mercoledì 21 Gennaio 2026

UE-Mercosur: centinaia di trattori protestano davanti al Parlamento europeo

“No agli accordi tossici”, “Stop Mercosur”, “Von der Leyen Go Home!”. Tra slogan, striscioni e trombette, migliaia di agricoltori con i loro trattori hanno manifestato martedì davanti al palazzo del Parlamento europeo a Strasburgo, in Francia, contro l’accordo UE-Mercosur. Il trattato è stato firmato il 17 gennaio in Paraguay dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ma il Parlamento europeo deve ancora votarlo. I mezzi agricoli hanno trasformato la piazza in un presidio, occupando le vie d’accesso e bloccando il traffico. Le proteste riflettono la forte opposizione del settore primario europeo, che teme la pressione competitiva sui prezzi, standard sanitari più bassi e perdita di reddito.

Nella conferenza stampa di sabato, Ursula von der Leyen ha difeso l’accordo siglato dopo più di 25 anni di negoziati, rivolgendosi direttamente ai cittadini europei, sostenendo che l’intesa con il Mercosur sia «positiva per l’Europa e per ogni Stato membro». Il percorso del trattato, però, è tutt’altro che concluso: la Commissione dovrà decidere se applicarlo in via provvisoria dopo una prima ratifica nei Paesi sudamericani, che potrebbe arrivare presto, soprattutto in Argentina. Inoltre, il via libera del Parlamento europeo resta incerto. Nonostante il sostegno ufficiale di popolari, socialisti e liberali, le defezioni interne mettono a rischio una maggioranza solida. In attesa del voto, cresce il fronte di chi spera di fermare l’intesa o, come alcuni eurodeputati, di sottoporla prima al vaglio della Corte di giustizia europea.

È una richiesta che intercetta le rivendicazioni dei manifestanti, i quali chiedono tutele più solide per l’agricoltura dell’UE, la revisione delle condizioni del trattato e garanzie contro l’ingresso massiccio di prodotti sudamericani a prezzi inferiori a quelli locali. Per molti agricoltori l’accordo significa esporsi a una concorrenza ritenuta sleale: carni, cereali, zucchero e soia potrebbero arrivare sul mercato europeo a costi più bassi, con standard produttivi giudicati meno rigorosi e possibili ricadute sulla sicurezza alimentare per i consumatori. In un comparto già fragile, con margini ridotti e costi elevati, l’impatto rischia di destabilizzare gli equilibri. I sindacati parlano di un accordo che penalizza chi produce in Europa secondo regole severe, favorendo Paesi con normative più permissive. Tra i nodi centrali ci sono le clausole di salvaguardia e il principio di reciprocità: senza un’attivazione automatica, le tutele dipendono da iter complessi e lenti, incapaci di proteggere in tempi utili le imprese agricole dalla concorrenza sleale. Le marce dei trattori sono l’epilogo di mesi di mobilitazioni in tutto il continente. Francia, Polonia, Irlanda, Belgio e Italia hanno già visto le campagne scendere in piazza contro politiche percepite come ostili o inadeguate. Alla base c’è anche la percezione di un abbandono politico: l’accordo è il detonatore di una sfiducia più ampia verso le politiche agricole dell’UE. Al centro della protesta c’è l’asimmetria delle regole e la richiesta di reciprocità e controlli efficaci.

Sul piano istituzionale la partita resta aperta. A Strasburgo si valutano emendamenti, rilievi giuridici e persino ipotesi di stop, con dubbi sulla compatibilità dell’intesa rispetto ai trattati europei. Diversi eurodeputati spingono per un passaggio preliminare alla Corte di Giustizia, che potrebbe rallentare l’iter per mesi. Nel frattempo, le forze politiche si muovono in ordine sparso: per alcuni il Mercosur è una leva strategica nel nuovo equilibrio commerciale globale, per altri un compromesso che espone le categorie più vulnerabili a costi troppo alti. In questo clima, movimenti agricoli e sindacati continuano a chiedere aiuto finanziario, strumenti di gestione dei mercati e tariffe protettive che compensino gli effetti di una maggiore apertura commerciale. La protesta dei trattori è l’immagine plastica di un conflitto più profondo tra un modello di integrazione economica che punta alla liberalizzazione e le comunità agricole che temono di rimanere schiacciate da forze di mercato fuori misura. Resta aperto il nodo di trovare un equilibrio tra crescita globale e sostenibilità locale, tra standard europei e competitività internazionale: un equilibrio che, ora, si gioca sul campo, strada per strada.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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