martedì 13 Gennaio 2026

Clima: l’1% più ricco ha già consumato le emissioni annuali a disposizione

A soli dieci giorni dall’inizio del 2026, l’1% più ricco della popolazione mondiale ha già esaurito il proprio budget annuale di carbonio, ovvero la quantità di CO2 che potrebbe essere emessa da ciascuno senza superare la soglia di riscaldamento globale di 1,5°C. Lo ha attestato una nuova analisi pubblicata da Oxfam. Ancora più sconcertante è il dato relativo allo 0,1% dei super ricchi, che secondo i risultati avrebbe bruciato il proprio limite in appena 72 ore, il 3 gennaio. Questa “Giornata dell’Inquinatore”, come è stata definita dall’organizzazione, illumina in modo crudo come una minuscola élite sia responsabile in modo sproporzionato dell’aggravarsi della crisi climatica, mentre la stragrande maggioranza dell’umanità paga il prezzo più alto.

Le emissioni generate dall’1% più ricco in un solo anno, si stima, causeranno circa 1,3 milioni di morti legate al caldo entro la fine del secolo. Entro il 2050, i danni economici ai paesi a basso e medio-basso reddito, causati dalle emissioni di questa élite, potrebbero raggiungere la cifra di 44mila miliardi di dollari. Per rimanere entro il limite di sicurezza di 1,5°C, l’1% più ricco dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 97% entro il 2030. Un obiettivo che appare lontanissimo, considerando che la persona media nello 0,1% più ricco emette oltre 800 kg di CO2 al giorno, mentre una persona della metà più povera del pianeta ne emette in media solo 2 kg.

Il problema non si limita agli stili di vita iper-lussuosi, ma si estende agli investimenti. Ogni miliardario detiene in media un portafoglio di investimenti in aziende che producono 1,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno. Nel 2024, le emissioni legate agli investimenti di 308 miliardari – stimate in circa 586 milioni di tonnellate di CO2 equivalente – hanno infatti superato quelle combinate di 118 paesi. Quasi il 60% degli investimenti dei miliardari è concentrato in settori ad alto impatto climatico, come i combustibili fossili, e due terzi delle aziende in cui investono non sono allineate con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Tale potere economico si traduce sistematicamente in potere politico, che viene utilizzato per indebolire l’azione climatica. Alle recenti conferenze ONU sul clima, i lobbisti dei combustibili fossili hanno superato in numero la maggior parte delle delegazioni nazionali, mentre la partecipazione delle comunità indigene, in prima linea nella crisi, è risultata assai marginale.

Le possibili soluzioni delineate da Oxfam sono concrete: aumentare le imposte su redditi e patrimoni dei super-ricchi; introdurre tasse permanenti sugli utili straordinari delle grandi imprese — con proposte che prevedono aliquote fino al 50% sui rendimenti eccedenti soglie prestabilite —; vietare o tassare in modo punitivo beni di lusso ad alta intensità carbonica come jet privati e superyacht; applicare una tassa sui profitti straordinari delle compagnie fossili, misura che potrebbe generare risorse dell’ordine di centinaia di miliardi di dollari nel primo anno per finanziare lo sviluppo del Sud globale. Parallelamente, secondo l’organizzazione, è necessario limitare fortemente la partecipazione diretta delle corporazioni fossili ai negoziati e il peso della loro lobby, rafforzando invece la voce della società civile per costruire un sistema economico che metta al centro persone ed ecosistemi.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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