venerdì 9 Gennaio 2026

La “nuova” Siria di al-Sharaa ha ricominciato ad attaccare i territori curdi

Ad Aleppo, in Siria, è riesplosa la tensione tra milizie curde e governo centrale. Gli scontri sono iniziati lo scorso 5 gennaio, con il gruppo a guida curda delle Forze Democratiche Siriane (SDF) e l’esercito che si sono accusati vicendevolmente di avere scagliato attacchi nelle reciproche postazioni. Tra ieri e oggi, 8 gennaio, gli scontri sono continuati, e circa 30.000 persone sono state evacuate dalla città, mentre l’esercito ha avviato una operazione militare per prendere il controllo dei quartieri a guida curda. Le SDF riportano di essere state accerchiate con almeno 80 mezzi pesanti, e di avere subito colpi di artiglieria e mortaio; mentre l’esercito assedia la città, la Turchia ha rilasciato una dichiarazione a sostegno del governo siriano, chiedendo alle forze curde di abbandonare le armi e minacciando un intervento diretto nel caso in cui Damasco chiedesse aiuto.

Non è chiaro cosa abbia fatto esplodere gli scontri ad Aleppo. La sera del 5 gennaio, l’agenzia di stampa siriana Sana ha riportato che droni delle SDF avrebbero preso di mira un posto di blocco della polizia militare situato vicino ai punti di controllo di Deir Hafer, a est della città. «L’Esercito Arabo Siriano risponderà a questa aggressione in modo appropriato», riporta un comunicato diffuso dal media. Analogamente, le SDF riportano di avere subito un attacco, accusando l’esercito di avere iniziato le violenze. Nelle ore che sono seguite, sono iniziati i primi combattimenti presso postazioni e avamposti dei due schieramenti. Il 6 gennaio, gli scontri sono diventati più violenti, coinvolgendo anche scuole e ospedali, e sono stati segnalati i primi morti e le prime evacuazioni dei residenti; le autorità siriane hanno ordinato la chiusura delle scuole e delle attività dell’aeroporto della città, e hanno concentrato gli attacchi nei quartieri di Sheikh Maqsoud, Ashrafieh, a maggioranza curda. Ieri, infine, è stata lanciata l’operazione militare: il numero di morti ufficiale è arrivato a 7 persone, e quello dei feriti a 52; circa 30.000 persone sono state evacuate, ma il governo ha preparato alloggi per 142.000 persone; la città è stata assediata da mezzi pesanti e oggi l’esercito ha rilasciato diversi ordini di evacuazione.

Gli scontri ad Aleppo arrivano in un momento di tensione tra le SDF e il governo centrale. A marzo, la milizia a guida curda aveva siglato un accordo per entrare a far parte dell’esercito regolare, che tuttavia è saltato nei mesi successivi; non è noto il motivo esatto per cui l’accordo non è andato a buon fine, ma secondo la ricostruzione di analisti il contenzioso riguardava le modalità con cui le SDF avrebbero dovuto venire integrate nell’esercito, se come blocco unitario o con l’inquadramento dei singoli soldati. A ottobre, la tensione tra governo centrale e curdi è salita a causa della esclusione delle comunità curde – assieme a quelle delle donne e delle comunità druse – dalle prime elezioni legislative, e tra i diversi gruppi etnici locali è iniziata a sorgere la richiesta di una Siria multinazionale e federale, che tuttavia non ha portato alla nascita di un movimento di rivendicazione unificato. A complicare i rapporti tra curdi e governo centrale è l’incombente presenza turca, Paese con cui il governo al-Sharaa intrattiene un rapporto privilegiato; oggi stesso, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha soffiato sul fuoco, chiedendo apertamente ai curdi siriani di abbandonare le armi e mostrando aperto sostegno al governo.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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