Nonostante i dazi imposti da Donald Trump alla Cina e il conseguente calo delle esportazioni verso gli USA, l’economia del gigante asiatico ha registrato nel 2025 risultati record, contrariamente alle aspettative. Il surplus commerciale dell’anno appena trascorso, infatti, ha raggiunto la cifra eccezionale di 1.189 miliardi di dollari, con le esportazioni salite del 5,5% annuo e le importazioni stabili. Sebbene l’export verso gli USA sia diminuito a doppia cifra durante l’anno, il Dragone ha incrementato le spedizioni verso altri mercati, aumentando lo squilibrio commerciale con i principali partner, tra cui l’UE. Un risultato dovuto anche al successo della BRI (Belt and Road Initiative), l’ambizioso progetto infrastrutturale per incrementare le connessioni commerciali e politiche, lanciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013. Secondo He Yongqian, portavoce del Ministero del Commercio cinese (MOFCOM), infatti, gli scambi commerciali con i paesi partner della BRI rappresentano il 51,9% del totale. Solo nel mese di dicembre, il surplus commerciale di Pechino si è attestato a livello globale a 114,1 miliardi, con l’export a +6,6% e l’import a +5,7%.
La portavoce del ministero del commercio cinese ha anche evidenziato che i partner commerciali della Cina sono aumentati: il Dragone, infatti, ha esteso le sue importazioni ed esportazioni a oltre 190 Paesi e regioni. Il funzionario cinese ha inoltre sottolineato che lo slancio innovativo nella nazione asiatica ha continuato a rafforzarsi: le esportazioni di prodotti meccanici ed elettronici sono cresciute del 9%, con una quota che ha superato per la prima volta il 60%. La competitività internazionale dei “prodotti verdi” e a basse emissioni di carbonio è migliorata notevolmente, mentre nuovi modelli di business come l’e-commerce transfrontaliero si stanno affermando rapidamente.
I risultati dell’economia cinese sono il frutto di una strategia ben precisa formulata dal Partito comunista cinese , il quale intende fare del Dragone un Paese autosufficiente, capace di produrre tutto internamente in modo da ridurre al minimo ogni tipo di dipendenza dall’estero. A questo si aggiunge, come anticipato, l’estensione del commercio grazie alla BRI e all’instaurazione di buoni rapporti politici e commerciali con gran parte delle nazioni euroasiatiche. Grazie a un’economia pianificata e a un insieme di sussidi e agevolazioni, la Cina sta riuscendo nell’impresa di espandere la sua produzione interna, rendendola sempre più competitiva a livello globale. Questo quadro economico rischia di creare però anche un problema di sovrapproduzione, motivo per cui Pechino esporta sempre di più beni all’estero. In questo contesto, le esportazioni verso il sud-est asiatico sono cruciali, in quanto – secondo alcuni analisti – permetterebbero alla Cina di aggirare i dazi di Trump: nazioni come la Thailandia o il Vietnam sono usati, infatti, come Paesi intermedi dai quali le merci cinesi vengono poi spedite negli Stati Uniti.
Non è un caso che, come riporta il Financial Times (FT), il surplus della Cina con la regione del sud-est asiatico sia stato di 245 miliardi di dollari per i primi 11 mesi del 2025, ben al di sopra dei 191 miliardi di dollari registrati per l’intero anno del 2024. Ma il sud-est asiatico non è l’unica regione verso cui il Dragone ha aumentato le sue esportazioni: altri mercati importanti sono l’Africa, l’UE e l’America latina. Nel dettaglio, il surplus con l’Africa relativo ai primi 11 mesi del 2025 è aumentato di 27 miliardi di dollari rispetto ai dati del 2024 per l’intero anno, guidato da Nigeria, Liberia ed Egitto. Il surplus con l’Ue, invece, è aumentato di quasi 20 miliardi e quello con l’America latina di 20 miliardi. Allo stesso tempo, il surplus commerciale con gli Stati Uniti è diminuito di oltre 100 miliardi nel 2025 rispetto al totale del 2024. Se, dunque, da un lato, i dazi di Trump hanno avuto effetto nel ridurre il deficit commerciale con Pechino, dall’altro, hanno contribuito a creare nuovi mercati spostando il polo commerciale verso il sud-est asiatico e incrementando gli scambi con Ue e America latina.
Analizzando i settori da cui deriva maggiormente l’eccedenza commerciale, al primo posto troviamo quello automobilistico: in quest’ambito l’avanzo è aumentato di 22 miliardi di dollari nei primi 10 mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, portando il suo totale a 66 miliardi di dollari. Al secondo posto c’è la produzione di batterie, ambito nel quale il Dragone ha registrato un’eccedenza commerciale di 64 miliardi di dollari nel primi dieci mesi del 2025. Cosa che ha anche permesso un impulso ai veicoli elettrici a livello nazionale, trasformando i principali produttori di auto elettriche del paese come BYD in nomi conosciuti a livello mondiale.
La rapida espansione del commercio cinese e la sua sovrapproduzione, unitamente ai prezzi competitivi di Pechino, stanno suscitando seria preoccupazione nei Paesi occidentali e da parte del FMI (Fondo monetario internazionale): a dicembre la direttrice del Fondo, Kristalina Georgieva, ha affermato che «Come seconda economia del mondo, la Cina è troppo grande per creare tanta crescita tramite le esportazioni, e continuare a dipendere da una crescita generata dalle esportazioni rischia di aumentare le tensioni commerciali globali». I Paesi occidentali, in particolare europei, non hanno ancora trovato una strategia commerciale efficace e continuano a dipendere eccessivamente dalle importazioni estere, senza sviluppare un piano economico interno per risollevare il crollo della produzione industriale. Da parte sua, la Cina ha dichiarato che intensificherà gli sforzi per promuovere lo sviluppo integrato del commercio e degli investimenti e per sviluppare nuovi motori di crescita anche nel 2026.




