Nel territorio dei Comuni di Orvieto e San Giorgio, in Umbria, potrebbe sorgere un impianto eolico composto da 7 aerogeneratori, ciascuna di un’altezza superiore ai 200 metri. Quattro volte il Duomo di Orvieto, scrivono i comitati che stanno dando battaglia. Il progetto di RWE Renewables Italia srl, braccio della tedesca RWE, sorgerebbe infatti tra l’Altopiano dell’Alfina e il lago di Bolsena, un territorio ricco di resti archeologici di pregio e siti protetti. A rappresentare una particolare criticità, sottolineano i comitati, vi è il fatto che il progetto del parco non rispetterebbe quanto stabilito dalla legge e dal Codice dei Beni Culturali, che impone una distanza minima di 3 km tra i beni culturali protetti e opere di questo genere e che, in questo caso, non verrebbe rispettata. “Ancora una volta”, commentano, “siamo di fronte alla privatizzazione dei profitti e alla socializzazione dei danni.
“A titolo esemplificativo, la Necropoli etrusca del Lauscello dista circa 500 metri dall’aerogeneratore n. 4, che misura in altezza circa 200 metri”, scrivono i comitati in una petizione inviata alla presidenza della Repubblica, nella quale si chiede lo stop ai lavori. Una speranza in questo senso era giunta a ottobre dello scorso anno, quando la Conferenza dei servizi della Regione Umbria aveva bocciato la realizzazione del progetto. Tuttavia, pochi giorni fa, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di RWE, sbloccando di fatto i lavori. Complessivamente, il parco dovrebbe produrre 42 GW di energia, 6 GW per ogni aerogeneratore costruito.
Le associazioni chiedono che il progetto sia del tutto annullato. La coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione), che comprende 140 associazioni e comitati per la difesa dei territori, scrive che tra le criticità vi è la “mancata ottemperanza a prescrizioni essenziali della VIA [Valutazione Impatto Ambientale, ndr]”, dalla quale deriva una “alterazione del bilanciamento costi/benefici ambientali”, e l’esistenza di un “interesse pubblico rafforzato”. “L’eventuale realizzazione dell’impianto Phobos comprometterebbe in maniera permanente uno dei paesaggi più preziosi d’Italia” scrive TESS, “ma soprattutto aprirebbe la strada a una sequenza di analoghe approvazioni in contesti di pari valore, come Civita di Bagnoregio o la Maremma”.




