venerdì 9 Gennaio 2026

Gli USA si ritirano da decine di organizzazioni internazionali sulla governance globale

La Casa Bianca ha formalizzato con un memorandum presidenziale il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, 31 delle quali appartenenti alle Nazioni Unite. L’elenco include agenzie, commissioni e organismi consultivi attivi su clima, lavoro, migrazioni, diritti e governance globale, giudicati dall’amministrazione Trump inefficaci o portatori di agende ideologiche «in contrasto con gli interessi nazionali». Il provvedimento dà attuazione alla revisione avviata dall’ordine esecutivo 14199 e incarica le agenzie federali di cessare partecipazione e finanziamenti, nei limiti consentiti dalla legge. Una scelta che segna un ulteriore strappo nel sistema multilaterale e ridisegna il perimetro dell’impegno americano sulla scena globale.

La decisione segue l’uscita da altri forum globali, incluso l’allontanamento dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il provvedimento firmato da Trump è, infatti, il culmine di una revisione iniziata con un precedente ordine esecutivo del 4 febbraio 2025, che chiedeva al Segretario di Stato di sottoporre a nuovo esame tre organismi ONU: il Consiglio per i diritti umani, l’UNESCO e l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA). Proprio Marco Rubio ha difeso il provvedimento del 7 gennaio parlando di una necessaria revisione dell’architettura multilaterale degli USA, sostenendo che molte organizzazioni siano inefficienti o perseguano agende contrarie alla politica interna statunitense. Secondo il memorandum ufficiale, gli USA si ritireranno dal trattato internazionale per il clima, l’Un Framework Convention on Climate Change, dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), dal Carbon Free Energy Compact, dall’Università delle Nazioni Unite, dall’International Cotton Advisory Committee, dall’International Tropical Timber Organization, dal Partnership for Atlantic Cooperation, dall’Istituto Panamericano di Geografia e Storia, dalla Federazione Internazionale dei Consigli e delle Agenzie per le Arti e la Cultura e dall’International Lead and Zinc Study Group.

La decisione di Washington ha innescato reazioni critiche sul piano internazionale, soprattutto da parte della Unione europea, dove le preoccupazioni si concentrano in primo luogo sul dossier climatico. Paesi alleati e rappresentanti degli organismi coinvolti temono un’ulteriore erosione della cooperazione multilaterale e l’accelerazione di un quadro geopolitico sempre più frammentato, con effetti diretti sui meccanismi di governance globale. Al centro del dibattito vi è il ritiro degli Stati Uniti dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), architrave del sistema negoziale che ha portato agli accordi di Parigi del 2015 e alle attuali trattative sul clima. Il memorandum prevede inoltre l’uscita dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), l’organismo scientifico incaricato di valutare le evidenze sul riscaldamento globale, insieme ad altri enti di cooperazione ambientale. Secondo le voci critiche, la mossa rappresenta non solo un arretramento nella lotta ai “cambiamenti climatici”, ma anche un segnale politico che rischia di legittimare un disimpegno più ampio dal multilateralismo. L’elenco dei ritiri comprende inoltre organismi attivi nella promozione dei diritti umani, dell’uguaglianza di genere e della democrazia, come UN Women, il Fondo ONU per la democrazia e la Freedom Online Coalition, oltre a strutture impegnate nella prevenzione dei conflitti. Rilevante anche il disimpegno da enti che operano nei settori dello sviluppo, del commercio internazionale e della gestione delle migrazioni.

La scelta di Washington si inserisce in un più ampio riposizionamento della politica estera americana verso un bilateralismo assertivo che privilegia gli accordi diretti rispetto agli impegni multilaterali. All’interno degli Stati Uniti, la mossa polarizzerà ulteriormente il dibattito interno sulla direzione della politica estera, tra sostenitori di un approccio isolazionista e figure che invocano una partecipazione più attiva alle strutture internazionali. In questo quadro si colloca anche, tra pochi giorni, il viaggio del presidente Donald Trump al World Economic Forum di Davos, dove la Casa Bianca intende riaffermare il proprio peso politico ed economico in una sede simbolo della governance globale, pur prendendone le distanze sul piano istituzionale. Un paradosso che segnala come il confronto internazionale non venga abbandonato, ma ridefinito secondo nuove regole e nuovi equilibri.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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