giovedì 8 Gennaio 2026

L’Unione Europea ha rinviato ancora la legge contro la deforestazione

L’Unione europea ha ufficialmente rinviato per il secondo anno consecutivo la legge contro la deforestazione, nota come EUDR. La norma vieterebbe l’importazione di prodotti come cacao, caffè, soia, carne bovina, legname, olio di palma e gomma provenienti da aree deforestate dopo il 2020, imponendo dati geolocalizzati ai produttori. Approvata nel 2023 e prevista dal 2024, era già stata rinviata per pressioni politiche ed economiche. Con le nuove modifiche, l’entrata in vigore è ora prevista a partire dal 30 dicembre 2026 per i grandi operatori e dal 2027 per i più piccoli, con una revisione prevista nell’aprile 2026 che potrebbe aprire a ulteriori modifiche.

L’emendamento che permette il rinvio è stato approvato a fine dicembre con la scusa di «garantire una transizione giusta» e consentire il miglioramento del sistema informatico impiegato per presentare le dichiarazioni elettroniche sulla due diligence (la “dovuta diligenza”), le quali attestano che il prodotto non provenga da terreni deforestati e non abbia contribuito alla deforestazione. Nel settembre dello scorso anno, la Commissione UE aveva fatto sapere che i propri sistemi informatici non erano pronti per gestire la mole di dichiarazioni prevista, nonostante gli oltre due anni avuti a disposizione per approntare un sistema funzionante, e aveva proposto il rinvio della normativa. Enti come il WWF avevano definito «imbarazzante» la richiesta della Commissione: «se questo problema tecnico è reale, non solo dimostra incompetenza, ma anche una palese mancanza di volontà politica nell’investire per un’attuazione tempestiva dell’EUDR» aveva commentato Anke Schlumeister-Oldenhove, Forest Policy Manager di WWF European Policy Service. Entro il 30 aprile 2026, inoltre, la Commissione dovrà presentare una relazione per valutare l’impatto della normativa proprio su micro e piccoli operatori, con il rischio che il termine per l’introduzione della legge slitti ulteriormente.

L’EUDR è frutto della mobilitazione dal basso. La legge era stata formulata dopo che, nel 2020, 1,2 milioni di cittadini europei, insieme a 200 ONG da tutto il mondo, avevano firmato una petizione per chiedere agli organi dell’Unione una normativa che tutelasse le foreste globali. Oggi, dell’ambizioso disegno di legge iniziale resta poco. Hugo Shally, membro della Commissione UE e autore del primo testo di legge, ha spiegato in un’intervista rilasciata al Guardian che la norma è stata «svuotata» dall’eliminazione degli obblighi di verifica della provenienza delle materie prime in carico agli operatori a valle. L’alleggerimento degli obblighi diretti a carico degli operatori, a suo parere, renderà più difficile perseguire penalmente coloro che li infrangeranno, ha commentato. Originariamente, infatti, la legge prevedeva che le aziende monitorassero i propri appaltatori terzi e che venissero impiegati sistemi di geolocalizzazione per risalire agli appezzamenti di terreni coinvolti e capire se vi fosse coinvolta deforestazione illegale. Le aziende che infrangevano la normativa potevano incorrere in multe pari fino al 4% del loro fatturato – scatenando il malcontento tra multinazionali e politica.

Nella primavera dello scorso anno, 11 Paesi dell’UE – tra i quali anche l’Italia – avevano chiesto alla Commissione di depotenziare le norme, definite troppo gravose dai ministri dell’Agricoltura. In una lettera inviata a Bruxelles, i firmatari chiedevano che la legge sulla deforestazione fosse inserita nei piani di semplificazione già avanzati dalla Commissione, di introdurre Paesi o regioni con un rischio di deforestazione insignificante che fossero esenti dai controlli imposti dalla legge e meccanismi di compensazione che permettessero di disboscare se si ripiantano alberi in un’altra zona.

L’Italia, d’altronde, è in prima linea tra i Paesi che hanno chiesto un generale depotenziamento o rinvio delle leggi a tutela dell’ambiente, Green Deal in primis – siamo stati gli unici a votare contro i divieti sulla pesca a strascico, oltre ad aver votato contro la norma sulla riduzione delle emissioni industriali (riuscendo a ridurre i limiti imposti agli allevamenti intensivi), contro la legge sul ripristino della natura e contro la riduzione delle emissioni del settore auto, oltre ad aver contribuito alla riqualificazione al ribasso dello status di tutela del lupo. Il secondo mandato von der Leyen, insomma, si conferma orientato a depotenziare notevolmente le iniziative per il clima dell’UE. L’ultima iniziativa che conferma la tendenza è la retromarcia sul divieto di vendita dei motori a combustione interna, rivedendo gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti per il 2035. In generale, gli obiettivi per la neutralità climatica entro il 2050 sono stati ampiamente rivisti, soprattutto per via delle pesanti modifiche apportate al Green Deal, che assecondano le pressioni e gli interessi di politica e aziende con scelte destinate inevitabilmente a ricadere sulla società in generale.

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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