giovedì 8 Gennaio 2026

Illegittimo il TSO allo studente senza mascherina: dopo 4 anni interviene la Cassazione

Si è parzialmente conclusa dopo quattro anni la vicenda dello studente marchigiano sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) nel 2021 – in piena fase pandemica – per essersi incatenato a un banco in segno di protesta contro l’uso della mascherina in classe. La Corte di Cassazione ha ristabilito la giustizia dichiarando che quel provvedimento era illegittimo e, dunque, nullo. Si tratta di una sentenza importante, destinata a fare giurisprudenza, in quanto riafferma alcuni principi fondamentali che valgono anche in periodi emergenziali. In particolare, la Corte ha affermato che posizioni e idee anticonvenzionali non rappresentano un sintomo patologico o una malattia mentale e, dunque, non possono essere trattate con un TSO. Quest’ultimo, in base alla sentenza della Cassazione, può essere legittimo solo se utile a proteggere la salute dell’individuo. Secondo i legali della famiglia del giovane, «la Suprema Corte ha messo nero su bianco alcuni basilari principi di diritto che rendono giustizia ad un ragazzo vittima di incaute valutazioni da parte delle istituzioni interessate».

Gli avvocati della famiglia di Valerio Tellenio, il giovane sottoposto a trattamento coatto, hanno spiegato al Resto del Carlino i diversi principi giuridici basilari che la Corte ha riaffermato nella sentenza: oltre ad aver dichiarato che l’espressione di idee anticonvenzionali non rappresenta qualcosa di patologico, la Corte «dà atto che la prima diagnosi emessa dai medici che hanno formulato la proposta di TSO presso il Pronto soccorso di Fano non è stata confermata dal reparto di psichiatria dell’ospedale di Muraglia presso il quale è stato illegittimamente confinato Tellenio». In terzo luogo, dalla sentenza emerge che «lo strumento del TSO è stato applicato in maniera impropria ossia per sanzionare delle condotte che potevano avere, eventualmente, rilevanza disciplinare o penale (ma Tellenio è stato assolto anche in ordine al reato di turbativa di pubblico servizio) e non per la cura dell’interessato come previsto dalla legge». Inoltre, secondo i legali, poiché non è consentito emettere un TSO sulla base delle sole valutazioni dei sanitari, si sarebbe dovuto ascoltare preventivamente il ragazzo.

Nel 2021, l’allora diciottenne Tellenio era uno studente dell’istituto tecnico commerciale Olivetti di Fano: Valerio aveva protestato contro l’obbligo di indossare la mascherina, prima a parole e poi incatenandosi a un banco con una catena da bicicletta. Dopo una prima mediazione fallita tentata dalla scuola, sono quindi intervenute le forze dell’ordine e l’ambulanza, portando il ragazzo al pronto soccorso. Qui, Valerio si era opposto al tampone ed è a questo punto che due medici deci­sero di applicargli il trattamento coatto perché il giovane «rappresentava una minaccia per la salute pubblica». L’allora sindaco Massimo Seri aveva firmato il TSO senza ulteriori approfondimenti sul ragazzo ed era stato quindi disposto il ricovero in psichiatria del giovane a Muraglia. Come riporta l’associazione Diritti alla Follia, il Giudice tutelare confermò la misura senza udienza del ragazzo e il giovane ha dovuto trascorrere quattro giorni in reparto psichiatrico, con restrizioni severe.

La vicenda ha avuto dure ripercussioni sociali e psicologiche per Tellenio, come spiegano i suoi legali, e per questo motivo gli avvocati stanno valutando anche un’eventuale querela penale che riguarderebbe i sanitari, la scuola e l’ex sindaco di Fano, oltre a una richiesta di risarcimento. Secondo uno dei due legali della famiglia, Isabella Giampaoli, per un ragazzo così giovane quell’episodio ha rappresentato «uno stigma, un marchio indelebile», amplificato dal clamore mediatico nazionale che il caso ebbe all’epoca. Valerio inoltre non riuscirebbe neppure a trovare un lavoro stabile, «perché appena sentono il suo nome, commercianti e titolari di azienda lo associano al ragazzo rinchiuso dopo il TSO», ha spiegato l’altro avvocato, Nicola Peverelli. La sentenza della Cassazione non chiude, dunque, definitivamente il caso, ma anzi potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova fase giudiziaria che avrebbe proprio l’obiettivo di compensare almeno parzialmente i danni subiti dal ragazzo attraverso azioni concrete, tra cui un risarcimento economico. La vicenda però è estremamente rilevante per tutti perché, come hanno sottolineato gli assistenti legali di Tellenio, la sentenza della Cassazione è destinata a «fare scuola ed è per questo che ha già attirato l’attenzione di molti colleghi a livello nazionale».

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.

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