All’alba di oggi si sono registrate forti esplosioni nella capitale del Venezuela, Cararacas. Secondo quanto dichiarato da Trump il presidente venezuelano Maduro sarebbe stato prelevato e lo attenderebbe un processo a New York. Forti condanne di Russia e Cina. Europa spettatrice complice, predica la “transizione democratica” ma appoggia Trump. La nostra diretta.
Ore 18:30 – Trump annuncia l’occupazione: “governeremo il Venezuela fino a che sarà il momento”
«Governeremo il Paese finché non saremo in grado di realizzare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa». Lo ha dichiarato Trump in conferenza stampa, annunciando di fatto l’occupazione del Paese. «Non possiamo correre il rischio che qualcun altro prenda il controllo del Venezuela senza avere a cuore il bene del popolo venezuelano. Ne abbiamo avuti decenni. Non permetteremo che ciò accada», ha proseguito. Trump ha anche accusato, senza fornire alcuna prova, il governo venezuelano di ospitare avversari stranieri nella regione e di acquisire armi offensive minacciose che potrebbero minacciare gli USA.
Ore 17:30 – Le condanne dei Paesi BRICS
Unanime la condanna dei paesi BRICS. Mosca ha condannato l’aggressione militare chiedendo una immediata riunione del Consiglio di Sicurezza ONU, il ministro degli Esteri Lavrov ha annunciato che «la Russia continuerà a sostenere la politica del governo bolivariano volta a proteggere gli interessi nazionali e la sovranità del Paese». Il ministero degli Esteri cinese ha espresso ferma opposizione agli «atti egemonici» americani. Condanne anche da Messico, Colombia e Brasile, con il presidente Lula che ha parlato di una «gravissima violazione della sovranità della Venezuela e del diritto internazionale». Festeggia invece il presidente argentino Milei, alleato di ferro di Trump in America Latina, complimenti a Trump anche da Israele e Ucraina.
Ore 16:00 – Trump: “decideremo chi governerà, e avremo il petrolio”
«Considereremo se sia possibile per Machado guidare il Venezuela» e «saremo fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela», lo ha dichiarato Trump in conferenza stampa, negando in un colpo solo due principi cardine del diritto internazionale, ovvero che a decidere chi governi il Venezuela debbano essere i venezuelani e che il petrolio – come ogni altra ricchezza del suolo venezuelana – appartenga al Venezuela stesso e non al governo degli Stati Uniti. Trump ha fornito qualche dettaglio sull’operazione militare, affermando che Maduro è stato arrestato in casa mentre dormiva e che un elicottero USA è stato colpito durante l’attacco, ma non ci sarebbero vittime tra i soldati americani. Trump ha aggiunto che Maduro al momento è detenuto su una nave militare USA e sarà presto trasferito a New York.
Ore 14:25 – Von der Leyen vuole “transizione pacifica” ma non condanna il golpe
Solite capriole retoriche da parte delle autorità europee. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha auspicato «una transizione pacifica e democratica», precisando che «qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite». Paradossale l’Alta rappresentante della politica estera europea, Kaja Kallas, che ha affermato che l’Europa difenda «la transizione pacifica» e invita alla «moderazione». Tuttavia la transizione è stata imposta dall’alleato statunitense con le bombe e il rapimento di un capo di Stato, particolare che da Bruxelles nessuno vuole notare.
Ore 14:10 – Gli USA vogliono processare Maduro per “narco-terrorismo”
Secondo quanto dichiarato dalla procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, il presidente venezuelano deposto dal colpo di Stato americano di questa notte, Nicolas Maduro, è già stato incriminato a New York con accuse legate a terrorismo, traffico di droga e di armi. Secondo Bondi, Maduro è stato accusato di «cospirazione per narco-terrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina e possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi». Un arsenale, questo, stando alla tesi americana, che sarebbe stato rivolto «contro gli Stati Uniti». Si prepara quindi un processo farsa, al di fuori di ogni contesto giuridico legale, contro un capo di stato straniero.
Ore 13:10 – Colombia schiera l’esercito al confine con il Venezuela
Gustavo Petro, presidente della Colombia, ha annunciato in un post sul social X il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con il Venezuela. «Se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale di cui disponiamo nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati», ha scritto, aggiungendo che «l’ambasciata della Colombia in Venezuela è attiva per le chiamate di assistenza dei colombiani in Venezuela». Petro ha inoltre chiesto una riunione urgente dell’ONU per «stabilire la legalità internazionale dell’aggressione contro il Venezuela».
Ore 12:05 – Russia, Iran e Cuba condannano l’attacco
La Russia ha condannato duramente l’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela, definendolo un’«aggressione armata» che suscita «profonda preoccupazione». Sulla stessa linea l’Iran, che ha denunciato una «violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Venezuela», accusando Washington di un’«aggressione illegale» e ribadendo il sostegno al governo di Caracas. Anche Cuba si è schierata con il Venezuela: il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha parlato di «attacco criminale» e ha chiesto una reazione urgente della comunità internazionale. Più cauta la Spagna, che ha lanciato un appello alla de-escalation, offrendo la propria mediazione per una soluzione pacifica.
Ore 11:10 – Trump: “Maduro è stato catturato”
«Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato insieme alla moglie e portato fuori dal Paese. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi», lo ha scritto il presidente Trump, annunciando ulteriori dettagli in una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 statunitensi (le 17 italiane)
Ore 10:20 – L’attacco dopo mesi di escalation cercata da Trump
Dal reinsediamento di Donald Trump alla Casa Bianca (gennaio 2025), Washington ha rimesso il Venezuela al centro di una strategia di massima pressione, descrivendo il governo Maduro come parte di un ecosistema “narco-terrorista” e intrecciando sanzioni, operazioni militari e interdizioni marittime. Da inizio settembre 2025 l’escalation si è vista soprattutto in mare: gli USA hanno condotto tra 30 e 35 attacchi contro imbarcazioni venezuelane, con un bilancio che va da almeno 107 a 115 morti complessivi. I primi episodi rivendicati pubblicamente risalgono al 2 settembre, ma i raid si sono poi moltiplicati e ampliati di raggio. In parallelo, a dicembre, Trump ha ordinato il sequestro di petroliere venezuelane. Il salto più netto è arrivato a fine dicembre 2025, quando media e agenzie hanno riportato un attacco con droni attribuito alla CIA contro un porto in Venezuela. Trump ha ripetutamente dichiarato che le operazioni sono contro il narcotraffico, tuttavia non una prova è stata riportata a sostegno della tesi che Maduro sia a capo di una rete dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Gli attacchi statunitensi verso il Venezuela sono stati condotti al di fuori di ongi cornice di diritto internazionale.
Ore 9:45 – Maduro dichiara lo stato di emergenza
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale. Questo il comunicato pubblicato dal governo del Venezuela:
«L’obiettivo di questo attacco non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare petrolio e minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono fermi nel difendere la propria sovranità e il diritto inalienabile a determinare il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma di governo repubblicana e forzare un “cambio di regime”, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà, proprio come tutti i tentativi precedenti.
Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e sconfitto imperi. Quando le potenze straniere bombardarono le nostre coste nel 1902, il presidente Cipriano Castro proclamò: “Il piede insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria”. Oggi, con lo spirito di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si solleva ancora una volta per difendere la propria indipendenza dall’aggressione imperialista.
Persone per le strade
Il Governo Bolivariano invita tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare piani di mobilitazione e a condannare questo attacco imperialista. Il popolo venezuelano e le sue Forze Armate Nazionali Bolivariane, in perfetta unità popolare-militare-poliziesca, sono schierati per garantire la sovranità e la pace. Contemporaneamente, la Diplomazia Bolivariana di Pace solleverà le relative denunce presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale di tale organizzazione, la CELAC e il Movimento dei Paesi Non Allineati, chiedendo la condanna e la responsabilità del governo degli Stati Uniti.
Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto che tutti i piani di difesa nazionale vengano attuati al momento opportuno e nelle circostanze appropriate, nel rigoroso rispetto delle disposizioni della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, della Legge Organica sugli Stati di Eccezione e della Legge Organica sulla Sicurezza Nazionale.
A questo proposito, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l’attuazione del Decreto che dichiara lo stato di emergenza esterna su tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l’immediata transizione alla lotta armata. L’intero Paese deve mobilitarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista. Ha inoltre ordinato l’immediato dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organismi di Governo per la Difesa Integrale in tutti gli stati e i comuni del Paese».
Ore 9:30 – Gli obiettivi colpiti
Sono almeno sette le esplosioni che si sono registrate a Caracas, capitale del Venezuela. Iniziate alle ore 2:30 locali (le 7:30 italiane). Le informazioni sono ancora scarne, giornalisti locali riferiscono che sono state colpite alcune basi militari. Sarebbe stata colpita anche casa del ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, di cui non si conoscono le condizioni. Immagini via social testimoniano centinaia di persone che si sono riversate in strada fuggendo dalle case. «La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e dichiara alla comunità internazionale la flagrante aggressione militare commessa dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione del Venezuela nelle aree civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, nonchè negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira», si legge in una dichiarazione pubblicata sul canale Telegram del ministro degli Esteri venezuelano Ivan Gil.





Ovviamente la ICC dovrebbe intervenire immediatamente anche in questo caso, aprendo un’indagine per i civili uccisi in Venezuela, che è uno Stato membro della Corte. Ma non succederà: la ICC è diventata una macchina selettiva e poco indipendente, rapidissima quando si tratta di processare leader africani — da Lubanga e Ntaganda (RDC) a Kony (Uganda) fino al mandato contro Al-Bashir (Sudan) — e improvvisamente esitante quando gli accusati appartengono a potenze occidentali. È la solita giustizia “universale” a geometria variabile: duro rigore per i Paesi deboli, cautela e silenzio quando entrano in gioco gli Stati forti. Un doppio standard ormai evidente, applicato da burocrati più interessati a proteggere le proprie carriere che a difendere un principio di legalità davvero uguale per tutti.
Concordo👍🏿
É così