Subito dopo il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro ad opera degli Stati Uniti, è iniziato il gioco di equilibrismi da parte delle cancellerie di tutto il mondo, chiamate a destreggiarsi tra (il fu) diritto internazionale e la realpolitik. Se da Cina e Russia è arrivata una condanna netta, gli alleati argentini e israeliani non hanno perso tempo per congratularsi col presidente americano Donald Trump. L’Unione europea, così come la maggior parte degli Stati membri, ha tentato di celare la soddisfazione per la caduta di Maduro con un generico invito al rispetto delle norme internazionali. A sfilarsi dal fronte della cautela è stata l’Italia, col governo Meloni che, pur non reputando «l’azione militare esterna la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari», «considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
Le conseguenze della discrezionalità nel definire attacchi alla propria sicurezza e fare ricorso all’etichetta del terrorismo sono evidenti nella storia recente, trovando proprio negli Stati Uniti un protagonista in negativo, con aggressioni sparse tra Iraq, Afghanistan e ora Venezuela. «La violazione del diritto internazionale» da parte di Washington crea in tal senso «un pericoloso precedente», come sottolinea il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunirà domani, 5 gennaio, per discutere dell’aggressione militare USA ai danni del Venezuela, che aveva fatto appello alla massima organizzazione internazionale.
Russia, Iran e Cina hanno condannato l’incursione americana. Ha fatto eco Cuba, che nel Venezuela aveva trovato un alleato decennale contro l’embargo di Washington. Sul versante opposto si sono posizionati Argentina e Israele, con elogi a Trump. Benjamin Netanyahu ha parlato di una «leadership coraggiosa e storica a favore della libertà e della giustizia», mentre Javier Milei ha commentato con un: «Viva la libertà!».
Reazioni più caute si sono registrate nel Vecchio Continente, dove si è cercato di mascherare la soddisfazione per la cattura di Maduro attraverso giri di parole e richiami generici al diritto internazionale. «Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite», ha scritto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, glissando sull’aggressione militare USA. Sulla stessa lunghezza d’onda Kaja Kallas, a capo degli affari esteri dell’UE, e diversi Paesi membri, tra cui Germania e Francia, cui ha fatto eco il Regno Unito. Se la Spagna ha fatto sapere di non riconoscere l’intervento USA in Venezuela, l’Italia lo ha legittimato, considerandolo «un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza.
Il governo Meloni conferma così il suo allineamento fideistico all’amministrazione Trump, un’entità, a quanto pare, al di sopra del diritto per Palazzo Chigi. La vicinanza italiana alla causa statunitense era emersa già durante la guerra dei dazi intrapresa da Washington e ancora prima con l’aumento delle spese militari e delle importazioni di gas liquido americano a prezzi elevati. Trump ha trovato in Europa, con l’Italia, l’equivalente dell’avamposto israeliano in Medio Oriente e argentino in America Latina. Se è chiaro però che Netanyahu tragga da Washington legittimazione e permessi per la sua condotta criminale e Milei un sostegno economico in grado di tenere in piedi le sue disastrose politiche neoliberiste, resta da scoprire cosa cerchi o abbia ottenuto il governo dei “sovranisti” in cambio della sua fedeltà a stelle e strisce.





Sbaglio o la mummia cotonata ha definito l’Italia “un importante attore sulla scena internazionale”?
Era già un’anticipazione di Zelig o cosa???
Poi si offende se la chiamano concubina di trump. Infame
Schifosa💩💩💩