L’incursione statunitense che la scorsa notte ha portato al rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro e all’uccisione di almeno 40 persone non si è conclusa con la capitolazione del Paese e del popolo chavista. Se è vero che la risposta popolare al tentato golpe USA non è paragonabile a quella che nel 2002 fermò il colpo di stato contro l’allora presidente Hugo Chávez, è altrettanto vero che il sentimento antimperialista ha restituito, almeno per il momento, una saldatura con l’apparato istituzionale. La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodríguez di assumere ad interim la presidenza. Si aprono ora diversi scenari, che vanno dalle elezioni anticipate all’ascesa, attraverso il voto o la violenza, delle opposizioni. Non si esclude il golpe nel golpe da parte dell’apparato militare, un’ipotesi che prende quota di fronte alle minacce del presidente USA Donald Trump. Quest’ultimo ha dichiarato l’occupazione del Paese affermando che sul territorio non saranno inviati soldati americani «se la vicepresidente farà ciò che vogliamo».
Nel primo discorso alla tv di Stato dopo il rapimento di Nicolás Maduro, Delcy Rodríguez ha posto l’accento sulla mobilitazione del popolo e delle forze nazionali di fronte all’attacco statunitense. La vicepresidente ha poi citato l’eroe nazionale Simón Bolivar: «Il velo si è strappato, abbiamo già visto la luce e vogliono riportarci nelle tenebre. Le catene sono state spezzate, siamo già stati liberi e i nostri nemici vogliono nuovamente renderci schiavi. Il Venezuela non tornerà mai più ad essere una colonia».
«Qui c’è un solo presidente e si chiama Nicolás Maduro», ha detto Rodríguez, chiedendone il rilascio immediato. Anche la Corte Suprema del Venezuela, nell’ordinare a Rodríguez di assumere la presidenza ad interim, non ha dichiarato definitivamente caduto Maduro, che al momento resta in custodia negli Stati Uniti. Di fronte all’impedimento temporaneo del presidente, il suo sostituto governa fino a 90 giorni, prorogabili fino a 6 mesi dall’Assemblea Nazionale, prima delle elezioni anticipate. Se invece l’impedimento di Maduro divenisse definitivo, il tempo per organizzare il voto scenderebbe a 30 giorni.
Nel frattempo, l’opposizione guidata da María Corina Machado scalpita e preme per «una transizione sicura». Pesa però la sonora bocciatura di Donald Trump, che evidentemente non ha ancora buttato giù la perdita del premio Nobel per la Pace proprio a favore di Machado. Quest’ultima, secondo il presidente USA, «non ha il sostegno o il rispetto per guidare il Venezuela». Le prossime ore saranno cruciali per capire se le opposizioni sceglieranno la strada della violenza per imporre il proprio status quo e superare la stagione chavista.
Quest’ultimo obiettivo è chiaro nei piani dell’amministrazione Trump, che punta ad esempio a smantellare le nazionalizzazioni di Chávez a favore delle industrie private americane, soprattutto del petrolio. «Governeremo il Paese finché non saremo in grado di realizzare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa», ha detto Trump, annunciando di fatto l’occupazione del Paese. Di fronte a questo scenario non si esclude che i funzionari governativi venezuelani possano organizzare un golpe nel golpe, guidato dal ministro della Difesa Vladimir Padrino López.





Grazie, Indipendente. In queste ore sei il primo giornale a usare il termine “rapito”.
Comunque Trump è stato “onesto”: ha dichiarato apertamente che gli USA avranno un ruolo di primo piano nello sfruttamento del petrolio venezuelano. Se poi la gente non capisce…
Se uno Stato parte deferisse le azioni di Trump all’ICC, la Procura potrebbe aprire un’indagine sulla situazione venezuelana con piena giurisdizione territoriale. La via più praticabile sarebbe quella dei crimini contro l’umanità o di guerra, non del crimine di aggressione. Qualsiasi sviluppo successivo dipenderebbe dalla raccolta di prove, dal principio di complementarità e — soprattutto — dalla capacità degli Stati di eseguire eventuali mandati di arresto.
Il Giornale più diffuso del Brasile vede così l’invasione: Trump impone la forza bruta ( força ) sopra la legge in America Latina, speriamo proprio il Brasile denuci Trump e i suoi complici e inneggiatori come Meloni e Media Italiani con i loro proprietari tutti alla Corte per crimini di guerra e contro l’umanità, che così certo non si potrebbe durare dieci anni ancora.
Come Trump pensa di governare senza consenso e controllo del territorio è un’incognita. Dopo la sconfitta militare in Afghanistan li Usa potrebbero sperimentare la sconfitta tramite la società civile, perchè dopo l’aggressione per un governo futuro eguale di quale estrazione politica è più difficile fare accordi con gli Usa senza essere accusato di tradimento, di essere ricattato, ecc… Trump velocizza il decadimento dell’egemonia Usa.