giovedì 8 Gennaio 2026

“Anime gemelle” IA, avatar e solitudine: la frontiera dell’intimità artificiale

L’idea che si possa colmare la solitudine e l’isolamento che stanno affliggendo la società attraverso strumenti di intelligenza artificiale sta diventando sempre più comune. Magari non tra gli psicologi e gli studiosi della mente umana, ma certamente tra i consumatori e le aziende che sviluppano software e dispositivi dedicati alle cosiddette IA relazionali. Così, in occasione del CES 2026, una delle più importanti fiere di elettronica al mondo, proliferano soluzioni che trasformano questi compagni virtuali in oggetti fisici da tenere in camera, pensati per un’interazione più naturale grazie a telecamere e microfoni sempre attivi e pronti a registrare ogni movimento dell’utente.

Las Vegas ospita in questi giorni la nuova edizione del Consumer Electronics Show, la vetrina globale in cui le principali aziende tech anticipano i prodotti destinati a debuttare nel prossimo futuro. Tra le proposte più discusse spiccano alcune capsule trasparenti che, grazie a schermi OLED ricurvi, ricreano la presenza olografica di un avatar. Queste figure digitali, spesso modellate con tratti antropomorfi e un’estetica amichevole o ammiccante — talvolta apertamente sessualizzata — rappresentano l’ultima evoluzione degli assistenti vocali e puntano a trasformarsi in dispositivi capaci non solo di eseguire comandi, ma anche di offrire un presunto supporto emotivo da integrare nella vita di ogni giorno.

Il Lepro Ami, sviluppato dall’azienda cinese Lepro, si presenta come una compagnia artificiale descritta senza mezzi termini come una vera e propria “anima gemella in IA”. Nessuna ambiguità, dunque. L’obiettivo è trasformare le sempre più diffuse app di intelligenza artificiale relazionale in un’esperienza “fisica”, capace di simulare una presenza nello spazio e superare la mediazione del freddo schermo dello smartphone. Il dispositivo promette di essere “sempre acceso” e di offrire interazioni in realtà aumentata grazie a due telecamere frontali che tracciano lo sguardo dell’utente, una telecamera posteriore che analizza l’ambiente per riprodurlo sul display e un microfono costantemente attivo per captare ogni suono nella stanza. 

Ami, l'”anima gemella”, pronta a interagire con l’utente.

Una soluzione analoga, se non quasi identica, arriva anche da Razer, marchio noto a livello globale per mouse, cuffie e accessori spesso caratterizzati da luci sgargianti che richiamano l’estetica del gaming. Si tratta di Project Ava, un “compagno da scrivania” progettato per integrarsi con le tecnologie di avatar di Grok, il chatbot del social X. Anche in questo caso il dispositivo è un cilindro dotato di uno schermo che proietta una figura olografica e integra un sistema di “visione simile a quella umana”, oltre a sensori audio che gli garantiscono una “piena consapevolezza” dell’ambiente circostante. Intervistato da Bloomberg, il CEO di Razer, Min-Liang Tan, ha affermato che il prodotto non sia pensato come supporto emotivo, ma come assistente tecnico. Tuttavia, il manager riconosce anche che, pur non volendo promuovere Ava come potenziale partner romantico, “le persone tendono a usare le loro IA in modo più personale”.

Alcuni degli avatar disponibili sul device Razer.

I rischi per la privacy e per una possibile cattiva gestione dei dati sono evidenti fin dal primo sguardo. Gli assistenti vocali tradizionali — da Amazon Alexa a Google Home — sono già finiti al centro di scandali per aver eseguito registrazioni non autorizzate e per aver fatto trapelare informazioni sensibili; un’evoluzione ancora più invasiva di quel modello, priva di soluzioni alle criticità ormai note, non può che alimentare ulteriori timori. Lepro prova a rassicurare gli utenti sottolineando la presenza sul suo device di mascherine con cui oscurare le telecamere, nonché garantendo che l’elaborazione delle informazioni raccolte avvenga localmente. Razer, invece, evita del tutto l’argomento, forse consapevole che la sua storia di mala gestione dei dati non le conferisce quella credibilità necessaria per avanzare promesse in materia di sicurezza.

Ami e Ava non sono certo i primi esponenti del loro genere: dispositivi simili già da tempo prodotti da aziende minori quali Gatebox, realtà balzata agli onori delle cronache nel 2022, quando uno dei suoi utenti ha deciso di convogliare a nozze con l’avatar proiettato dal suo dispositivo. La novità, dunque, non sta tanto nella forma quanto nella portata. Presentandosi al CES, le aziende stanno testando il terreno per valutare se queste piattaforme possano compiere il salto qualitativo, trasformandosi da curiosità di nicchia a prodotti di largo consumo. Sul fronte software, le IA relazionali sono ormai un prodotto commerciale diffuso che, nonostante le problematiche note, alimenta con fervore il mercato dei servizi in abbonamento. Resta dunque da capire se il desiderio di colmare la solitudine che attraversa la nostra società sarà sufficiente a far entrare questi chatbot direttamente nell’arredamento domestico, normalizzandoli ulteriormente.

Avatar photo

Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa della stesura di articoli di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.

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