sabato 30 Agosto 2025

Israele all’assalto di Gaza City: UE muta, Trump sanziona l’Autorità Palestinese

L’esercito israeliano ha annunciato ufficialmente l’inizio delle operazioni militari a Gaza City: da ieri, venerdì 29 agosto, forti esplosioni si registrano all’interno della città, dichiarata ora «zona di combattimento». L’obiettivo dell’esercito israeliano è sfollare circa un milione di palestinesi e spingerli verso il sud della Striscia. Questa mattina, esplosioni sono state registrate nel quartiere meridionale di Sabra, oltre che nell’area di Abu Iskandar. Nel frattempo, mentre gli USA negano a membri dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dell’Autorità Palestinese (AP) il permesso per viaggiare a New York per poter presenziare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel corso della quale diversi Stati dovrebbero annunciare il riconoscimento dello Stato di Palestina, qualcosa nel mondo si muove: ieri, la Turchia ha infatti annunciato di aver tagliato i rapporti economici e commerciali con Israele, oltre che aver chiuso a Tel Aviv il suo spazio aereo. Questa domenica, inoltre, si accinge a partire dal porto di Genova la Global Sumud Flotilla, l’iniziativa della società civile che intende rompere l’assedio di Gaza con decine di navi cariche di aiuti umanitari. Intanto, le morti nella Striscia hanno superato le 63 mila, con decine di persone – soprattutto bambini – uccisi dalla carestia dilagante provocata da Israele.

Ad annunciare l’inizio ufficiale delle operazioni a Gaza City è il portavoce dell’esercito israeliano (IDF) per i media arabi, Avichay Adraee: «Abbiamo avviato le operazioni preliminari e le fasi iniziali dell’attacco a Gaza City e attualmente stiamo operando con grande intensità alla periferia della città. Intensificheremo i nostri attacchi e non esiteremo finché non avremo restituito tutti i soldati rapiti e Hamas non sarà smantellata militarmente e governativamente», ha dichiarato. Il piano, annunciato dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, prevede, nelle parole dello stesso ministro, di «aprire le porte dell’inferno» sui palestinesi, fino a che non «accetteranno le condizioni poste da Israele per porre fine alla guerra», inclusa la liberazione di tutti gli ostaggi e il disarmo. Tuttavia, secondo quando dichiarato dal portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Stato mediatore nei colloqui di pace tra le parti, Hamas ha accettato la scorsa settimana una proposta di cessate il fuoco le cui condizioni sono pressochè identiche a quelle già accettate da Israele nei mesi precedenti. Da Tel Aviv, tuttavia, non è ancora arrivata alcuna risposta in merito.

Nel frattempo, il segretario di Stato USA Marco Rubio ha disposto la revoca dei visti per membri dell’OLP e dell’AP (incluso il presidente, Mahmoud Abbas) al fine esplicito di impedirne la partecipazione alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. «È nell’interesse della nostra sicurezza nazionale ritenere l’OLP e l’AP responsabili del mancato rispetto dei loro impegni e di aver compromesso le prospettive di pace», riporta il Dipartimento di Stato americano. In particolare, l’amministrazione ha chiesto che i due gruppi condannino il terrorismo e l’attacco del 7 ottobre. L’AP deve inoltre «porre fine ai suoi tentativi di aggirare i negoziati attraverso campagne di guerra legale internazionale, compresi i ricorsi alla Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazionale di Giustizia, e gli sforzi per ottenere il riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese ipotetico». Pur non essendo membri e non riconoscendone l’autorità (salvo applaudirne l’operato in alcune occasioni, quali l’emissione del mandato di arresto internazionale contro il presidente russo Putin), gli Stati Uniti stanno infatti conducendo una feroce campagna contro i giudici della Corte Penale Internazionale (CPI), sanzionandoli per via delle azioni legali intraprese contro membri del governo israeliano.

Dal canto suo, l’Unione Europea ha preferito non esporsi troppo in merito alla nuova fase dell’offensiva israeliana. Oggi, i ministri degli Esteri dell’Unione si incontreranno in Danimarca per discutere una prima, timida iniziativa contro il genocidio commesso da Israele, ovvero la sospensione dei finanziamenti alle startup israeliane – proposta già avanzata da alcune settimane, ma sulla quale non è stata ancora raggiunta la maggioranza di voti necessaria a renderla effettiva. L’Alta rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Kaja Kallas, si è detta scettica in merito al raggiungimento di un accordo oggi.

Tuttavia, mentre a due anni dall’inizio del genocidio gli Stati europei ancora non riescono a prendere una posizione netta se non a parole, qualcosa nel mondo si muove. Ieri, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha annunciato la cessione, da parte della Turchia, di tutti i rapporti commerciali con Israele, oltre che la chiusura dei porti e la restrizione dello spazio aereo ai mezzi che provengono da Tel Aviv. E domenica 31 agosto, da Genova, la Global Sumud Flotilla salperà alla volta di Gaza: a bordo di decine di mezzi carichi di aiuti umanitari, la popolazione civile proverà a rompere l’assedio per dimostrare, ancora una volta, che la cecità dei governi non la riguarda.

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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