Il governo ha espresso un primo parere favorevole al progetto di estrazione di gas a Bomba, nella provincia abruzzese di Chieti, presentato da LnEnergy. La società con sede a Londra e guidata da Mark Frascogna ha ottenuto il giudizio positivo dal Comitato Pnrr-Pniec del Ministero dell’Ambiente, che riconosce però gravi criticità: rischio di subsidenza, riattivazione di faglie, sismicità indotta e possibili effetti sulla stabilità della diga del lago artificiale di Bomba, che contiene 83 milioni di metri cubi d’acqua. Manca ancora il nulla osta del Ministero della Cultura. La riproposizione dell’istanza ha riacceso la protesta dei cittadini che da oltre 15 anni lottano contro il progetto, che era già stato bocciato in passato, anche dal Consiglio di Stato nel maggio 2015, richiamando il principio di precauzione.
Nell’alta Val di Sangro, i sindaci locali, incluso quello di Bomba, Raffaele Nasuti, hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso al TAR non appena il decreto ministeriale sarà pubblicato, evidenziando presunti «vizi di forma e difetti sostanziali» nella procedura autorizzativa. La Commissione VIA nazionale ha espresso un giudizio positivo sulla compatibilità ambientale, condizionando l’ok all’istituzione di un Osservatorio ambientale per monitorare gli impatti e alla successiva approvazione del Ministero della Cultura. Tuttavia, tecnici e amministratori locali rilevano che il comitato nazionale non ha competenza specifica sulle fasi operative di estrazione e raffinazione degli idrocarburi e che le criticità tecniche non sono state risolte. Nel novembre 2018 la Commissione nazionale VIA aveva espresso parere negativo al progetto di estrazione di gas proposto dalla Cmi Energia, ritenendo insufficiente la documentazione tecnica presentata e troppo elevati i rischi per la sicurezza, evidenziando gravi criticità idrogeologiche e la presenza di decine di frane attive attorno al lago e sulla sponda del monte Tutoglio. Gli esperti regionali avevano parlato di oltre 80 “movimenti di massa” nella zona, segno di una morfologia instabile e sensibile anche a piccoli cambiamenti geomorfologici. Sembrava una guerra vinta per Bomba, che invece oggi si ritrova a combattere. Gli oppositori al progetto di estrazione del gas sottolineano che l’applicazione del principio di precauzione – invocato nel 2015 dal Consiglio di Stato – implicherebbe un blocco preventivo di attività potenzialmente dannose fino al consolidamento scientifico dei rischi; la mera istituzione di un osservatorio ambientale non è considerata adeguata a prevenire possibili eventi irreversibili.
Negli ultimi decenni la Val di Sangro ha subito trasformazioni infrastrutturali che hanno lasciato segni profondi sul territorio e sulle comunità locali. La costruzione della diga di Bomba, tra il 1955 e il 1960, ha contribuito allo spopolamento dei paesi e fu accompagnata da numerose frane: durante i lavori una vasta massa di terreno crollò sul lato destro della diga, evitando una tragedia solo perché l’evento avvenne di notte. Anche il versante del Monte Tutoglio dovette essere rinforzato con ingenti colate di cemento, mentre entrambe le sponde del lago restano tuttora interessate da movimenti franosi, peggiorati nel tempo. A distanza di anni, la realizzazione della strada di fondovalle confermò la fragilità dell’area: il viadotto di Bomba, costruito nonostante i timori degli abitanti, iniziò a sprofondare subito dopo il completamento a causa del terreno instabile. L’opera non entrò mai in funzione e venne abbandonata, diventando nel tempo il simbolo di un’infrastruttura concepita senza un’adeguata valutazione delle condizioni geologiche del territorio.
La decisione del governo ha riacceso la mobilitazione popolare. Il 27 dicembre 2025 si è tenuta una fiaccolata di protesta con la partecipazione di cittadini, amministratori locali, associazioni e comitati ambientalisti contrari al progetto. La manifestazione, organizzata dal comitato “Gestione partecipata del territorio”, ha messo in evidenza la contrarietà diffusa all’idea di trasformare un’area agricola e naturale in un sito industriale di estrazione e trasformazione di gas, richiamando la memoria storica dei dissesti e invocando alternative energetiche sostenibili. Le opposizioni, infatti, non si limitano a denunciare le criticità geologiche, ma propongono di inserire il lago e l’area circostante in una riserva naturale protetta come strumento di tutela ambientale a lungo termine.




