domenica 31 Agosto 2025

La protesta per Gaza invade Genova e Venezia mentre sta per salpare la Freedom Flotilla

In cinquantamila hanno salutato ieri a Genova la partenza della Global Sumud Flotilla, la più grande iniziativa umanitaria organizzata finora per rompere l’assedio israeliano su Gaza.  La solidarietà dei cittadini è stata senza precedenti: l’obiettivo era raccogliere 40 tonnellate di aiuti umanitari da portare nella Striscia di Gaza. Si è invece arrivati a quota 300 in pochi giorni. Mentre a Genova una fiaccolata senza fine si snodava per le vie della città, cinquemila persone accorse da tutto il Nord Est si davano appuntamento a Venezia per chiedere la fine del genocidio del popolo palestinese e denunciare le complicità internazionali verso Israele. Non a caso la meta scelta dal corteo veneziano è stata il Lido, sede della Mostra del Cinema, i cui protagonisti hanno mantenuto una posizione ambigua sulla causa palestinese. A fare da contraltare è stato il collettivo Venice4Palestine, che ha riunito attori, produttori e registi disposti a vivere il festival in modo critico, sfruttando la propria posizione per denunciare i crimini israeliani.

Una fiaccolata chilometrica ha attraversato Genova, passando per la sopraelevata fino al Porto Antico. Cinquantamila persone hanno accompagnato l’avvio della Global Sumud Flotilla: decine di imbarcazioni con a bordo «persone comuni (organizzatori, operatori umanitari, medici, artisti, sacerdoti, avvocati e marinai), che credono nella dignità umana e nel potere dell’azione non violenta», tenteranno di rompere l’assedio israeliano su Gaza via mare. Aprire un corridoio umanitario e porre fine al genocidio in corso del popolo palestinese sono le bussole di questa missione internazionale, che da Genova ha visto salpare oggi quattro barche a vela, in direzione Sicilia. «In una città medaglia d’oro per la Resistenza, si aiuta gli altri a resistere», ha detto ieri sera la sindaca di Genova Silvia Salis, sul palco allestito nel Porto Antico. Qui ha poi preso la parola il Collettivo di lavoratori Portuali (CALP) che, dopo aver bloccato a suon di scioperi e presidi diversi carichi di armi diretti a Israele, ha deciso di far parte dell’equipaggio dell’iniziativa umanitaria, avvertendo: «non appena perderemo il contatto con i nostri compagni sulle barche bloccheremo tutto».

Il 4 settembre, in Sicilia, le barche a vela salpate da Genova si incontreranno con le imbarcazioni in partenza oggi dalla Spagna, dal porto di Barcellona. Giungeranno navi anche dalla Tunisia e tutte insieme si dirigeranno verso la Striscia di Gaza. «Dopo 22 mesi di genocidio, l’aspettativa di vita alla nascita nell’enclave assediata è diminuita di 35 anni. Ecco perché stiamo navigando per Gaza: per rompere l’assedio», ha dichiarato Melanie Schweizer, membro del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla. Schweizer ha sottolineato la natura lecita della missione, ai sensi del diritto internazionale e in particolare del diritto del mare. Nonostante ciò, i timori sono alti, vista la repressione con cui Israele ha storicamente bloccato iniziative simili. Nel 2010 una nave della Freedom Flotilla — una delle tre sigle che oggi dà vita alla Global Sumud Flotilla, insieme a Global March to Gaza e Sumud Convoy — venne attaccata dall’esercito israeliano, che uccise 10 membri dell’equipaggio. Quest’anno la Freedom Flotilla ha tentato nuovamente la strada marittima, mentre la Global March to Gaza e il Sumud Convoy quella terrestre. Tutte e tre hanno però trovato la repressione, di fronte alla quale hanno deciso di unire le forze e mettere in piedi un’unica grande flotta pacifica per fermare il genocidio in Palestina.

La Global Sumud Flotilla è stata salutata anche da Venezia, a 400 km da Genova, durante un collegamento avvenuto alla fine del corteo che ha soltanto sfiorato i luoghi della Mostra, presidiati da un imponente schieramento delle forze dell’ordine. «Le voci sono unite per dire stop al genocidio e per denunciare le complicità internazionali», dice Martina Vergnano, portavoce del comitato Venice4Palestine che ha chiesto alla Biennale di prendere una posizione contro Israele e di escludere dall’evento Gal Gadot e Gerard Butler, due attori israeliani accusati di supportare attivamente l’esercito nel conflitto in corso a Gaza.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale. Ha vinto il concorso giovanile Marudo X: i buoni perché della politica.

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