Quello che doveva essere il “Corpo di Pace” per gestire la tregua in Palestina è piuttosto una nuova piattaforma politica con lo scopo di soppiantare le istituzioni e la legge internazionali. A gestirlo sarebbe lo stesso Trump, in veste di Presidente, carica dal mandato privo di scadenza e densa di poteri decisionali; gli altri membri – capi di Stato e di Governo – sarebbero scelti dal Presidente, e rimarrebbero nel Corpo per tre anni, salvo il pagamento di un contributo da «oltre un miliardo di dollari». Accanto a essi, opererebbe una sorta di comitato esecutivo, composto da politici e imprenditori miliardari. Insomma: il “Gaza Board of Peace”, di Gaza, ha solo il nome, tanto che nella sua stessa carta fondativa l’exclave palestinese non compare neanche una volta. Si tratta, piuttosto, di un corpo di oligarchi della finanza mondiale e leader politici accuratamente selezionati da Trump, l’autoproclamatosi vertice del nuovo ordine mondiale a guida americana.
Le notizie ufficiali sul Gaza Board of Peace finora scarseggiano. Il Corpo è parte del piano a venti punti che ha istituito il cessate il fuoco a Gaza lo scorso ottobre e sta venendo formato in questi giorni, con l’avvio della cosiddetta “fase due” della tregua. Il testo del documento è stato diffuso integralmente dai media israeliani. Sin dalle premesse, il Corpo di Pace rende chiaro il proprio obiettivo: «Dichiarando che una pace duratura richiede giudizio pragmatico, soluzioni di buon senso e il coraggio di abbandonare approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito», si legge nelle prime righe, in quello che pare un chiaro riferimento all’ONU. Il compito del Corpo di Pace sarebbe quello di «garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti»; il riferimento ai conflitti è generale, e non menziona alcuno specifico teatro di guerra. Lo scopo, insomma, è quello di gestire le guerre in generale.
Il Corpo di Pace sarebbe formato da due organi: il primo è un comitato esecutivo, composto da «leader di caratura mondiale», ossia politici e miliardari; il comitato sarebbe guidato da un Capo eletto dai membri e avrebbe il compito di guidare i percorsi di transizione di pace; i suoi membri resterebbero in carica due anni. Il secondo è invece una sorta di consiglio, a cui parteciperebbero capi di Stato e di Governo; questi avrebbero il compito di prendere le decisioni e di consigliare il comitato esecutivo; i suoi membri resterebbero in carica tre anni, salvo il pagamento di oltre un miliardo di dollari nel primo anno di entrata in effetto della Carta. Comitato e consiglio si riunirebbero periodicamente.
Al vertice della piramide, il Presidente, incarico dai poteri pressoché assoluti che verrebbe assunto da Trump: il presidente sceglierebbe i membri di entrambi gli organi e avrebbe autorità esclusiva di «creare, modificare o sciogliere entità sussidiarie» e sottocomitati per le iniziative di pace, avrebbe il potere di sciogliere l’intero corpo, e – soprattutto – sarebbe privo di scadenza di mandato; il Presidente potrebbe venire destituito solo attraverso votazione unanime del consiglio, avrebbe poteri di veto assoluti, dovrebbe ratificare ogni scelta e potrebbe rimuovere a sua discrezione qualsiasi membro dell’esecutivo e del consiglio (scelta, quest’ultima che potrebbe essere rovesciata con l’approvazione dei due terzi dei membri). Il Presidente nominerebbe inoltre un suo successore. La carta stabilisce anche che il Corpo di Pace avrebbe personalità giuridica (e potrebbe dunque istituire contratti, avere conti, asset, e beni, o presentarsi in tribunale), e darebbe priorità alle leggi nazionali dei membri. Il Corpo si scioglierebbe ogni anno solare dispari salvo rinnovo del Presidente. La carta entrerebbe in vigore una volta ratificata da tre Stati.
Per ora, è noto che Trump ha invitato circa 60 Paesi e organizzazioni a fare parte del Corpo di Pace: tra questi, l’UE, la Russia, la Bielorussia, ma anche Israele, Argentina, India, Canada, Francia, Pakistan, Turchia. Secondo le ricostruzioni dei media, la Russia, in attesa di specifiche, starebbe valutando l’idea di ratificare la carta; altri Paesi, come l’Italia, sono rimasti sul vago, affermando di essere «pronti a fare la propria parte»; altri ancora, come l’Argentina, hanno accettato l’invito; la Francia, invece, avrebbe rifiutato perché l’organizzazione descritta nel documento minerebbe i poteri dell’ONU.
Accanto agli inviti ai politici, Trump ha anche nominato il corpo esecutivo, che sarà formato dal Segretario di Stato USA Marco Rubio; Steve Witkoff, braccio destro diplomatico di Trump; Jared Kushner, genero del presidente, ex inviato speciale di Trump e imprenditore; Tony Blair, ex premier britannico e fondatore dell’omonima fondazione; Robert Gabriel, consigliere politico; e Marc Rowan e Ajay Banga, due imprenditori multimiliardari, rispettivamente amministratore delegato di Apollo Global Management e banchiere ed ex AD di Mastercard. È stato inoltre formato il primo sottocomitato esecutivo, che supervisionerà la situazione a Gaza: di esso faranno parte anche imprenditori attivi nell’edilizia, e diversi politici tra cui Hakan Fidan, ministro degli Esteri turco.




