche, inoltre, hanno una capacità di persistenza e accumulo che le rende particolarmente problematiche: una volta rilasciate nell’ambiente, non scompaiono, ma si frammentano ulteriormente e si disperdono.

La scoperta mette in discussione anche una narrazione ormai consolidata, che associa l’esposizione alle microplastiche quasi esclusivamente alla plastica alimentare, alle bottiglie o agli imballaggi. Lo studio ENEA dimostra invece che una parte significativa dell’esposizione avviene per via inalatoria, direttamente nello spazio urbano, indipendentemente dalle scelte individuali di consumo. È una forma di contaminazione che riguarda tutti, anche chi riduce l’uso della plastica o segue diete attente.

In questo quadro, la questione non è tecnologica ma politica. Ridurre le microplastiche e i metalli pesanti nell’aria significa ripensare l’organizzazione delle città, il modello di mobilità, la centralità dell’auto privata e la gestione del traffico. Significa innanzitutto denunciare il problema, per poi intervenire: ma finché resterà invisibile, a livello istituzionale continuerà ad essere ignorato.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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